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Il volto mafioso del nuovo codice del processo penale in Uruguay

viana enrique int bongiovanniGiorgio Bongiovanni intervista il giudice Enrique Viana

Il dottor Enrique Viana è un fervente difensore della Costituzione e dell’assetto repubblicano uruguayano, ereditato dai fondatori di un giovane e piccolo paese che conta solo 200 anni di storia. Enrique Viana, nel novembre di quest’anno, ha rinunciato alla sua carica di Pubblico Ministero, dopo l’entrata in vigore del nuovo codice del processo penale in Uruguay.
Mi trovo in Uruguay, Sud America, la terra dell’ex presidente José Mujica Cordano, omaggiato in ogni angolo del mondo per l’impostazione data al suo governo e per il suo passato di guerrigliero. La stampa internazionale ha scritto fiumi di parole su questo emblematico presidente che ha fatto del suo paese, il primo Stato al mondo nel commercio, produzione e vendita di marijuana per evitarne il traffico illegale. Mujica, che “donava” parte del suo stipendio ai poveri, è membro del Partito dell’ attuale governo, il Fronte Ampio. Una forza politica che è già al governo per la terza volta, oggi sotto la presidenza del Dr. Tabaré Vazquez e che ha promosso, tra le altre cose, riforme e leggi più o meno controverse tra le quali l’approvazione di un nuovo codice del processo penale.
Enrique Viana non è un giudice qualunque. È un giudice che, rappresentando il popolo, ha portato avanti alcune delle indagini e delle denunce più controverse all’interno del territorio uruguaiano. È stato un difensore degli interessi nazionali. Si è scontrato con lo Stato, qualsiasi partito fosse al governo, ed ogni qualvolta che la salute, l’integrità e la vita umana fossero esposte alle cattive decisioni dei governanti.
Cosa sta succedendo al paese guidato dal partito politico al quale appartiene José “Pepe” Mujica? Sarà che il sistema mafioso si sta sottilmente infiltrando nel potere politico?
Oggi sono molti i magistrati che esprimono pubblicamente il loro disaccordo per il nuovo codice del processo penale (NCOO), ma soltanto Viana, basandosi sul pensiero di Montesquieu, si è coraggiosamente dimesso dalla carica di Pubblico Ministero. La sua etica e morale glielo hanno imposto.

Cosa ha fatto lo Stato uruguaiano perchè un magistrato come lei abbia deciso di  dimettersi?
Non è una cosa maturata da un giorno all’altro, ne tantomeno la mia è stata una decisione tempestiva. Mi sono preso del tempo per riflettere. Già prima dell’entrata in vigore del nuovo codice penale, in Uruguay sono state promulgate alcune leggi  che hanno modificato il ruolo dello Stato, l’assetto costituzionale e il funzionamento delle Procure. Ritengo che in Uruguay abbiamo imparato, e a volte lo ribadisco, da eventi accaduti in Italia parecchio tempo fa, rispetto a ciò che riguarda la morte di Falcone e Borsellino. Falcone e Borsellino che erano giudici istruttori. Poi, con il nuovo codice penale, diventarono Pubblici Ministeri.

