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di AMDuemila
L’ex pm si difende: “Ho rispettato la legge”

Antonio Ingroia è indagato per peculato dalla procura di Palermo per la gestione di “Sicilia e-Servizi”, società che si occupa della gestione informatica della regione. In una nota l'avvocato si è difeso dicendo: “Ho la coscienza a posto perché so di avere sempre rispettato la legge, come ho già chiarito e come dimostrerò nelle sedi competenti. La verità è che ho denunciato sprechi per centinaia di milioni di euro, soldi che solo io ho fatto risparmiare, e invece sono accusato per una vicenda relativa alla mia legittima retribuzione”. E poi ancora: “Dimostrerò come stanno le cose. Intanto continuo il mio lavoro di avvocato sempre con lo stesso impegno e nella stessa direzione: oggi sono in udienza a Reggio Calabria, nel processo ‘Ndrangheta stragista, come avvocato di parte civile delle famiglie dei carabinieri Fava e Garofalo uccisi nel 1994 dalla mafia e dalla ‘Ndrangheta, vicenda collegata con la trattativa Stato-mafia”.
Questa mattina, il nucleo di polizia economico-finanziaria palermitana ha notificato all'ex magistrato una misura di sequestro di beni per 150mila euro, ovvero l'equivalente di quanto avrebbe incassato illegittimamente, mentre era a capo dell'amministrazione della società. Oltre all'avvocato, il provvedimento di sequestro riguarda anche Antonio Chisari, revisore contabile della società regionale.
Secondo i suoi ex colleghi, il procuratore capo Francesco Lo Voi, l'aggiunto Sergio Demontis e i sostituti Enrico Bologna e Pierangelo Padova, Ingroia avrebbe potuto ricevere solo il rimborso dei biglietti aerei dei viaggi da Roma (sua nuova residenza) a Palermo. Mentre non dovevano essere inserite le spese per i costosi alberghi, come il Grand Hotel Villa Igiea, la storica residenza della Belle Époque, il Centrale Palace Hotel e l'Excelsior. Non solo. C'è anche la maxi-indennità di 117 mila euro che l'avvocato si è autoassegnato per tre mesi come liquidatore della società. Inoltre, nel 2013 (anno contestato dai magistrati) gli utili della società a capitale pubblico regionale erano stati di 33mila euro, invece nell'anno successivo furono di 3.800 euro.
La Procura di Palermo sostiene che la maxi indennità di Ingroia avrebbe perfino determinato un deficit di bilancio e quindi contesta i risultati avuti dalla società sotto la guida dell'ex magistrato. Infatti, l'accusa ha rammentato che la nuova disciplina dal 2008 circa l'indennità di risultato prevede l'erogazione della somma “solo in presenza di utili e comunque in misura non superiore al doppio del cosiddetto compenso onnicomprensivo”. E quindi all'epoca dei fatti, il compenso onnicomprensivo riconosciuto dall'assemblea della “Sicilia e-Servizi” era di 50mila euro.
L'indagine è nata da una segnalazione della procura della Corte dei conti, che dopo aver letto un articolo intitolato “Servizi e imbarazzi” sul settimanale l'Espresso nel febbraio 2015 sui rimborsi di Ingroia, ha segnalato il caso. Dopo la convocazione in Procura nel marzo 2017 Ingroia si era difeso spiegando che “la contestazione nei miei confronti si basa su una legge del 2006 abrogata nel 2008 dalla legge n. 133 (art. 61, comma 12). Per quanto riguarda in particolare il cosiddetto premio di indennità da risultato, si tratta di un riconoscimento previsto dalla legge in caso di raggiungimento di determinati obiettivi e serve a integrare una indennità certamente non commisurata alle grandi responsabilità in capo all'amministratore di una società come Sicilia e Servizi, che gestisce svariate decine di milioni di euro ogni anno. Inoltre, va puntualizzato che il diritto all'indennità non me la sono certamente attribuita io ma mi è stata riconosciuta dall'assemblea dei soci e segnatamente dalla Regione Sicilia”. Per quanto riguarda invece il capitolo relativo alle spese di viaggio aveva ricordato che “all'atto della mia nomina come amministratore unico di Sicilia e-Servizi ero già residente a Roma da tempo e che la legge prevede, in caso di nomina di professionisti residenti fuori sede, il rimborso delle spese di viaggio, ossia trasporto, vitto e alloggio, così confermato da più pronunce della Corte dei Conti. Spese tra l'altro contenute, come ho avuto modo di dimostrare alla procura, sulla base di un regolamento dei rimborsi spese che io per la prima volta ho introdotto a Sicilia e-Servizi”.

Foto © Matteo Gozzi

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