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Vaccini: più di 40mila a Pesaro per la libertà di scelta

di Monica Centofante - Fotogallery
“Non siamo contro i vaccini, ma contro un obbligo che non ha precedenti”

“Fino a ieri era Pesaro, da oggi sarà leggenda”. Ha esordito così il giornalista David Gramiccioli, lo scorso sabato 8 luglio, dal palco del Miralfiore, il bel parco della città marchigiana. Sintetizzando in poche parole lo spirito di una manifestazione dai connotati certamente epocali.
Oltre 40mila persone, provenienti da ogni parte d'Italia, hanno sfidato il caldo torrido e si sono date appuntamento lì per difendere la libertà di scelta in ambito vaccinale. Altre migliaia hanno seguito l'evento in streaming, persino dalla Francia, dove era in corso un'iniziativa parallela nata sull'onda di quella italiana.
Nessuna forza politica dietro di loro, nessun sindacato, una manifestazione dai numeri inaspettati partorita sui social, nelle piazze, tra la gente  per volontà di tanti genitori che non si arrendono a subire un'imposizione senza precedenti nel mondo: quei 10 vaccini che si vorrebbero somministrare per legge a neonati e bambini senza sapere, in assenza di casistica, quale sarà il loro reale impatto sul corpo dei piccoli.
Genitori informati, preparati, organizzati da anni in comitati e associazioni con tanto di avvocati ed esperti. Indubbiamente una notizia, che quasi tutti i principali media sono riusciti incredibilmente a tacere.


“Non siamo contro i vaccini”, hanno precisato organizzatori e ospiti, che si battono per la libertà di scelta e per una informazione corretta e trasparente, anche in tema di farmacovigilanza. Tra questi Anna Pezzotti, presidente dell'associazione Rav, ma soprattutto madre di una giovane ragazza gravemente danneggiata dal vaccino contro il Papillomavirus. “Noi - ha chiarito - siamo contro una prassi vaccinale che va rivista”. “Non finirò mai di chiedere scusa a mia figlia perché non mi sono fidata di lei, che ha manifestato sin da subito sintomi anomali, ma dei medici. Ho fatto l'errore di fidarmi dei medici che mi rassicuravano”. Si commuove: “Era nostro diritto sapere che il vaccino, fortemente consigliatomi dal pediatra, era in fase di monitoraggio. Non c'erano studi sulle possibili reazioni avverse”.
Tanti i familiari delle vittime che si sono alternati sul palco. Storie tragiche vissute in solitudine, famiglie spezzate e abbandonate da quello Stato che avrebbe dovuto sorreggerle. Tra queste anche la famiglia di Elisa ed Enrico, i due fratellini che tanti anni fa, proprio a Pesaro, persero la vita per un vaccino. Sono loro il simbolo della manifestazione organizzata dal locale Comitato Salute e Diritti in collaborazione con Comilva, Colors Radio, Corvelva, Auret, Rav, Il sentiero di Nicola e Condav. E a loro si sono unite tante associazioni presenti a Pesaro con una propria rappresentanza.
“Una famiglia riunita”, come l'ha definita l'avvocato Luca Ventaloro, “che oggi può e deve dare una svolta. Perché il vuoto tra noi e i politici va colmato”.

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Nei successivi interventi lo spaccato di un Governo scollegato dai cittadini, più attento all'interesse multinazionale che a quello nazionale, che sembra agire con la sola logica del capitale, nonostante l'esistenza di reazioni avverse ai vaccini sia comprovata nelle aule di Tribunale.
L'accenno al Global Health Security Agenda è del filosofo Diego Fusaro, che ricorda l'incarico ricevuto in quell'occasione dall'Italia, alla Casa Bianca, alla presenza di Barack Obama.
Era settembre del 2014 e il ministro Lorenzin, insieme al Presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Sergio Pecorelli rappresentavano il nostro Paese che in quella sede veniva nominato capofila, per i successivi cinque anni, per le strategie vaccinali a livello mondiale.
Sulla costituzionalità dell'odierno decreto legge ha posto invece dei dubbi il Presidente Onorario della Cassazione Ferdinando Imposimato, che tra le altre cose ha citato l'art. 32 della Costituzione e la Convenzione di Oviedo, ricordando che la stessa Costituzione ci imporrebbe il rispetto per le convenzioni internazionali alle quali abbiamo aderito. “Non siamo fuorilegge noi che chiediamo il rispetto della Costituzione”.

L'abbraccio della folla, tinta di arancione, è caloroso per tutti i relatori. E sulle note delle canzoni di Povia, tra gli ospiti d'onore, diventa una festa. Per i bambini e con i bambini che in mezzo alla folla giocano e ballano.
Questo non è un punto di arrivo, hanno spiegato in chiusura i rappresentanti delle associazioni presenti, è solo il punto di partenza di una battaglia che proseguirà nelle piazze e nei Tribunali attraverso esposti e ricorsi a cui un'equipe di avvocati, di tutta Italia, sta già lavorando. “Siamo partiti da qui e arriveremo in alto, scaleremo la montagna e vinceremo in nome della libertà”.
La rivoluzione pacifica è appena iniziata e se saprà resistere a difficoltà e ingerenze, che indubbiamente si presenteranno, ha sicuramente i numeri per tentare l'impresa.

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