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Mafia e non solo, a Buenos Aires inizia il seminario italo-argentino

di Giorgio Bongiovanni e Jean Georges Almendras - Foto/Video
Ieri l'inaugurazione con il Presidente argentino Macri. Oggi gli interventi di de Raho e Di Matteo

Ieri pomeriggio, presso il Centro Culturale Kirchner, è stato inaugurato il primo seminario Antimafia italo-argentino, che metterà a confronto magistrati, politici e addetti ai lavori sul fenomeno delle mafie nei due paesi. Il discorso di introduzione è stato fatto dal Presidente della Repubblica Argentina, Mauricio Macri che ha evidenziato la necessità dell'impegno di governo contro certi fenomeni. "Per molti anni, noi argentini abbiamo dovuto rassegnarci a vivere con le mafie di tutti i tipi, come il traffico di droga, la tratta di esseri umani, il contrabbando, le "barras bravas" (i gruppi violenti nel tifo organizzato in Argentina, ndr) e il sovrapprezzo del lavoro pubblico, le mafie che si erano insediate e cresciute nel nostro paese a livelli allarmanti - ha detto il Presidente - Ma oggi la società sta attraversando "un cambiamento richiesto dagli argentini e che richiede la fine delle menzogne, della corruzione e soprattutto delle mafie, sia all'interno che all'esterno dello Stato". In questo senso, ha avvertito ancora Macri, che questo compito "è forse il più difficile, ma la decisione è chiara, come squadra e insieme agli argentini, abbiamo deciso di affrontarli e vincere".



Oggi, all'evento organizzato dalla Camera dei Deputati della Repubblica Argentina in collaborazione con il Ministero della Sicurezza, il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani, il Ministero delle Relazioni Esterne e del Culto, il Ministero Pubblico Fiscale, il Governo della Provincia di Buenos Aires e il Governo della Città Autonoma di Buenos Aires, parteciperanno, tra gli altri, anche il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, ed il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo (interverrà alle ore 14 argentine). De Raho ha da poco iniziato il suo discorso ma già ieri, durante l'inaugurazione, ha evidenziato l'importanza della cooperazione tra l'Italia e l'Argentina sottolineando come proprio la Direzione Nazionale antimafia possa offrire un contributo notevole ai magistrati argentini per combattere certi fenomeni tenuto conto che la mafia italiana è la più potente e conosciuta nel mondo.
Questa mattina abbiamo raggiunto il sostituto procuratore nazionale antimafia, Antonino Di Matteo, che ha espresso le sue prime impressioni sulla tre giorni di seminario.

de raho sem antimafia

Cosa ne pensa di questo evento?
Io credo che sia sempre positivo cercare di esportare l’esperienza italiana, in materia di contrasto alle mafie, nel resto del Mondo. In Italia abbiamo la mafia più potente e più pericolosa che ha ucciso decine di magistrati, politici e forze dell’ordine. Nel tempo, però abbiamo maturato una capacità di reazione che il mondo ci invidia. Noi dobbiamo far capire al resto del Mondo e al Sud America, come in questo caso l’Argentina, quanto sia importante dotarsi di una legislazione efficace, che preveda un reato simile a quello del nostro 416bis. Legge che disponga la confisca e il sequestro dei beni ai mafiosi, una legislazione di favore per i collaboratori di giustizia e uno strumento detentivo differenziato dal comune per i mafiosi. Per questo noi della procura nazionale antimafia abbiamo accettato con piacere questo incontro. Noi dobbiamo parlare dell’esperienza Italiana perché può essere una guida per i Paesi che volessero combattere le mafie. Questa oggi è un esigenza che dovrebbero sentire tutti, in quanto le mafie costituiscono un cancro a livello internazionale. Per la democrazia e libertà per milioni di cittadini.

di matteo almendras bongiovanni

Qual è la sua visione dall’Italia all’Argentina?

Io non conosco bene la realtà del Paese che ci ospita, so soltanto che quando viene chiesto a magistrati italiani di condividere le loro esperienze in materia di contrasto alle mafie, già è un fatto positivo. Questo contribuisce a diffondere la consapevolezza della gravità del problema e a diffondere qualche possibile rimedio non soltanto a livello legislativo e giudiziario, ma anche a livello di polizia.


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