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Quel ''senso'' della Rai per ''La Trattativa''

Per il dg Orfeo “film vecchio e inutile” ma oltre 18mila persone non sono d’accordo
di Aaron Pettinari
Come si può ignorare una raccolta firme (ancora in corso) ed una richiesta di oltre 18mila persone che vogliono vedere trasmesso sulla Rai il film di Sabina Guzzanti “La Trattativa”? Secondo il direttore generale della Rai, Mario Orfeo, si tratta di un “film vecchio, che non ha avuto successo” e pertanto è “inutile mandarlo in onda sulle reti Rai”. Una giustificazione “insulsa”, per dirla con le parole di Carlo Freccero che ha sollevato la questione all’interno del Cda della Rai, ma che appare ancor più assurda se si considera che il tema della trattativa Stato-mafia è più che mai attuale dopo la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Palermo. Una sentenza storica, che ha portato alla condanna di mafiosi, politici e figure istituzionali, che certifica ulteriormente come la trattativa tra Stato e mafia, negli anni delle stragi, non è un’ipotesi investigativa o un’invenzione giornalistica, ma si è realmente verificata.
Ed è proprio della ricostruzione di quei fatti che il film della Guzzanti, presentato nel 2014 alla Mostra del Cinema di Venezia, si occupa con cura.
Che fosse un film “scomodo” è stato chiaro fin dall’inizio, con il Ministero che negò finanziamenti e riconoscimenti non onerosi per i film “d’interesse culturale”. La successiva “censura” cinematografica venne superata tra mille difficoltà soprattutto grazie all’impegno di associazioni e liberi cittadini che hanno organizzato oltre 750 proiezioni in tutta Italia.
Quegli stessi cittadini che oggi firmano on line, sul sito Change.org, per far sì che il documentario sia trasmesso dal servizio pubblico. Un appello che la stessa Sabina Guzzanti ha rilanciato tramite le sue pagine social. “Realizzare questo film è stato molto difficile come sapete - ha scritto - Tutti quelli che ci avevano provato prima di noi si sono dovuti arrendere. Oggi non esiste un altro film che racconti questa storia con chiarezza. Mandarlo in onda è un'operazione di democrazia a cui il servizio pubblico non può sottrarsi”. Per il momento Orfeo fa orecchie da mercante ma, a quanto pare, non vuole passare per “censore”. Così, come riportato da Il Fatto Quotidiano, la decisione ultima spetterebbe ai direttori delle reti Angelo Teodoli di Rai1, Andrea Fabiano di Rai2 e Stefano Coletta di Rai3. Poco importa se il Cda è in scadenza. Intanto all’interno del consiglio d’amministrazione c’è già chi si oppone come Arturo Diaconale, espressione del centrodestra, che ha ribadito il proprio no. La dimostrazione plastica che la partita in Rai è più che mai politica.
Ma forse la realtà è quella espressa da Ninni Bruschetta, uno degli attori che ha recitato nel film. Nella testimonianza rilasciata nel libro “Quel terribile’92” (Imprimatur editore) ha ricordato che “sono tante le storie drammatiche. Molte delle quali non si vuole parlare. Come la vicenda della trattativa Stato-mafia, a mio parere ancora in atto. Sabina Guzzanti ha fatto un film su questo ed è stato boicottato in ogni modo. Forse si deve tornare a Pasolini o a qualche film di Fellini per ricordare qualcosa di simile”. Difficile dargli torto. Non resta dunque che sperare che i capi delle reti trovino quel coraggio che finora è mancato. Che scelgano di non voltarsi dall’altra parte ignorando la voce di quei 18mila che vogliono la messa in onda.

Foto © Imagoeconomica

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