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''Voglio la verità per Attilio e cercherò ancora giustizia''

manca angela gino c giorgio barbagallodi Angelina Manca - Caso Manca
Dopo l'intervento di Armando Spataro, risponde la madre dell’urologo che operò (forse) Provenzano. Il pm: “Io cito la sentenza”

Gentile dottor Spataro, le confesso che è stato per me un dolore (l’ennesimo) leggere il suo intervento sul Fatto Quotidiano e apprendere della sua certezza che mio figlio Attilio sia morto perché eroinomane e che solo “tesi complottistiche” possano sostenere che sia stato vittima di un omicidio. Le rivolgo queste parole, avendo considerazione del suo ruolo, da madre e da cittadina che pretende che la giustizia non sia traviata da omissioni e che la verità sia raggiunta attraverso ogni possibile accertamento. Nel caso, lei avrebbe ogni diritto di rimanere con le sue convinzioni. Ma finché l’autorità giudiziaria brillerà per inerzia non potrò consentirmi il silenzio.
Lei sostiene che le consulenze medico-legali attestino l’assenza di violenza sul corpo di Attilio? Quelle consulenze, in realtà, non attestano nemmeno la data e l’ora della morte di Attilio. Le sembra serio?
Lei sostiene che Attilio fosse assuntore di droga, “chirurgo ambidestro” e che “si iniettasse stupefacente anche con la mano destra”, perché così sostenuto da testimoni. Testimoni? Uno di questi, pensi, era indagato per l’omicidio di mio figlio. Non sa che tutti i colleghi di Attilio di Viterbo non solo hanno escluso che potesse fare uso di droga, ma hanno dichiarato anche che era un mancino puro, incapace di fare anche gesti semplici con la mano destra? Chi le ha detto che Attilio fosse “ambidestro”? Sì, mio figlio guidava l’auto con entrambe le mani. Basta questo a renderlo ambidestro? È una menzogna clamorosa. Però necessaria, perché altrimenti come spiegare che, in assenza di alcun’altra traccia di punture sul braccio giusto, si fosse iniettato l’eroina su quello sinistro? E la consulenza tricologica? Ma dove l’ha trovata? Semplicemente non esiste.
Vero, il Tribunale di Viterbo ha condannato Monica Mileti per quella cessione. Lei sa che su Monica Mileti dopo la morte di Attilio non venne fatta alcuna attività di indagine? Nemmeno un’intercettazione. Perché? Perché l’indagato doveva essere Attilio. Però nel processo non sono stati sentiti i pentiti che hanno parlato dell’omicidio di mio figlio. Nemmeno la difesa ne ha chiesto l’esame. Le sembra normale? Noi ci eravamo costituiti quali parti civili, proprio per cercare di avere un’istruttoria degna di questo nome. A dibattimento, però, su richiesta del pm, siamo stati esclusi, perché noi non eravamo “danneggiati”. Le sembra normale?
No, dovevamo essere cacciati, perché eravamo gli unici che cercavamo la verità. Infatti quando sono stata chiamata come testimone, il procuratore si fece sostituire da un magistrato onorario e la mia deposizione durò non più di tre minuti. Ho una certa età e mi si chiese di fare mille chilometri per testimoniare. Era necessario?
Lei è certo che mio figlio non si sia mai occupato di Provenzano. Ne ha diritto, come ho il diritto di pensarla diversamente, confortata dalle dichiarazioni che sono iniziate ad arrivare da alcuni pentiti. Come fa a dire che siano “risultati sin qui inattendibili”? Perché contraddicono la versione di Attilio eroinomane colpevole della sua morte? Le segnalo che uno di quei pentiti, Carmelo D’Amico ha portato alla cattura di numerosi responsabili di numerosissimi omicidi. Lo faccia dire ai suoi accusati, che D’Amico è inattendibile. Finora le sue dichiarazioni hanno resistito davanti a tutti i giudici.
E poi: le sembra normale che nel 2003 Provenzano sia andato a farsi curare e operare in cliniche private in Provenza? E possiamo fidarci del tutto di quanto attestato dalle cliniche private di fiducia di Provenzano? E dopo l’intervento cui venne sottoposto a ottobre 2003, Provenzano, rientrato in Italia, non fu più visitato da alcuno? L’urologo di cui parlò in un’intercettazione il boss Pastoia non è stato ancora trovato.
Mi creda, dottor Spataro, io e mio marito non abbiamo molte energie. Ma in questo Paese, nel quale la verità e la giustizia troppo spesso devono essere cercate dai familiari delle vittime, io, per riguardo della memoria di mio figlio Attilio, continuerò a non tacere.


La replica di Armando Spataro*
Ho preso atto della lettera inviatami dalla signora Manca il cui dolore profondamente rispetto.
Io ho riportato quanto scritto in sentenza e ritengo che non sia possibile replicare ai parenti delle persone decedute o vittime di reati, se non invitandoli a leggere attentamente gli atti processuali.

* Procuratore di Torino
 
Tratto da: Il Fatto Quotidiano

In foto: Angelina e Gino Manca © Giorgio Barbagallo

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