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Raid Caltanissetta, verifiche anche nell'ufficio di Stefano Luciani

sava lari c gdsdi Francesca Mondin
Il procuratore generale: “Situazione palazzo di giustizia lascia a desiderare”

Continuano le indagini per accertare chi abbia violato, durante le festività pasquali, le stanze dei pm di Caltanissetta. Oltre all'ufficio del procuratore aggiunto Lia Sava infatti, si sta verificando se l'intruso sia entrato anche nella stanza del sostituto della Dda nissena Stefano Luciani, che oltre ad essere titolare, assieme a Sava, di delicate indagini sulle stragi del '92 rappresenta attualmente l'accusa al processo Borsellino quater (in giornata dovrebbe essere emessa la sentenza di primo grado). Ieri la polizia scientifica ha “scandagliato” nuovamente gli uffici dei due magistrati, che si trovano entrambi al quarto piano ma in corridoi opposti, in cerca di indizi. In attesa di capire se è stato sottratto del materiale informatico dal computer del magistrato Sava, si fa strada anche la teoria secondo cui il raid nell'ufficio del procuratore aggiunto sia stato una sorta di diversivo messo a punto per deviare l'attenzione o nascondere un'eventuale incursione nella stanza del sostituto Luciani.
A nulla sono servite le telecamere nuove dell'impianto di videosorveglianza poiché non si riesce a risalire alle registrazioni video di quei giorni in quanto le immagini riprese dalle telecamere sono visibili solo in presa diretta. “Se vi fossero state le telecamere a registrare nei corridoi nei giorni di Pasqua e Pasquetta si sarebbe risolto tutto” ha infatti dichiarato il procuratore generale Sergio Lari. Un fatto grave che scopre un sistema di sicurezza che arranca in un palazzo di giustizia in cui si svolgono indagini delicate e importanti su mafia e corruzione. “I problemi non sono soltanto quelli legati alla sicurezza e alle telecamere - ha spiegato al Giornale di Sicilia Sergio Lari portando alla luce le gravi condizioni del palazzo di giustizia nisseno - ma v'è un problema di manutenzione che è molto serio, con infiltrazioni d'acqua, tubi che si rompono”. La difficoltà di intervenire su questi problemi, secondo il procuratore generale, è data dal fatto che il dirigente degli uffici giudiziari (competente per la manutenzione dal 2015) “ha un potere limitatissimo, ridotto a piccolissime spese, dobbiamo continuare a rivolgerci al ministero per essere autorizzati ad effettuare qualunque acquisto e se le somme superano una certa soglia deve intervenire il ministero”. Il progetto d'intervento è già stato presentato al Ministero di giustizia ma “evidentemente il sistema si è inceppato” perché “il ministero si è trovato sulle spalle tutti i palazzi di giustizia” ha ipotizzato Lari.
Per quanto riguarda il sistema di videosorveglianza il procuratore generale ha spiegato che non essendoci la possibilità di avere un progetto globale che coinvolga anche il perimetro esterno del palazzo, si sta cercando di tamponare con “piccoli provvedimenti per sistemare qualche telecamera”.

In foto: Lia Sava e Sergio Lari (tratta da Giornale di Sicilia)

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