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Don Ciotti: ''La corruzione è come la mafia. È la più grave minaccia alla democrazia''

5di Aaron Pettinari - Foto
Così si conclude la tre giorni di “Contromafie e corruzione”

La corruzione. È il tema di fondo di questo Contromafiecorruzione e resta la più grave minaccia della democrazia. Una malattia dell’avere che corrode la radice dell’essere, della vita. Un’infezione che prepara il terreno alle mafie e che le mafie hanno fatto propria. Oggi il metodo corruttivo, la violenza in guanti bianchi basata sull’uso del denaro, è il loro metodo prevalente”. E' affidata a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l'ultima analisi della tre giorni che a Roma ha visto la partecipazione di oltre 3000 persone, rappresentanti dei presidi sparsi in tutta Italia e non, per un rinnovato impegno per chiedere a gran voce la “liberazione” dalle mafie e dalla corruzione.
Un intervento appassionato e vibrante nel ricordo dei tanti che, sin dal 1994, hanno posto le fondamenta per un cambiamento culturale non fatto solo di parole. Don Ciotti ha ricordato proprio che dal 1994 l'associazione chiede l'estensione della confisca dei beni mafiosi a quelli dei corrotti, un'azione che nonostante le riforme della giustizia, ancora non trova la sua attuazione necessaria.
La nuova normativa, infatti, prevede l'applicazione delle misure di prevenzione ai delitti contro la pubblica amministrazione solo se c'è il vincolo associativo. “E' sempre più difficile fare distinzioni - ha detto il Presidente di Libera - È vero che non tutti i corrotti sono mafiosi, ma è anche vero che i parametri, i criteri che finora abbiamo usato per valutare ciò che è mafia, vanno rivisti, aggiornati, approfonditi. C’è allora una grande campagna culturale da fare, perché è ancora molto diffusa l’idea che la corruzione e le mafie siano mondi diversi e separati, e che il reato di corruzione sia molto meno grave di quello mafioso, per alcuni una bagattella scusabile con la sua diffusione o giustificabile con l’eccesso di burocrazia o di pressione fiscale”.

Fascismo, razzismo e i frutti velenosi
Nel suo intervento ha anche voluto fare cenno ai fatti di Macerata, dove un giovane di 28 anni, Luca Traini, ha sparato a bordo di un'auto contro alcuni immigrati per le strade. “Il declino, la devastazione culturale di questi anni sta portando alla luce i suoi frutti velenosi - ha affermato il presidente di Libera - Il riemergere di fascismi e razzismi nasce anche dall’ignoranza, che è innanzitutto ignoranza della storia. All’ignoranza si associa il disorientamento, la mancanza di punti di riferimento, la paura che ha bisogno di capri espiatori, di bersagli su cui scaricare le proprie ansie. Pensiamo al fotomontaggio shock su Laura Boldrini pubblicato ieri su Facebook, a tanta violenza e volgarità”. Insomma “rischiamo di diventare una società del sospetto, del rancore, dell’odio. Una società senza memoria e dunque senza coscienza di sé. L’episodio di ieri a Macerata nasce da questi veleni. Certa politica, invece di trovare gli antidoti, li sfrutta e li amplifica per bassi interessi di bottega. In questa difficile situazione dobbiamo allargare il campo della memoria”.
Quindi ha aggiunto: “Noi abbiamo la nostra memoria, le nostre vittime, che continueranno a essere la nostra anima, la spina dorsale del nostro impegno. Ma dobbiamo cominciare, nel nostro piccolo, a occuparci della memoria collettiva del Paese. Supportare la scuola in questa impresa ardua, difficilissima, perché tutto il sistema economico e tutte le logiche del consumo sembrano congegnate per renderci smemorati, renderci persone che non pensano, che non riflettono, che rispondono solo a stimoli esterni, a sollecitazioni. Persone senza una vita interiore, perciò senza una direzione di vita. È un impegno culturale e educativo di primaria importanza”.


Rivoluzione culturale
Una rivoluzione culturale che parte dall'assunzione di responsabilità di ognuno. “Ci vogliono fatti - ha proseguito Don Ciotti - Fatti costruiti con i nostri limiti ma anche con la nostra forza. Libera non è perfetta ma sicuramente è pulita e trasparente. Per raggiungere gli obiettivi serve il rigore, la passione, un impegno che sia personale ed associativo. Un impegno etico, anche mettendosi in discussione. Parole come giustizia, libertà, responsabilità e memoria si traducono in un'etica di vita con scelte di comportamenti e di fatti. E la trasmissione di questi valori deve avvenire con le relazioni, con il confronto”. Il pensiero dello storico fondatore di Libera è andato soprattutto ai giovani con una riflessione a ciò che sta accadendo con il proliferare delle baby gang, ma anche con la rivoluzione che si sta portando in atto con tante mamme e donne che rompono i codici millenari e che per amore viscerale verso i propri figli cercano un'altra strada per non farli crescere nella cultura mafiosa (nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d'intesa tra il Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il tribunale per i minorenni, la procura per i minorenni e la procura distrettuale di Reggio Calabria, e l'associazione Libera). Don Ciotti ha anche puntato il dito contro la “bancarotta delle politiche sociali” che generano fenomeni come la disoccupazione, la crisi della scuola, la “mancanza di stimoli e di passioni in tante persone e tanti ragazzi”. Una riflessione è stata anche posta sull'uso degli sceneggiati sulla mafia. “Non vogliamo censure - ha ricordato ancora - Ma dobbiamo chiederci quante opere del genere aiutino a conoscere cosa sono le mafie, al di là dell'immagine stereotipata e schiacciata dalle logiche dell'intrattenimento e della spettacolarità. Il rischio è quello di confondere”.

La lettura dei documenti
Un discorso che è stato affrontato anche all'interno dei seminari che ieri si sono svolti in vari luoghi della città. Per leggere le sintesi Libera si è avvalsa del contributo di attori come Claudio Gioé, Giulio Scarpati, Michela Cescon e Vanessa Scalera, chiamati proprio per l'impegno assunto nell'impersonare in recenti fiction, fatiche e speranze di persone che hanno sacrificato la propria vita divenendo anche esempio per tanti.
Anche il presidente onorario di Libera, Nando dalla Chiesa, nella sua introduzione ha voluto ricordare gli elementi di riflessione sorti durante i vari gruppi di lavoro. Ed ancora una volta ha stimolato la riflessione sul traffico di stupefacenti, concentrandosi sul problema della “presenza di una 'domanda' che, nonostante la continua 'offerta', non viene saturata dalle stesse criminalità organizzate”, e sulla presenza sempre più critica di “Stati catturati, composti da soggetti criminali”.
Spunti su cui ragionare a livello nazionale ed internazionale.
Un impegno per tutti che verrà rinnovato il prossimo 21 marzo quando, come ha ricordato la vicepresidente di LiberaDaniela Marcone, a Foggia si terrà Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

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