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Polizia giudiziaria, cade l'obbligo di riferire a superiori le notizie di reato

corte costituzionale c imagoeconomicadi AMDuemila
Secondo la Corte Costituzionale "lede le prerogative dei pm"

Agenti e ufficiali di polizia giudiziaria non sono più tenuti a riferire ai propri vertici, in via gerarchica, le notizie di reato inoltrate all'autorità giudiziaria. A stabilirlo è la Corte Costituzionale che ha cancellato l'obbligo che era stato introdotto a sorpresa dal governo Renzi nel decreto con cui nel 2016 la Forestale venne accorpata all'Arma dei carabinieri. Una norma che era stata inserita mentre alle cronache era balzata in testa l'inchiesta Consip tra fughe di notizie e dubbi su prove manipolate.
L’articolo 18, comma 5, recitava: “Entro il 1 gennaio 2017 (…) il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale”. Di fatto, dunque, i capi di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza dovevano essere informati delle indagini che si svolgevano in tutta Italia. E a loro volta potevano informare i ministri da cui dipendono, quello dell’Interno, della Difesa e dell’Economia.
Diverse le preoccupazioni che furono espresse da diversi procuratori ed anche dai vertici della magistratura al Csm e non erano mancate anche tensioni tra il Palazzo dei marescialli e il capo della polizia Franco Gabrielli.
Il Csm aveva sollevato il problema del rischio di "interferenze" nelle indagini dei magistrati con la trasmissione di notizie sulle inchieste a "soggetti che non rivestono la qualifica di polizia giudiziaria e che, per la loro posizione apicale, vedono particolarmente stretto il rapporto di dipendenza organica dalle articolazioni del potere esecutivo". Un passaggio, quest'ultimo, che fece sentire "offeso" Gabrielli, "come se il sottoscritto - disse in un'intervista - e i vertici delle forze dell'ordine non avessero giurato fedeltà alla Costituzione, ma alla maggioranza di governo del momento”. Adesso però la Consulta è intervenuta stabilendo che quel vincolo lede le prerogative costituzionali del pubblico ministero, che in base all'articolo 109 della Costituzione, "dispone direttamente della polizia giudiziaria".
Una "sentenza storica" ha commentato soddisfatto il procuratore di Bari Giuseppe Volpe, che si è visto così accogliere dalla Consulta il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato che lui stesso aveva sollevato. Volpe era stato l'unico tra i capi delle procure a ricorrere alla Consulta e ieri ha parlato di un "grandioso successo" perché si è sventato il rischio concreto di "fughe di notizie legittimate". "Notizie riservate potevano arrivare dove non dovevano con il rischio di compromissione delle indagini", ha spiegato Volpe, evidenziando che la legge rischiava di "compromettere il segreto istruttorio e la stessa obbligatorietà dell'azione penale". E questo perché imponeva l'obbligo per la polizia giudiziaria di riferire ai superiori, cioè "anche a organi che non sono di pg, fino ai vertici nazionali che sono di nomina politica, in dipendenza diretta dal Governo".

Foto © Imagoeconomica

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