viana enrique int bongiovanni interna

In che senso lei relaziona l’uccisione di Falcone e Borsellino all’applicazione del nuovo codice penale in Uruguay?
Ho la sensazione che una cosa è conseguenza dell’altra. Non so se in Italia è stato esattamente così, ma ho l’impressione che in alcuni paesi del mondo, principalmente in Messico, Centro America e Sud America, i promotori di questo tipo di leggi, volendo evitare che l’ uccisione eventuale dei giudici istruttori, si siano posti la questione di come poter avere il controllo sulle decisioni della giustizia senza dover per questo eliminare quei giudici che indagano sui legami tra mafia, corruzione e politica. Non hanno fatto altro che copiare essenzialmente il sistema nordamericano. Un sistema che da molto tempo ha come figura cardie quella del Procuratore Generale, che è il capo del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
La funzione principale del nuovo codice era quella di eliminare i giudici istruttori, togliendogli il potere di istituire un processo ed indagare sui reati di qualsiasi tipo. L’obiettivo principale era  quello impedirgli di indagare principalmente sui reati di corruzione.
Quindi, privando i giudici istruttori della facoltà di indagare su qualsiasi reato, li hanno eliminati per legge, calpestando in questo modo, due o tre disposizioni della nostra Costituzione che esigono la figura del giudice istruttore.  Al governo non è importato nulla. Non si è pensato ad  una riforma costituzionale perché questa  avrebbe comportato una consultazione popolare  con un plebiscito. Il popolo avrebbe dovuto votare, ma prima avrebbero dovuto informato dicendogli il motivo di una eventuale modifica costituzionale, ma questo non si è voluto fare.
Quindi, in questa nuova legge, attraverso una serie di orpelli ed abbellimenti, è stato ingannato il popolo perchè sono stati tolti ai Pubblici Ministeri quei poteri di indagine sui delitti e i reati che sono stati invece affidati ad un’altra organizzazione. Si tratta di una Procura Generale creata prima dell’elaborazione di quelle due leggi a cui facevo riferimento prima. I magistrati fanno parte del potere esecutivo e del Ministero di Educazione e Cultura attraverso un regime di indipendenza tecnica. Questo veniva garantito dalla legge  precedente, secondo me molto importante, perché  ci garantiva l’indipendenza tecnica. Con la nuova legge è stato detto ai Pubblici Ministeri che non possono far parte del Potere Esecutivo e che devono essere allontanati affinché il governo non subisca alcuna influenza. Sono stati cosi rilegati ad una specie di servizio decentralizzato, come lo chiamiamo noi. Si tratta di un’agenzia del Governo e della Presidenza della Repubblica, distaccata fisicamente dal Potere Esecutivo.
Ma cosa hanno fatto? All’interno di quell’agenzia hanno imposto un sistema assolutamente verticistico di istruzione. Giudici sottomessi quindi, al punto che io non li definisco più tali ma parlo di “Procura” o di Direttore Generale. Un Procuratore Generale che dirige la Procura Generale. Non posso più parlare di Pubblici Ministeri perché ritengo che loro non abbiano più individualità ed indipendenza. Quindi è stato dato il potere di istruire un processo ad un’agenzia del governo, attraverso un meccanismo strettamente verticistico, per assicurarsi che “nessuno indaghi se stesso”. Un’agenzia di governo infatti non indagherà mai sul proprio governo!
Questa agenzia ha più poteri di quelli che avevano i giudici istruttori non solo perché decide su cosa indagare e su chi portare alla sbarra, ma anche perché è l’unico organo che ha l’ accesso al tribunale e può decidere su chi indagare e chi mandare in prigione.
 Inoltre è stato approvato il cosiddetto processo penale abbreviato che in realtà è un processo penale dove si scende a patti, copiando i modelli nordamericani. È un meccanismo per estorcere patti del tipo: "se confessi, non ti mando in prigione". Si tratta di un potere che il giudice istruttore prima  non aveva, ma che viene concesso a quest’agenzia goverativa. Abbiamo quindi un'agenzia molto potente sotto il comando di un unico individuo che,  non a caso, appartiene al partito di governo e quindi ha influenza.

Ma i Pubblici Ministeri che lavorano in questa procura sono indipendenti o dipendono da un capo?  
Nei fatti e nel diritto dipendono da un capo, perché è stato imposto loro un sistema e delle direttive alle quali devono sottostare. Certamente qualcuno poi dirà che comunque i magistrati vengono scelti sempre allo stesso modo.

E come vengono scelti i Pubblici Ministeri?   
I PM vengono scelti secondo una norma costituzionale. Li propone il Potere Esecutivo e devono ottenere i 3 quinti dei voti del Senato e qui affrontiamo un'altra questione. In Uruguay di fatto stiamo vivendo una sorta di partito unico, dove gli schieramenti politici non esistono o esistono soltanto al momento delle elezioni.
Al di là di questo, supponiamo che ci siano vari partiti politici e che la designazione dei Pubblici Ministeri non ubbidisse ad un’unica volontà, come previsto dal costituente contrario al fatto che il partito di governo potesse scegliere i Pubblici Ministeri. Se avvenisse realmente cosi, anche se fossero eletti in base al principio dell’indipendenza della magistratura, oggi verrebbero comunque sottomessi alle istruzioni amministrative del governo, in base alla nuova legge promulgata.

