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Memoria, impegno e responsabilità: così rendiamo onore ai caduti della strage di Pizzolungo

Nelle parole di Margherita Asta, Carlo Palermo e Don Ciotti la "via da seguire"
di Aaron Pettinari - Video e Foto

Trentaquattro anni sono passati da quella tragica mattina del 2 aprile 1985. Trentaquattro anni in cui la richiesta di verità e giustizia non si è mai sopita di fronte a quei corpi, fatti saltare in aria, di Barbara Rizzo e dei due gemellini, Giuseppe e Salvatore Asta. Trentaquattro anni in cui loro sorella, Margherita, ha continuato a chiedersi il perché di quella strage. Infatti le sentenze che hanno condannato i mandanti Totò Riina e Vincenzo Virga, il capo della cupola siciliana e il boss capo mafia del mandamento di Trapani, e come esecutori Nino Madonia e Balduccio Di Maggio, eseguiti tra mille difficoltà, non hanno fatto piena luce sul movente.
Anche per cercare di rispondere ai tanti interrogativi in questi mesi si è aperto un nuovo processo che vede imputato a Caltanissetta il capomafia palermitano dell’Acquasanta Vincenzo Galatolo.



In questo giorno di ricordo Margherita Asta guarda con fiducia a questo nuovo procedimento: "Siamo ormai prossimi a questo processo che può essere una chiave di svolta per una lettura diversa su quello che ha portato alla morte di ma madre e dei miei fratelli in quell'attentato che doveva portare alla morte del giudice Carlo Palermo. Verrà scritta un'altra pagina di storia, un altro segmento che si unisce per comprendere la verità e perché è successo quello che è successo il 2 aprile del 1985. Questo processo lo vivo per questo con entusiasmo perché prima o poi verrà scritta la verità". In attesa dell'inizio della commemorazione, introdotto dall'inno nazionale, il luogo della strage è un susseguirsi di sguardi, abbracci sinceri e anche commozione, come quella che trovi nel volto di Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto Antonino ucciso assieme alla moglie Ida il 5 agosto 1989. Un padre che porta il peso dell'assenza di verità e giustizia anche per sua moglie Augusta, deceduta lo scorso 28 febbraio.



Accanto alla famiglia Asta e Rizzo oggi si sono stretti tanti ragazzi provenienti da diverse scuole, i sindaci, autorità civili e militari del territorio, membri della società civile, Don Luigi Ciotti e Carlo Palermo, all'epoca sostituto procuratore, che oggi pomeriggio presenterà il suo libro, "La Bestia", nell'ambito della rassegna "Non ti scordar di me". "Non è vero che chi ordinò la strage - ha detto con forza Palermo - non colpì il bersaglio: sono rimasto vivo ma a 37 anni la mia attività di magistrato è stata fermata e con essa anche le indagini. Ci ho messo 33 anni per comprendere cosa è accaduto, per rendermi conto che sotto la luce di quel fatto che si accese con la bomba della strage di Pizzolungo vi era la possibilità di intravedere fatti che non riguardano solo Trapani o questo territorio ma anche altri magistrati che assieme a me, all'epoca, indagavano sugli stessi traffici e commerci dei poteri occulti che ancora oggi sono protetti da segreti di Stato. Alla mafia, in questi anni, è stato addebitato di tutto anche quello che non ha fatto. Ora è il momento che si legga tutto daccapo".


Di memoria, responsabilità e impegno ha parlato don Luigi Ciotti. Il Fondatore di Libera ha scosso le coscienze dei presenti: "La nostra deve essere una memoria viva che si traduca in responsabilità e impegno. Il cambiamento che desideriamo ha bisogno di ciascuno di noi. Dobbiamo ringraziare Margherita per averci donato, in questi anni, l'occasione di riflettere, a partire da una vicenda per lei certamente dolorosa, sulla necessità di lavorare tutti per costruire una società migliore. Facciamo memoria collettiva in questo luogo che ha un significato concreto ma anche simbolico e a partire dal quale dobbiamo definire le nostre scelte. Il problema non sono i mafiosi o i corrotti, il problema siamo noi cittadini. Possibile che da 163 anni noi parliamo di mafia? Loro sono morti, noi dobbiamo essere più vivi, più responsabili. Giuseppe, Salvatore e Barbara vivono e devono vivere con il nostro impegno e la nostra responsabilità. Con continuità".



Don Ciotti ha poi puntato il dito contro il sistema criminale ricordando con forza che "non tutto ciò che avviene di illegale è mafia: c'è questa pericolosa commistione tra legale e illegale, segmenti della massoneria, chiamatela come volete, deviata o occulta. E' in questa terra ed è presente e si respira; ma non solo qui. Imprenditori che sono stati abbracciati dentro questi contesti, segmenti politici, funzionari pubblici. Questa famosa area grigia che rappresenta quella commistione legale-illegale". Aspetti che non si possono tacere e che non possono essere messi in secondo piano. Così come non si può restare in silenzio quando accadono episodi gravi, come le parole di chi ha parlato di "fastidio" per le sirene dei carabinieri impegnate negli arresti durante l'operazione Scrigno. "Se si pensa a questo sembra davvero che si dimentica il senso delle morti che abbiamo visto - ha denunciato Margherita Asta - Un tempo davano fastidio le sirene del giudice Carlo Palermo ed oggi danno fastidio le sirene dei carabinieri. Se accade oggi ancora questo vuol dire che è importante ricordare e fare memoria. E dobbiamo metterci insieme per sconfiggere questo sistema criminale mafioso che era presente nel 1985 ed ancora oggi così come è dimostrato anche dai fatti recenti di cronaca".

Foto © Rino Graziano/ACFB

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