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Stragi '92, Rosario Naimo sentito al processo contro Messina Denaro

messina denaro matteo storia identikitdi Aaron Pettinari
"Dopo l'arresto di Riina mi chiesero di agganciare Servizi segreti americani per la Sicilia autonoma"

"Dopo che arrestarono Totò Riina vidi Messina Denaro, feci questo appuntamento in una casa che era di un certo Antonino Messina. Arrivarono Sinacori e Matteo Messina Denaro. Quando Sinacori si allontana Messina Denaro mi dice: 'Senta Saruzzo, c'ho un abbraccio da parte di Luchino (Leoluca Bagarella, ndr) che ti saluta e mi ha detto di dirti una cosa nel caso tu possa dare una mano e aiutare'. Mi spiegò che in quel momento avevano degli agganci politici e delle cose per le mani, che si poteva creare una cosa buona per tutti noi. Un partito che potrebbe fare diventare la Sicilia autonoma, e far separare la Sicilia. Disse 'abbiamo agganci ma ci vorrebbe un aiutino dell'America'". A parlare è il collaboratore di giustizia Rosario Naimo, sentito martedì scorso nel processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Caltanissetta (presieduta da Roberta Serio) contro il super latitante Matteo Messina Denaro, accusato di essere stato tra i mandanti per le stragi del 1992.
Naimo non è un pentito qualunque. E' stato considerato un “re del narcotraffico”, tanto che il capo di Cosa Nostra Totò Riina di lui diceva che “era più potente del presidente degli Stati Uniti”. Il 27 ottobre 2010 è stato arrestato a Palermo dalla Guardia di Finanza. Lui stesso ha raccontato di essersi voluto consegnare dopo diversi anni nei quali non si riconosceva più in quella Cosa Nostra che l’aveva visto affiliarsi negli anni ’60. Subito dopo è iniziato il suo percorso di collaborazione con la giustizia.
Il pentito, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Gabriele Paci, ha poi proseguito: "All'inizio pensavo si riferisse a Cosa nostra, poi mi dice se avevo le conoscenze con i politici, i servizi segreti, di presentare quello che intendevano fare 'se possono darci una mano'". Naimo ha asserito di non aver mai avuto questo tipo di rapporti e che quella voce si era sparsa per errore in Cosa nostra. A suo dire quella convinzione era data dal fatto che "negli anni Settanta era sparita in un treno della documentazione top secret di un treno e tra questi documenti c'era anche un plico di documentazione che apparteneva a me. Mi indagarono anche e volevano espellere dall'America. In seguito io sistema queste cose. Ed avevo un avvocato che diceva di essere stato dei Servizi segreti. Io queste cose le avevo raccontate e per questo c'era questa voce che girava".
Certo è che quella non era la prima volta che Naimo aveva incontrato Messina Denaro. Infatti, tra settembre ed ottobre del 1992. "Mi trovavo a Mazara del Vallo per la latitanza. Mi venne a trovare Riina per salutarmi e mi presentò questo Messina Denaro di cui già avevo sentito parlare bene. 'Saruzzo voglio che conosci, prima che vai via, a mio figlioccio. Per me è come un figlio e voglio che vi incontrate, non si sà mai nella vita. Voglio che state vicino che vi conoscete e state in contatto'". In base a quanto detto oggi in aula dal collaboratore di giustizia in quell'incontro si sarebbe anche parlato di un affare di diamanti dal Sud America.
Al processo trattativa Stato-Mafia Naimo aveva anche detto che Riina, in un incontro a Mazara del Vallo, gli disse di parlare con il medico Antonino Cinà. "Fagli togliere di testa il fatto dell’America - avrebbe detto il Capo dei Capi - perché lui ha molte responsabilità. Stiamo cercando di ottenere qualcosa, qualche privilegio per i disgraziati che stanno in carcere, se va via lui siamo rovinati”. Di questo però oggi non ha parlato nella deposizione davanti alla Corte d'assise nissena, e il tema non è neanche stato affrontato.
Diversamente Naimo ha in parte sminuito il proprio ruolo all'interno di Cosa nostra, anche se a fare da contraltare vi era una latitanza gestita dal Gotha di Cosa nostra (Giovanni Battista Ferrante, Salvatore Biondino, La Barbera, Biondo, ed anche Messina Denaro) come se tutto fosse frutto solo di un "affetto" di Riina per la sua persona.
"Lui mi voleva veramente bene - ha detto - aveva fiducia in me. Ed io er una pedina importante in America. Di me si fidava ciecamente al punto di dire in Commissione 'Guardate che in America abbiamo a Saruzzo, ora se qualche altro di voi ha altri che se li tenga pure. Ma sappiate che io c'ho a Saruzzo, che c'ha un assegno in bianco mio'. Lui in me trovava onestà e in America con me faceva sempre bella figura".
Rispondendo ad una domanda del pm Naimo ha anche parlato di Arnaldo La Barbera, ex capo della Squadra Mobile. "In Cosa nostra ne sentivo parlare bene. Come uno che aiutava. Poi a volte ne sentivo parlare male. Ma sentivo più cose buone, nel senso che ci si poteva parlare". Alla domanda su chi, in Cosa nostra, parlava bene dell'ex Questore Naimo ha detto di non ricordare, facendo una promessa: "Dovrei fare mente locale. Andare indietro con i ricordi. Se mi verrà in mente vi informerò tramite il mi avvocato".

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