Chi controlla il Procuratore Generale?
Non c’è un potere che lo controlla rigorosamente. L’unica cosa che è stata fatta è stata quella di creare una Commissione, una sorta di Commissione onoraria, che in teoria dovrebbe stabilire le regole. Tra i membri di questo Consiglio onorario abbiamo il Segretario della Presidenza, ovvero un rappresentante del Presidente della Repubblica, un rappresentante dell'Università e un altro della corporazione dei Pubblici Ministeri. La realtà però è che nei fatti, fino ad ora, ai Pubblici Ministeri sono state date sette normative generali che sono dei veri e propri codici da seguire. Nei fatti chi ha redatto le norme è stato il Direttore Generale, non il Consiglio. L’unica cosa che il Consiglio ha fatto è stata quella di omologarle ed approvarle senza alcun problema.   
Questo trasferimento di poteri significa che l' ufficio diretto dal Direttore gode di un'alta discrezionalità ed ampi poteri. Per questo secondo me nei fatti si è andato a sostituire al potere giudiziario. Per questa ragione in questi primi giorni, e io spero che sarà sempre così, oggi viviamo una situazione di quasi totale impunità.    
Una delle raccomandazioni fatte ai Pubblici Ministeri miei colleghi prima di queste nuove norme,  era la seguente: “Bisogna pattuire un ottanta percento delle cause, presentare il tutto già predisposto per una sentenza rapida e sbrigativa del Giudice. Un massimo del venti percento delle cause, o addirittura meno, viene portato in tribunale e di quel venti percento, un'alta percentuale viene pattuita. Quindi un ottanta percento di casi rimane impunito”.  

C'è un settore di Pubblici Ministeri che si occupa del crimine organizzato. Con il nuovo codice loro cosa faranno? Godono di indipendenza assoluta o dipendono da questo Procuratore Generale? Ad esempio, se qui vengono identificati dei mafiosi siciliani o calabresi dediti al colossale narcotraffico che passa attraverso l’Uruguay, vengono arrestati e il Procuratore scopre dalle loro dichiarazioni che hanno legami con membri dello Stato, cosa accadrebbe?

- In questo caso non succederebbe niente riguardo alle commistioni con lo Stato. Gli implicati riceverebbero al massimo una denuncia che verrebbe dall'esterno o che sarebbe presentata da qualcuno di qui e si indagherà nell’ambito della Procura. I giudici non interverrebbero per niente. Adesso, a partire dal 1º novembre, il giudice non ha più voce in nessun tema. Quelle indagini non si sa quanto possono durare e fino a quando non viene identificato un accusato, non c’è un limite di tempo. Solo  quando si identifica un soggetto come accusato e gli si dice: “io sto indagando su di te”, iniziano a decorrere i termini di tempo stabiliti in cui il Pubblico Ministero deve definire se porta o meno la causa in tribunale.

Lo decide lui?
Lo decide lui. Il tema è così: fino al 31 ottobre c’erano due Pubblici Ministeri nella sezione del Crimine Organizzato contro due giudici nella stessa sezione. Io sono stato sempre molto critico sulla competenza del Crimine Organizzato perché ritengo che due attori da un lato e due dall’altro hanno minor peso rispetto a quindici Pubblici Ministeri contro ventun Giudici. È più facile infatti gestire quattro decisioni finali piuttosto che quindici più altre venti. È un problema di cui aveva parlato persino Montesquieu riferendosi alla divisione dei poteri e affermando la necessità che il potere fosse in più mani possibili.  
Dal 1º novembre ci sono sempre due Procure per il Crimine Organizzato, ma la Procura è stata tagliata a metà, perché tutto è in mano a quello che prima era uno dei Pubblici Ministeri per il Crimine Organizzato, cioè è rimasto un Pubblico Ministero del Crimine Organizzato che gestisce le cause secondo il vecchio codice. Il codice nuovo invece elimina la competenza della sezione del Crimine Organizzato, dando origine ad un nuovo settore di competenza chiamato ‘Corruzione e delitti complessi’, sotto la direzione di un unico Pubblico Ministero. Cosa significa? Che se prima era facile avere il controllo su due, oggi è ancora più facile. Quando io dico "dominare", non mi riferisco strettamente alla volontà del Giudice, ma al fatto che se prosegue nell’indagine di un determinato caso come quello che lei ha esposto prima, e questo non piace al suo superiore e soprattutto al Governo, il PM viene sostituito inscenando "una promozione per merito”. Al suo posto verrà messa un’altra persona e in questo modo si ha  il controllo sulla  decisione presa.

