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Depistaggio Borsellino: oggi l'udienza preliminare per 3 poliziotti

via damelio c imagoeconomicadi AMDuemila - Video e Foto
Familiari ammessi come parti civili. Si prosegue il 28 settembre. All'esterno sit-in a sostegno di Salvo Palazzolo

Questa mattina, presso il Tribunale di Caltanissetta, si sta celebrando l'udienza preliminare a carico di Fabrizio Mattei ex ispettore di polizia ora in pensione, Mario Bo, ex funzionario o oggi dirigente della polizia a Gorizia, e Michele Ribaudo, agente di polizia, che nel '92 dopo le stragi di Capaci e via d'Amelio fecero parte del cosiddetto gruppo investigativo "Falcone Borsellino" come stretti collaboratori di Arnaldo La Barbera (morto nel 2002), considerato l'ispiratore del depistaggio sulle indagini della strage di via d'Amelio, dove nel '92 furono assassinati il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. I poliziotti sono tutti accusati di concorso in calunnia per avere creato ad arte il falso pentito Vincenzo Scarantino. A chiedere il rinvio a giudizio al Gip, Graziella Luparello, è la Procura di Caltanissetta. Accolta la richiesta di costituirsi come parti civile da parte dei figli di Paolo Borsellino, Fiammetta, presente a Caltanissetta, Manfredi e Lucia, ma anche del fratello del magistrato, Salvatore, e dei figli di Adele, l'altra sorella; anche alcuni dei soggetti che erano stati accusati e condannati ingiustamente della strage di via d'Amelio hanno avanzato la richiesta di costituirsi parte civile: Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto e Natale Gambino. Tramite i loro legali hanno anche citato in giudizio come responsabile civile la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell'Interno: a loro chiedono un risarcimento di 50 milioni di euro.
Agli atti dell'inchiesta, condotta dal sostituto Stefano Luciani e dall'aggiunto Gabriele Paci, ci sono gli appunti che il poliziotto Mattei passava al falso pentito Scarantino per suggerire le dichiarazioni da rendere. Secondo Mattei, erano pro memoria, mentre per la Procura veri e propri suggerimenti. Gli appunti sono stati consegnati dallo stesso Scarantino ai magistrati. Presente in udienza Fiammetta Borsellino che in una pausa dell'udienza preliminare si è avvicinata a due dei tre imputati accusati dalla Procura di concorso in calunnia Fabrizio Mattei e Mario Bo, ex funzionario o oggi dirigente della polizia a Gorizia. Tra Fiammetta e i due c'è stato un dialogo. "Ai due poliziotti ho chiesto di dare un contributo di onestà considerata l'evidenza delle loro posizioni e che sono stati sicuramente dei protagonisti fondamentali di questa amara vicenda" ha spiegato poi la stessa figlia del giudice. Quindi ha aggiunto: "In questa storia ognuno di noi c'è dentro fino al collo e quindi l'auspicio è poter dare un contributo di onestà per spiegare veramente cosa cosa è successo, quale era il clima, da chi probabilmente hanno ricevuto gli ordini".


Durante il suo intervento il pm Stefano Luciano ha chiesto per i tre poliziotti, accusati di concorso in calunnia per avere creato il falso pentito Vincenzo Scarantino, l'applicazione del comma 1 dell'art.416 bis che riconosce a chi ha agito dall'esterno l'aggravante di avere favorito la mafia ma una decisione verrà presa prossimamente con l'udienza che è stata aggiornata al 28 settembre, alle 9.30.
In Tribunale è arrivato anche il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, che ha aperto una istruttoria dell'organismo parlamentare sul cosiddetto depistaggio.
"Sono qui per un atto di dovuta testimonianza - ha detto Fava - Sul depistaggio per la strage di via d'Amelio, che oggi conosce dopo 26 anni la prima pagina giudiziaria. La Commissione antimafia ha aperto una propria indagine e daremo il nostro contributo per contribuire a restituire verità sui fatti, sui silenzi, sulle responsabilità che abbiamo collezionato per oltre un quarto di secolo”. Il presidente Fava ha anche partecipato al sit-in che si è tenuto fuori dal tribunale in solidarietà al giornalista Salvo Palazzolo cui, nei giorni scorsi, sono stati sequestrati telefoni, pc e altro materiale a causa di alcuni articoli scritti proprio sul depistaggio relativo alla strage di via d’Amelio.
Al sit-in è intervenuto anche Roberto Ginex, segretario regionale dell'Assostampa siciliana (presente assieme a Roberto Leone) che ha commentato: "Libertà di stampa significa garanzia di tutti e il diritto di cronaca non si perquisisce, per queste ragioni abbiamo deciso di venire oggi davanti al Tribunale di Caltanissetta per stare accanto al collega Salvo Palazzolo, in concomitanza con l'udienza preliminare del processo a carico di tre poliziotti per il depistaggio sulla strage di via d'Amelio". "Non è possibile mettere a rischio il lavoro dei giornalisti, la tutela delle loro fonti e il segreto professionale - ha aggiunto Ginex - in questo modo si impedisce ai cronisti di svolgere il loro mestiere liberamente. Noi giornalisti ci mobilitiamo in difesa del diritto-dovere di informare i cittadini e siamo con Salvo Palazzolo e sposiamo il suo appello: 'Siamo chiamati tutti a illuminare i processi sulle stragi di Stato e dar vita a una nuova, grande stagione di inchieste dei giornalisti italiani sui misteri che hanno insanguinato il Paese e sui quali non si è ancora giunti a ottenere verità e giustizia'". Domani, intanto, sui telefoni e gli apparati elettronici sequestrati al cronista de La Repubblica, sarà effettuato un "atto irripetibile" da parte della polizia postale. Il cronista, che oggi era a Caltanissetta, ha comunque detto di essere "sereno per avere svolto come sempre il mio lavoro, quello di raccontare ciò che accade nella nostra terra".
(aggiornamento alle 13.07)

Fonte ANSA

Foto © Imagoeconomica

VIDEO Tgr Sicilia al minuto 1.10 il servizio sull'udienza preliminare e sul sit-in: rainews.it/tgr/sicilia/notiziari

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