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Caso Manca, Giancane: ''Troppi dettagli inquietanti, occorrono nuovi esami''

di Lorenzo Baldo - Foto
Per il tossicologo la morte del giovane urologo: “Puzza di omicidio”

“Manca un quadro coerente. Da quello che si vede nelle fotografie del ritrovamento del corpo di Attilio Manca non è possibile ricostruire una dinamica accettabile. Mancano dei dettagli importanti”. Parole di Salvatore Giancane, medico tossicologo che coordina il Ser.T di Bologna, nonché professore a contratto della Scuola di specializzazione in psichiatria. Giancane ha una vastissima esperienza nella cura e nell’assistenza ai tossicodipendenti da eroina, iniziata come medico penitenziario e proseguita nei servizi pubblici e sulla strada. Da oltre vent’anni si occupa della cosiddetta “riduzione del danno”, ed è anche l’autore dei libri “Eroina. La malattia da oppioidi nell'era digitale” e “Piacere chimico. Dalla coca degli Inca al ChemSex”.
Dopo essere stato intervistato recentemente da “Le Iene” sul caso Manca lo abbiamo raggiunto telefonicamente per un approfondimento. L’analisi del tossicologo in merito alle immagini del ritrovamento del cadavere di Attilio Manca è alquanto schietta: “Innanzitutto mancano i residui di sostanze, solitamente si utilizza un cucchiaino o un altro contenitore. Non riesco a capire perché le siringhe non siano vicino al corpo. Posso arrivare a comprendere che manchi un laccio emostatico, se una persona ha delle buone vene riesce a incannularsi anche senza, l’ho visto con i miei occhi. Ma dove sono i residui delle fiale, visto che ci sono le siringhe? Dov’è la stagnolina che solitamente contiene la polvere, o la bustina che contiene la polvere? Devo pensare che questa persona ha preparato due siringhe, dopodiché è uscito di casa, ha buttato la spazzatura, è rientrato e si è somministrato due dosi di eroina… Non esiste!”. Per il dott. Giancane un altro “dettaglio inquietante” che “rende il quadro sempre meno coerente” è “la presenza di due autosomministrazioni di eroina: non succede mai! Al massimo può succedere se la droga fa schifo: il tossicodipendente ci rimane male e si droga un’altra volta. Ma se questa è la droga che ha ucciso Attilio Manca indubbiamente non faceva schifo!”. “Solitamente - evidenzia ancora il tossicologo - un eroinomane si fa una somministrazione: il cosiddetto ‘flash’, dopodiché rimane stordito per un’ora. In quel lasso di tempo non è in grado di drogarsi di nuovo”. “Mancano i segni di puntura pregressi - ribadisce con forza -. Ci sono solo due segni di venopuntura recentissimi: quelli che corrispondono alle due siringhe ritrovate. Quest’uomo aveva solo due buchi addosso! Cos’era: un eroinomane che in passato la fumava e quella sera ha deciso che si faceva in vena?! Mi sembra molto strano. Un mancino che si droga nel braccio sbagliato? Mai visto!”. “Dov’era questa persona quando si è autosomministrato le dosi di eroina? - chiede di getto il dott. Giancane - Cosa è successo nei 90/120 secondi da quando ha finito di spingere lo stantuffo a quando ha perso coscienza? Quando uno è da solo, non appena ha finito di somministrarsi l’eroina comincia a barcollare, non sta bene, se parla tartaglia, la perdita di coscienza è l’atto finale”. Il giudizio generale del tossicologo non ammette repliche: “Se escludiamo la siringa che è stata ritrovata nel cestino dei rifiuti, bisogna pensare che la siringa corrispondente all’ultima autosomministrazione - quella fatale - è quella trovata in bagno. E’ già molto strano che sia stata ritrovata incappucciata: una persona appena ha finito di schiacciare lo stantuffo lo capisce che ha esagerato. E che fa, mette il cappuccio alla siringa?! Ma non ce la può fare, perché gli tremano le mani!”. “Dalle tracce che vedo nelle fotografie deduco che Attilio Manca sia andato verso il letto, ma - e ci tengo a ribadirlo - solitamente nelle altre scene di questo tipo c’è una sedia rovesciata perché la persona in questione barcolla. E invece in quelle foto è tutto in ordine: quest’uomo arriva davanti al letto, non ha più forze, dovrebbe accasciarsi per terra e invece finisce sul letto... Supponiamo che sia caduto sul letto frontalmente, in questo caso dovevano restare sporgenti le gambe per intero, perché il bordo del letto arriva alle ginocchia. E invece sporgono solo i piedi. Quindi significa che si è messo sul letto e si è rigirato. Ma uno che si mette sul letto e si rigira non si ritrova con le mani sistemate in maniera simmetrica! E soprattutto in quel caso il letto è sfatto. Viceversa in queste immagini il letto è intatto! Sembra piuttosto che quest’uomo sia stato ‘adagiato’ da qualcuno sul letto... E comunque, se si fosse drogato a letto si sarebbe trovata la siringa vicino al letto, su questo non c’è dubbio!”.