Questo nuovo codice penale secondo lei è stato fatto a beneficio dei potenti e contro i ruba galline o viceversa?
Questa normativa che favorisce la corruzione, è frutto di un processo, l'ho detto più volte, in cui la mafia dice: "Questo è il codice che io voglio, perché è il codice che mi permette di patteggiare, negoziare. Così anche se possiamo andare in carcere, negoziamo e facciamo patti”.

In Italia si sta svolgendo un processo sulla trattativa Stato-mafia. Lei crede che in Uruguay si potrebbe arrivare ad una situazione simile?
Qui sta accadendo una cosa molto importante. Oggi si è discusso sul tema dell'impresa finlandese che si è stabilita in Uruguay (UPM) e dell'arrivo dell'industria della cellulosa. Già da cinque o sei anni in Centro America, il cambiamento della normativa del processo penale, ha avvantaggiato i grandi investitori. In particolare, l’impossibilità per i giudici di istituire un processo assegnando questa facoltà direttamente alle Procure, ha fatto si che le grandi multinazionali interpretino tutto questo attraverso la strategia del patteggiamento, pagando e corrompendo i governanti. Ciò che importa loro è assicurarsi di  non finire in prigione. In questo modo stringono accordi e fanno patti con il Governo di turno. Diventano soci del Governo, come avviene per l’industria della cellulosa quando paga tangenti ai partiti politici per appoggiare la campagna elettorale.  In cambio i vertici delle industrie vogliono la certezza di non finire in carcere. La sicurezza che hanno a riguardo è il sistema del Procuratore Generale, ovvero un unico uomo che decide cosa portare o meno in tribunale.
Possiamo paragonare questa situazione uruguayana a quella di due paesi a noi vicini: Argentina e Brasile. Lì ci sono Giudici come ad esempio Sergio Moro, che investigano su reati di corruzione. Possiamo essere d’accordo o meno su come lo si fa o rispetto ad una metodologia che spesso di basa su  ricatti, patti o delazioni ma loro possono indagare sui reati di corruzioni commessi dal governo. In Argentina, Giudici come Bonadío, che molti considerano un delinquente, indagano su questi reati insieme a diversi Giudici Federali. Come è possibile questo? Perché tanto in Brasile, quanto in Argentina, realtà che conosco di più, i Giudici Federali, hanno la competenza per indagare questo tipo di reati e hanno mostrato interesse per il nuovo codice per quanto riguarda i delitti comuni, ma  non sono disposti a rinunciare al loro potere di indagare sui governanti. Qui in Uruguay invece i giudici hanno ceduto.

Non c'è possibilità di fare un passo indietro?
No, perché qui c’è un partito unico.  La situazione uruguaiana è molto contorta perché la sinistra somiglia molto alla destra e viceversa. Io faccio un paragone con l’ Argentina e il Brasile perché credo sia dimostrativo. Nel bene o nel male lì ci sono stati giudici che non hanno rinunciato al loro potere. Qui invece hanno ceduto completamente su tutto senza dire niente.  

Perché?
Per molte ragioni. Alcuni hanno ceduto per stanchezza. Io sostengo questa tesi perché  i giudici istruttori in Uruguay, specie nel settore penale, soprattutto a Montevideo, hanno una grande mole di lavoro. Io sono stato sposato con una giudice penale e le dicevo sempre che dovevano essere invece di tre o quattro giudici per turno, almeno il doppio. In questo modo avrebbero la metà del lavoro e non si esaurirebbero. Ovviamente i turni si restringerebbero perché il numero di tribunali non basterebbe. Così con dieci o dodici giudici in più, si sarebbe potuto dividere il giudice che istruisce la prima parte, come era in passato in Uruguay, dal giudice che decide la sentenza. Avrebbe significato una spesa inferiore rispetto a quella affrontata per attuare il nuovo codice e sarebbe stato più effettivo. Ma non si voleva. Qui si voleva un’altra cosa e quindi dissero ai giudici che avrebbero alleviato il loro lavoro. Sa cosa ha detto qualche giudice?: "Ora ci dedichiamo a giocare a golf”, come nei film americani.

