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'Ndrangheta: si va verso un maxi processo contro gli "invisibili"

tribunale toghedi Aaron Pettinari
La Procura di Reggio chiude le indagini su 72 persone

Sono stati inviati nei giorni scorsi gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 72 persone nell'ambito del procedimento scaturito dall'unione delle inchieste "Mammasantissima", "Alchemia", Reghion", "Fata morgana" e "Sistema Reggio". Una sorta di maxi processo così come non si vedeva dai tempi del procedimento  "Olimpia". In questi mesi a condurre le indagini sono stati il procuratore capo Federico Cafiero de Raho, il procuratore aggiunto Gaetano Paci, ed i sostituti Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Roberto Di Palma, Walter Ignazitto, Giulia Pantano. Nell'elenco compaiono i nomi forti delle indagini del 2016, come l'avvocato Paolo Romeo, l'avvocato Giorgio De Stefano, il senatore Antonio Caridi, l'ex sottosegretario alla Regione, Alberto Sarra, il dirigente regionale Francesco Chirico.
I reati contestati vanno dall' associazione mafiosa, al voto di scambio, quindi la violazione della legge Anselmi, corruzione, estorsione, truffa, falso ideologico e rivelazione di segreti d’ufficio. Nell'elenco figurano personaggi pubblici, uomini di successo, della politica, in carica e non; in affari con la ‘Ndrangheta e la massoneria deviata. Faccendieri, personalità di spicco nelle istituzioni pubbliche, nello Stato; persino un sacerdote, un magistrato in pensione, una giornalista e un collaboratore di giustizia. Sono questi i membri della cupola degli "invisibili". Una struttura riservata della 'Ndrangheta in grado di orientare e condizionare le istituzioni ed alterare “l’equilibrio degli organi costituzionali”, grazie alla rete di relazioni messa in piedi da figure come gli avvocati Paolo Romeo (ex parlamentare del Psdi) e Giorgio De Stefano, “soggetti ‘cerniera’ che interagiscono tra l’ambito ‘visibile’ e quello ‘occulto’ dell’organizzazione criminale”.
Tra i nomi di spicco vi è sicuramente quello del senatore Antonio Caridi (in carcere da agosto per l’ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa emessa nei suoi confronti, nell’ambito di “Mammasantissima”). Per i magistrati della Dda, infatti, il politico calabrese “fruiva dell’appoggio della cosca De Stefano”, operava “in modo stabile, continuativo e consapevole a favore del sistema criminale” che agevolava “mediante l’uso deviato del proprio ruolo pubblico, delle cariche di volta in volta ricoperte all’interno del Consiglio e della Giunta comunale di Reggio, del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria e del Senato della Repubblica”.
Fra gli indagati, compare anche il presidente della Provincia, Giuseppe Raffa, per un episodio di corruzione. Nell'elenco anche il giudice in pensione, Giuseppe Tuccio e poi professionisti di vario genere, funzionari giudiziari, dipendenti del Tribunale, ma anche politici, avvocati, giornalisti. Indagato anche don Pino Strangio, parroco del Santuario di Polsi, il quale avrebbe svolto un ruolo di mediatore fra alcune cosche di 'ndrangheta ed esponenti istituzionali.
Il prete è stato anche uno degli artefici della pace tra le cosche protagoniste della faida che portò nel 2007 alla ‘strage di Duisburg‘. Oggi è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché “in qualità di sacerdote e massimo referente religioso del santuario di Polsi, – scrivono i pm – mediava nelle relazioni tra esponenti delle forze dell’ordine, della sicurezza pubblica ed esponenti della ‘ndrangheta in funzione di garante delle promesse e di agevolatore dello scambio tra le informazioni gradite ai primi e varie forme di agevolazioni gradite ai secondi”.
Le inchieste condotte dalla Dda reggina hanno dunque fatto luce sui rapporti tra politica e 'Ndrangheta in cui si inserisce anche la massoneria con un ruolo di fatto decisivo.
Se per questi 72 l'indagine è conclusa proseguono le inchieste su altri soggetti di peso come l’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, condannato pochi giorni fa a 5 anni di carcere nel processo d’appello sul caso ‘Fallara‘, ma anche su le influenze che la componente segreta ha avuto anche nelle primarie del Pd per la scelta del candidato a sindaco di Reggio Calabria, nelle comunali e nelle regionali vinte da Mario Oliverio. Nelle carte del Ros si documenta come Paolo Romeo si sia avvicinato “alle posizioni del Pd, in seguito agli accordi con il segretario provinciale di quel partito Sebi Romeo”. “Sia il De Stefano che il Romeo – proseguono gli investigatori - hanno avuto un ruolo attivo nella trascorsa campagna elettorale. Nello specifico, Romeo Paolo ha indirizzato il sostegno elettorale in favore di Battaglia Domenico Donato (detto ‘Mimmetto’ ed eletto con oltre 10mila voti, ndr), mentre De Stefano Giorgio ha attivamente partecipato al sostegno elettorale del Romeo Sebi (12.288 preferenze, ndr)”. Sarebbe questa la dimostrazione che, di fatto, la componente de "gli invisibili" sia stata l'unica certezza a prescindere dal colore politico che si presentava alle elezioni. Il 2017, dunque, potrebbe portare nuovi sviluppi.

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