Il dott. Giancane commenta quindi alcuni dettagli dell’autopsia “che sono ugualmente inquietanti”. “Nel referto autoptico - sottolinea - non è descritto l’edema scrotale. Al di là del fatto che non mi sento di escludere che sitratti di una reazione post-mortem, mi sembra di intravedere dei lividi su quello scroto. E poi c’è l’emorragia che non viene dai polmoni, ma dalle fosse nasali. E questo perché nella trachea e nei bronchi non c’è sangue. Nella foto denominata ‘22’ sulla maglietta si vede un alone di color marroncino chiaro: quello è il liquido che viene dai polmoni, dell’edema polmonare, il trasudato polmonare con qualche capillare che si è rotto per la congestione, che lo ha sporcato di sangue. Ma nel momento in cui si asciuga si vede che di sangue non ce n’era tanto ed è per questo che compare quel colore più chiaro. Quello invece che si nota sulla faccia è ovviamente sangue. Nei polmoni hanno quindi trovato quel liquido presente sulla maglietta”. Un’ulteriore appunto viene riservato dal tossicologo alla questione spinosa del setto nasale deviato. “Per quanto piccole, nelle foto io vedo nettamente la deviazione del setto nasale, anche alcuni miei colleghi, vedendo quelle immagini, hanno confermato la mia tesi. Ma nell’autopsia questa deviazione non è descritta! Certo è che in questa foto si vede esattamente la deviazione del setto nasale. E come se l’è rotto, cadendo sul materasso? E se quella deviazione è solo cartilaginea, dovuta alla posizione, perché non è stato scritto nell’autopsia? O invece si è trattato di un calcio nei testicoli e un pugno sul naso? Se questa fosse la risposta lo scenario sarebbe stato questo: Attilio Manca viene tenuto fermo, gli viene fatta la prima “pera”, il dott. Manca si agita, viene male il foro, perde coscienza, ma non basta per ucciderlo, viene quindi fatta la seconda iniezione, e a questo punto il foro viene regolare. E per finire, Attilio Manca viene preso e deposto sul letto. Io non ho le prove per dire che questa sia la verità, dico solo che questi tasselli consentono di ricostruire una dinamica di questo tipo e non quella di un’overdose”.
Uno dei punti focali della tesi della procura di Viterbo che punta sulla tossicodipendenza di Attilio Manca riguarda l’esame del capello. “E dov’è?”, si domanda Giancane. “Quell’esame deve essere fatto ‘segmentato’. Mi spiego: il capello cresce di un centimetro al mese, io lo taglio in segmenti da un centimetro a partire dalla radice, li numero, e poi eseguo l’esame del capello nei vari segmenti. Solo in questo modo posso dire se si è drogato uno o più mesi fa. Se il capello risulta ‘positivo’ negli ultimi 30 giorni non significa nulla, in quanto potrebbe essere dovuto alle due dosi che Attilio Manca si è iniettato quella sera. Se il tossicologo incaricato dalla Procura ha prelevato il capello intero e ha riscontrato tracce di eroina è chiaro che l’ha riscontrato ‘positivo’ vista l’overdose!”.
“A questo punto - sottolinea il dott. Giancane - ci vuole un tossicologo forense al quale rivolgere questa domanda: si può riesumare la salma, prendere qualche capello e fare nuovamente il test per dimostrare se Attilio Manca era o meno un tossico? Ammettiamo che lo fosse, questo non esclude l’ipotesi dell’omicidio. Il modo migliore per uccidere un tossicodipendente è ovviamente una overdose. Ma se invece viene fuori che non c’è traccia di una sua tossicodipendenza, allora è tutta un’altra storia. Non so se un esame di questo tipo sia ancora attendibile a distanza di 13 anni. Certo è che un perito serio lo può sicuramente sapere. E comunque vale la pena tentare. In questo caso servirebbe una sorta di antropologo criminale, abituato a lavorare sul riesumato, sui tossicologici delle riesumazioni. Penso che sia una materia altamente specialistica”. Un’ultima osservazione viene dedicata ulteriormente al consulente della Procura di Viterbo. “Stendiamo un velo pietoso sulla dottoressa Ranalletta - ribadisce il tossicologo -. Non c’è dubbio che quando c’è di mezzo una overdose ogni attività successiva viene fatta male. Ecco perché è l’ideale uccidere una persona in questo modo”. Per Salvatore Giancane quindi il decesso di Attilio Manca“è sicuramente dovuto ad overdose di eroina, ma ci sono seri dubbi che si tratti di un’overdose non cercata da parte di qualcuno che voleva solo farsi una ‘pera’. E’ un’ipotesi che non sta in piedi. Questo caso puzza più di omicidio che di suicidio!”. “Ricordiamoci che quando c’è di mezzo l’eroina non si muore subito, si muore dopo due o tre ore di coma, quindi se omicidio è stato, lì qualcuno è rimasto in quell’appartamento a verificare che fosse morto. Questo viene confermato dagli esami tossicologici nei quali c’è scritto che sono state ritrovate tracce di morfina nel suo corpo, di fatto nel corpo di Attilio Manca non c’è più l’eroina in quanto è stata metabolizzata e quindi erano passate almeno 3 ore dall’assunzione. Sicuramente il dott. Manca è stato in agonia dalle 2 alle 3 ore. Per non parlare del mistero dell’assenza delle sue impronte dalle due siringhe...”.  Alla domanda se ci sia la speranza di poter arrivare alla verità a distanza di 13 anni il dott. Giancane si dice possibilista: “Sì, ma solo se qualcuno prende seriamente in mano il caso. E comunque, anche se non si dovesse arrivare ad individuare i responsabili, se per lo meno viene escluso che quella sia stata una overdose accidentale, abbiamo già fatto qualcosa per questo giovane medico e per la sua famiglia”.

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