È difficile oggi in Uruguay che vengano avviate indagini e processi seguiti da arresti in casi di rilevanza internazionale come il caso dei fratelli Peirano?
No e forse il caso dei fratelli Peirano è uno di quelli più strumentalizzati per poi dire "poveri fratelli Peirano”. Anche io devo ammettere che c’è stato un eccesso, perché nel caso dei fratelli Peirano credo che solo uno di loro sia finito sotto processo. Gli altri, a mio giudizio, non avevano molte responsabilità, per lo meno dirette. Lasciamo però da parte questo tema. Si è strumentalizzato quel caso per dire: "non vogliamo che succeda quello che è avvenuto con i fratelli Peirano", carcerati si ma carcerati in libertà, detenuti in ottime condizioni di detenzione. Gli uomini di potere dicevano: "Non vogliamo che succeda più”… Ora dicono, "la prigione preventiva è incostituzionale".

Perché?
Perché quella tesi la sposava una parte della sinistra, sostenendo che la prigione preventiva violava il principio di innocenza, il garantismo, l'abolizionismo, ma c’era dall’altro lato la destra fascista contraria al fatto che i ricchi possano andare in carcere. Quindi i ricchi e la sinistra si sono uniti dicendo che non può accadere di nuovo un altro caso Peirano e se dovesse ripresentarsi  bisogna trovare un accordo e scendere a patti.
 Il caso Peirano fu uno scontro tra Opus Dei e Massoneria. Lì vinse la Massoneria che mandò in carcere l’Opus Dei. In un determinato momento decisero di patteggiare e per farlo modificarono ed eliminarono un capo di imputazione, nel tentativo di negoziare quella situazione e ricomporla. Su questo il Dr. Gustavo Sarchi fece una denuncia molto importante. Si tratta di uno scontro tra due gruppi, due sette o logge, che inizialmente finì nel sangue. Infatti alcuni di loro finirono in prigione. Poi si è voluto ricomporre tutto attraverso il denaro. La faccenda fu presa come esempio per dire che questo non riaccadrà più perché i ricchi in Uruguay non possono andare in prigione. Non è che ci fossero molti ricchi carcerati, ma quello dei Peirano fu un caso di ricchi finiti tra le sbarre.

È sbagliato dire che un nuovo codice penale così pensato, in un paese democratico -perché finché si dimostri il contrario l'Uruguay è un paese democratico- favorisca la corruzione e l’estendersi del narcotraffico internazionale e della mafia nel paese?
No. Si può affermare che l’Uruguay sia una sorta di pista di atterraggio per introdursi in questi sistemi, patteggiando nel caso in cui si finisca sotto indagine.
Abbiamo ad esempio un caso vigente, quello di un potete mafioso italiano, Morabito  che si trova in una prigione uruguaiana. Lui si presenta dando un messaggio all'Italia e trasmettendo il fatto che qui in Uruguay non succede nulla e le situazioni critiche  si risolvono facilmente. Tramite il suo avvocato arrivano questo tipo di messaggi ai suoi familiari. Perché un mafioso di tale calibro che in Italia finirebbe al 41 bis, in isolamento, senza la possibilità di parlare con nessuno, riesce a mandare dei messaggi all'Italia dicendo: "Qui io esco. State tranquilli perché tutto si risolve.  Abbiamo una legge che ci favorisce"? Perché un mafioso fa un’affermazione così sfacciata e plateale alla sua famiglia mafiosa italiana? Come dobbiamo interpretare tutto questo?  
Quindi possiamo discutere se davvero questa sia realmente una democrazia visto che qui ora un uomo che ha denaro e potere ottiene garanzie e benefici dello Stato.

Avete però arrestato un mafioso molto potente...
Si, esatto però non tutti sono consapevoli a livello popolare della portata di questo particolare caso. Quindi il trattamento riservato a questa persona è quello che si ha verso qualsiasi altro individuo ma, sapendo che si tratta di un soggetto che ha potere e molto denaro, tutti i suoi movimenti saranno agevolati e gli verrà steso un tappeto rosso.

Cosa vuole quando afferma "abbiamo leggi favorevoli?"  
Nel caso specifico di Morabito pesa su di lui una richiesta di estradizione. Non conosco nel dettaglio la richiesta di estradizione. Bisognerebbe vedere in quale termini è stata impostata e quale sarà l’esito. In sintesi, se sarà concessa l’estradizione lui andrà in Italia e lì il suo caso proseguirà ma qui in Uruguay abbiamo avuto anche casi in cui a volte le domande di estradizione non sono neppure arrivate.

