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Nuova pista su caso Agostino, l'agente scortava un supertestimone

agostino ida foto 2di Aaron Pettinari
C’è un nuovo filone di indagine sull’omicidio che portò alla morte il poliziotto Nino Agostino, sua moglie Ida Castelluccio (che era incinta), il 5 agosto 1989.
Una pista che scava proprio sulle attività che l’agente avrebbe svolto nei mesi precedenti. A parlarne è oggi il quotidiano La Repubblica nell’edizione di Palermo. A quanto pare l’agente del commissariato San Lorenzo sarebbe stato impegnato in un delicatissimo servizio di scorta nei confronti dell’ex estremista di destra, Alberto Volo, che tra il 28 marzo ed il 18 maggio, veniva interrogato in gran segreto in Procura dal giudice istruttore Giovanni Falcone.
Interrogatori finiti all’interno degli atti processuali per i delitti Mattarella, Reina e La Torre e che sono stati ripresi in esame dai magistrati Antonino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi. A Falcone il Volo confermava in particolare la pista dei killer neofascisti per l’omicidio del presidente della Regione e rivelò anche di aver fatto parte, dal ' 67 all' 80, di una organizzazione segreta che si chiamava Universal Legion ma che coincideva perfettamente con quanto successivamente è emerso su Gladio. Un dettaglio ritenuto importante proprio perché nel 1989 l’esistenza di Gladio non era ancora nota. Ma come era riuscito Falcone ad arrivare a Volo?
Ricostruendo e scavando i pm hanno scoperto che l’ex estremista, quando aveva deciso di “vuotare il sacco”, si era rivolto ad un amico di infanzia, l’allora commissario di San Lorenzo, Elio Antinoro. E’ il commissario ad accompagnare in gran segreto Volo al Palazzo di Giustizia. E da quel momento alcuni poliziotti di San Lorenzo, tra cui Agostino, si sarebbero occupati di proteggere il neo dichiarante.
E’ in questa direzione, dunque, che si svilupperebbe la nuova pista sul caso Agostino.
Del resto i pm avevano scritto nella richiesta di archiviazione nei confronti di Nino Madonia, Gaetano Scotto e l’ex poliziotto Giovanni Aiello che “in ordine al tema delicatissimo del contesto e del possibile movente che può aver determinato l'omicidio di Nino Agostino deve sottolinearsi che questo ufficio ha tuttora in corso una complessa e articolata attività di indagine, in corso di svolgimento nell'ambito di un autonomo procedimento, pendente nella fase delle indagini preliminari”.
Tante sono le domande che restano aperte in questo mistero italiano. Perché la storia di Agostino si incrocia con l’attentato, fallito, all’Addaura nell’abitazione di Falcone. Può essere una coincidenza che dopo quell’episodio vennero interrotte le audizioni di Volo?
E’ possibile che Agostino, che appunto si occupava della sicurezza di Volo durante gli interrogatori, avesse appreso qualcosa di delicato?
Di fatto per anni vennero ignorate le dichiarazioni di un compagno di pattuglia di Agostino, che sin dalla sera del delitto aveva raccontato che Nino gli disse di essere impegnato nella ricerca di latitanti e “di essere a conoscenza del rapporto fra Antinoro e Volo”. Non solo: “In quell’occasione, aggiunse di fare parte dei servizi segreti”.
Quel che è certo è che il la famiglia Agostino aspetta di conoscere la verità su quell’omicidio da oltre ventisette anni. Una verità negata anche a causa di ignobili depistaggi perpetrati sin dal primo momento. Basta ricordare la prima pista che venne presa dagli investigatori, ovvero quella della vendetta dei familiari di un’ex fidanzata. E poi ancora c’è la misteriosa perquisizione in casa di Agostino, compiuta da agenti di polizia (e non solo?) con appunti dell’agente che scompaiono misteriosamente. Che vi sia stato un depistaggio è scritto nero su bianco anche decreto di archiviazione del Gip Maria Pino nei confronti di Guido Paolilli. In quel decreto veniva infatti dimostrato come “le risultanze istruttorie dimostrano come l'indagato (Guido Paolilli, ndr) abbia contribuito alla negativa alterazione del contesto nel quale erano in corso di svolgimento le investigazioni inerenti all'omicidio di Antonino Agostino e Ida Castelluccio”.
In un’intercettazione ambientale del 21 febbraio 2008 nella casa di Montesilvano (Pe) lo stesso Paolilli, mentre in televisione andava in onda un servizio della trasmissione “La Vita in diretta” durante la quale il padre di Nino, Vincenzo Agostino, parlava del biglietto trovato nel portafoglio del figlio - dove era scritto “se mi succede qualcosa guardate nell'armadio di casa” - fa una clamorosa ammissione.
Rispondendo ad una domanda del figlio su cosa vi fosse all’interno dell’armadio rispose senza targiversare: “Una freca di carte che proprio io ho pigliato e poi ho stracciato”. Cosa vi era scritto in quelle carte?
Le indagini proseguono, così come l’attesa dei familiari che attendono anche che il giudice si pronunci sulla richiesta di archiviazione dei mesi scorsi per i boss Madonia, Scotto, e per l’ex poliziotto Aiello. Archiviazione a cui il legale della famiglia, Fabio Repici, si è opposto anche chiedendo l’avocazione alla Procura generale.

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