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Berlusconi, soldi e boss mafiosi negli appunti di Falcone

falcone giovanni bunkerinoRitrovato un foglio A4 nell'ex ufficio del giudice, oggi museo
di Aaron Pettinari
Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano”. Ecco l'appunto di Giovanni Falcone scritto su un foglio di block notes a quadretti. E' stato ritrovato nei giorni scorsi da Giovanni Paparcuri, uno dei più stretti collaboratori del magistrato, che dopo essere andato in pensione oggi è il responsabile del “bunkerino” del pool antimafia, oggi museo, con gli uffici di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A raccontare il fatto è il quotidiano La Repubblica.
Paparcuri stava sfogliando alcuni scritti di Falcone, nello specifico quelli contenenti vecchie dichiarazioni del pentito Francesco Marino Mannoia. E' tra queste carte che ha ritrovato l'appunto in cui si parla dell'ex Premier. Immediatamente è stata informata la Procura. Come mai in tanti anni nessuno aveva notato quello scritto? Ad alimentare il giallo è poi l'assenza di riferimenti a Berlusconi nei verbali ufficiali del collaboratore di giustizia Mannoia, risalenti al 1989. Interpellato dal cronista del quotidiano su questo appunto Mannoia ha semplicemente risposto: “Non ricordo. Sono ormai anziano e malato. E poi non posso rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa”.
Un silenzio dietro a cui si era trincerato anche nel 2003 quando, al processo Dell'Utri, si avvalse della facoltà di non rispondere.
Diversamente Mannoia ha risposto alla domanda su altri elementi contenuti nell'appunto, ad esempio su Michele Graviano, il padre dei boss stragisti Giuseppe e Filippo. Michele Graviano ha perso una gamba per mettere una carica esplosiva” aveva scritto Falcone. E Mannoia, rispondendo alle domande del cronista ha subito ricordato che “doveva fare un attentato a un cantiere” e che “rimase ferito”. Negli appunti di Falcone ci sono argomenti tagliati con un tratto di penna su argomenti che poi compaiono nei verbali di Mannoia. Poi ce ne sono tre che restano integri. Oltre a quello su Graviano e Berlusconi c'è anche un appunto su un noto imprenditore palermitano, Toluian, e Giovanni Bontade (“Tappeti Toluian, rapporti con Giovanni Bontade: dollari”). Restano aperte diverse domande. Perché Falcone aveva scritto quel riferimento sull'ex Presidente del Consiglio, allora imprenditore? Possibile che Mannoia abbia rifiutato di mettere a verbale quell'argomento?
Ufficialmente, non è mai risultata alcuna indagine di Falcone su Berlusconi ma quel foglio oggi diventa un elemento importante.
Silvio Berlusconi è infatti indagato dalla Procura di Firenze assieme al suo braccio destro, Marcello Dell'Utri (già in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa), nell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. Certo è che i nomi contenuti nell'appunto non sono di poco conto. Gaetano Grado è uno dei boss palermitani che frequentava Milano negli anni Settanta. Gaetano Cinà è il boss mafioso molto amico di Dell'Utri, considerato il “tramite, l'intermediario di alto livello fra l'organizzazione mafiosa e gli ambienti imprenditoriali del Nord”. Vittorio Mangano è il mafioso assunto da Berlusconi come stalliere nella sua villa di Arcore.
Nelle motivazioni della sentenza di condanna nei confronti di Dell'Utri è scritto che per diciotto anni dal '74 al '92, l'ex senatore è stato il garante dell’accordo tra Berlusconi e la mafia per proteggere interessi economici e i suoi familiari e “la sistematicità nell'erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell'Utri a Cinà (Gaetano Cinà, ndr) sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all'accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”. In quella sentenza i giudici mettevano anche in rilievo come “il perdurante rapporto di Dell'Utri con l'associazione mafiosa anche nel periodo in cui lavorava per Filippo Rapisarda e la sua costante proiezione verso gli interessi dell'amico imprenditore Berlusconi veniva logicamente desunto dai giudici territoriali anche dall'incontro, avvenuto nei primi mesi del 1980, a Parigi, tra l'imputato, Bontade e Teresi, incontro nel corso del quale Dell'Utri chiedeva ai due esponenti mafiosi 20 miliardi di lire per l'acquisto di film per Canale 5”.

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