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Cutrò: ''Non si gioca con la vita, ho paura per la mia famiglia''

cutro primo piano
di Francesca Mondin
Revocate le speciali misure di protezione per il testimone di giustizia

Dopo 5 anni sotto il sistema di protezione oggi, a detta della Commissione centrale di protezione dei testimoni di giustizia, non ci sono più quei rischi d'un tempo per Ignazio Cutrò e la sua famiglia. Il Ministero dell'Interno ha deciso di non rinnovare al presidente dell'associazione nazionale Testimoni di giustizia le speciali misure di protezione. La tutela viene quindi rimandata all'ufficio centrale per la sicurezza personale (UCIS), si legge nel documento, che valuterà “l'adozione delle ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al concreto livello di rischio”. Quindi da oggi secondo la Commissione centrale, Cutrò può stare senza la scorta che spetta a chi è sottoposto alle misure di protezione speciale. In quella stessa terra dove sedici anni fa ha cominciato la sua denuncia contro la mafia e le famiglie mafiose dell'agrigentino portando in galera boss e gregari.
Le motivazioni di questa scelta inaspettata? “Assurde” dice il presidente dell'Associazione testimoni di giustizia, che dopo aver letto il documento è stato portato all'ospedale a causa di un malore improvviso. In testa ci sarebbe la motivazione che “Siccome la prefettura di Agrigento ha detto che da un anno lavoro a Bivona dove non ho subito attentati e i mafiosi che ho denunciato sono in cella allora non sono più in pericolo”. Cutrò, grazie alla legge sulle assunzioni dei testimoni nella pubblica amministrazione (legge voluta e scritta dall'associazione), lavora a Bivona, in un ufficio completamente isolato dal pubblico per motivi di sicurezza. Lo stesso prefetto oggi ha fatto sapere alla famiglia Cutrò che per quanto in sue facoltà manterrà la scorta per le esposizioni note momentaneamente. Ecco allora che forse qualche pericolo lo corre ancora la famiglia Cutrò in una terra dove la mafia non dimentica ma aspetta con pazienza il momento opportuno d'isolamento.

Il Ministero dell'Interno avrebbe evidenziato, spiega il testimone di giustizia sconvolto, che “sono io ad essermi messo in pericolo ed aver messo in pericolo la scorta violando il sistema in più occasioni con manifestazioni, proteste e alcune interviste”. “Addirittura - continua Cutrò - fanno riferimento al fatto che ho scritto e detto diverse volte che non funzionavano i sistemi di protezione e che siccome non ho paura ad uscire per protestare allora non c'è bisogno della scorta”.
E lui di manifestazioni e proteste ne ha fatte sicuramente molte, non per spavalderia ma perchè al contrario timoroso e preoccupato per  alcune problematiche inerenti i testimoni di giustizia. “Quando c'era da far notare i problemi l'ho fatto così come quando mi sono complimentato e ho ringraziato per alcune vittorie ottenute - specifica Cutrò - Cosa avrei dovuto fare?”.
Molte sono state le battaglie portate avanti dall'associazione nazionale Testimoni di giustizia e ancora troppe sono le problematiche che vivono molti di questi cittadini all'ombra che  hanno creduto nel valore profondo di cittadinanza puntando tutto quello che avevano nella giustizia.

Ed ora cosa succederà all’ex testimone di giustizia?
Da subito Ignazio Cutrò ha deciso di non fuggire dalla Sicilia, rimanere nella località d'origine e pretendere che gli fossero riconosciuti gli stessi diritti di chi sceglie di andare in località protetta. Del suo caso si è interessata anche alcuna stampa estera che ha portato la sua storia fuori i confini italiani. Rosy Bindi ha dichiarato che buona parte della nuova legge che dovrebbe euiparare i diritti dei testimoni in loco e di quelli in località protetta si è basata anche sulla mia storia” sottolinea Cutrò. Ma ora, proprio quando l'eterna battaglia del presidente dell'Associazione nazionale testimoni di giustizia potrebbe trovare fine con l'approvazione di questa nuova legge, lui esce dal sistema di protezione che, come spiega il suo avvocato Katia La Barbera comporterebbe “la fuoriuscita anche da tutti i benefici connessi allo status di testimone di giustizia”. “Questo significa che da oggi sono un'ex testimone di giustizia - spiega Cutrò - come se lo si può essere a periodi”. “Mi hanno rovinato - dice sconsolato l'ex imprenditore di Bivona - perché c'è tutta la questione delle perizie del Viminale in ballo ma buttandomi fuori dal programma di protezione non credo che sarò più chiamato dalla Commissione centrale”.
 A marzo scorso era scoppiato il caso delle perizie del 2012 mai applicate dove un perito del Viminale sottolineava la necessità di aiutare Cutrò con alcuni interventi economici. Il tutto era emerso in un momento di grossa crisi per Cutrò che strozzato dai debiti delle banche e della Serit aveva minacciato di darsi fuoco. Dopo la disponibilità delle banche di andare in contro al testimone, Cutrò stava attendendo da tempo delle risposte dalla Commissione centrale.
A tutto questo ora si aggiunge anche “il problema che per fare ricorso al Tar ci vogliono più di 2000 euro - sottolinea desolato - ed io non so come fare”.

Pare assurdo che un testimone di giustizia come Ignazio Cutrò, dopo tutte le difficoltà a cui è andato incontro nel scegliere di rimanere nella stessa terra dove la mafia gli ha bruciato i macchinari venga “fatto uscire” dal sistema di protezione per testimoni di giustizia solo dopo 5 anni. La storia ci insegna che la mafia non dimentica facilmente chi la ostacola e Cutrò con la sua presenza a Bivona “da fastidio” quotidianamente perchè conferma ogni giorno che si può dire no alla mafia.
 Molte sono state le dimostrazioni di solidarietà nei confronti di Cutrò, da Don Ciotti alla presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, ad alcuni deputati del Movimento 5 stelle e molti altri rappresentanti della società civile. Al momento il viceministro Bubbico impegnato in altre questioni non ha rilasciato ancora nessuna dichiarazione su questa decisione. Ma Davide Mattiello, membro della Commission Antimafia sostiene che: “Sono destituite di ogni fondamento le notizie che trattano il taglio della scorta ad Ignazio Cutrò, ce lo ha confermato il viceministro Bubbico, da me sollecitato su questo punto nell'ambito della audizione che si è appena conclusa in V Comitato della Commissione Antimafia”. Parole che  sembrano andare in contrasto con quanto scritto nel provvedimento del Viminale che delibera “di non prorogare le speciali misure di protezione nei confronti di Cutrò Ignazio”.
“Io resto qui e sicuramente non ce ne andremo da Bivona - dice convinto Cutrò confermando il suo impegno - tutto quello che ho fatto lo rifarei perché se non avessi fatto quello che ho fatto con le proteste e con tutto il resto assieme ad altri testimoni di giustizia non avremmo raggiunto gli obiettivi fin ora raggiunti quindi se questo è il prezzo che ho pagato ne sono felice”.
 Poi un momento di silenzio e il pensiero va alla famiglia ed al caso di Domenico Noviello, ammazzato dopo che gli fu tolta la tutela: “La mafia aspetta solo che ti abbandonino e poi ti ammazza. Il rischio e che ora pian piano mi abbassano il livello e in pochi mesi mi trovo senza scorta. Ieri quando ho letto le carte ho temuto moltissimo per la mia famiglia - dice Cutrò con la voce strozzata - qui non stiamo giocando a scacchi, non si può giocare con la vita delle persone”. Un sospiro. “Io vado avanti, la mia è una voce libera e non la tapperanno così facilmente!”.

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