Dottore Viana, perché si è dimesso? Per i motivi che ci ha detto, o c'è dell’altro, se ce lo può dire? Cosa l’ha spinta a dimettersi?
Mi sono dimesso per una serie di circostanze. A partire dal 1º novembre io non ero più un Pubblico Ministero indipendente. È avvenuto gradualmente con il tempo.  Io dico sempre che quando sono entrato in Procura ho respirato la libertà. Venivo dall'attività privata ed entrando in Procura ho respirato libertà. Ero padrone della mia coscienza e facevo quello che sentivo, ovviamente con il mio senso di responsabilità, ma ero libero. Questo processo normativo è iniziato già da venti anni ma un Pubblico Ministero della Corte che c’era in quel momento si oppose e  recuperammo la libertà per alcuni anni.

Quando iniziò tutto questo?
Iniziò nel 1997 quando fu nominato come Procuratore della Corte il Dr. Peri Valdez. Il Dr. Peri, a seguito di una serie di denunce che feci io insieme altre persone tra il 2003 e il 2004,  lasciò l’incarico.  Al suo posto ci fu un altro Giudice di Corte che non ebbe influenza sulle attività.  In quel  momento era in vigore un codice che perseguiva cose simili ma che non  fu mai approvato e non entrò a regime. Quel codice fu revocato e non accadde nulla. Io sapevo che avevamo vinto la battaglia ma non la guerra  e che prima o poi sarebbe riemerso nuovamente il problema.
Questo è accaduto non appena il Fronte Amplio ha assunto il potere. Fu eletto un altro Giudice di Corte che probabilmente caldeggiava per il Fronte Amplio ed apparteneva a quel partito. Con il Fronte Amplio si ripresenta un tema già esposto a suo tempo dal Presidente Sanguinetti (Partito Colorado ndr). Un esempio di come i diversi ruoli o le diverse immagini politiche confluiscono in uno stesso destino.
A partire dalla designazione di un Giudice di Corte, da cinque anni è iniziato un regime, che personalmente mi ha messo di lato. Sono stato perseguitato ed hanno cercato di togliermi di mezzo come Pubblico Ministero. In particolare appena gli è stato possibile, mi hanno fatto causa, allontanandomi dalla carica per diversi mesi. Dopo mi hanno reintegrato ma, vedendo che non ero disposto a scendere a patti, hanno cercato sottomettermi con un regime istruttorio al quale io mi ero opposto.  Avevo presentato dei ricorsi ed mi ero opposto in vari modi. Se mi sottomettevo a quella logica, da essere un critico di tutto quel sistema, mi sarei trasformato in un agente del sistema stesso. Sarebbe stato ironico dover fare favori a cui prima mi ero opposto con forza.
Quindi queste diverse circostanze e gli enormi rischi che oggi si assumono i Pubblici Ministeri nel cedere all’estorsione e nello scendere a patti con i delinquenti, mi hanno spinto a non convertirmi in un agente di quel potere. Questo l’ho detto anche nella mia lettera di dimissioni. Io non sono disposto a violare la Costituzione, perché considero che tutto questo sistema la viola, e non sono disposto nemmeno a promuovere condotte contrastanti con la morale. Io non vado ad estorcere a persone private la loro libertà e nemmeno scendo a patti con i delinquenti per contestare reati che non sono quelli che hanno commesso. Tutto ciò sta già avvenendo e continuerà ad avvenire. Sta avvenendo con delitti comuni che servono però a preparare la strada a delitti di ben altra complessità.

Cosa può succedere ora all’Uruguay? Cosa può accadere ad un Paese nel quale la magistratura non è più indipendente?
Io credo che stiamo ritornando ai tempi della Bastiglia o del Medioevo, dove c'era un re che aveva un certo potere e un Pubblico Ministero del re. Non esiste il potere giudiziario. In materia penale non c’è più un potere giudiziario. Oggi è scomparso ed è rimasto solo un elemento decorativo.  Sì, ci saranno dei giudici che faranno delle udienze per un caso di omicidio, vedremo l'udienza e sarà tutta molto bello, ma per circa l’ottanta percento dei casi o oltre si finirà per patteggiare, indipendentemente dalla tipologia di reato, sia che sia un reato comune sia che venga commesso dal potere.
Lo scopo del potere è che non ci siano dei Falcone e Borsellino. È quello il vero obiettivo: risparmiare le pallottole o la dinamite per uccidere dei nuovi Falcone e Borsellino. Con questo sistema non sarà più necessario. Sarebbe incoerente. Così quindi non ci sarà sangue.

* Foto:Antimafiadosmil

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