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Dia: 'Ndrangheta, una holding dal forte ''patrimonio identitario''

dia calabria eff 600La relazione: "Con smobilitazione Farc possibile rafforzamento cosche in Colombia"
di Miriam Cuccu - Documento pdf

Una "holding" che può contare su un forte "patrimonio identitario" è la 'Ndrangheta descritta nella seconda relazione semestrale della Dia, riferita al secondo semestre del 2015. I suoi risultati economici, spiega, dipendono "in larga parte dai proventi derivanti dalle attività fuori Regione d’elezione", così come all'estero, mentre le "logiche e ritualità mafiose (…) se da un lato tarpano la Calabria nei processi di sviluppo imprenditoriale ed industriale, dall’altro consentono alle cosche di mantenere una forte identità, vero volano verso l’esterno".
La forza della 'Ndrangheta, prosegue la relazione, sta nella "rete relazionale che le cosche sono riuscite ad intessere con professionisti, operatori economici ed esponenti del mondo della finanza" ed in due principali settori, "l’accumulazione dei capitali, il riciclaggio e il reimpiego dei proventi illeciti"."La necessità di ampliare l’orizzonte degli investimenti - avvalendosi spesso di sofisticati meccanismi finanziari (precisa la Dia) - si sposa con un’organizzazione arcaica, strutturata in ‘ndrine, cosche e locali, repliche esatte di quelle calabresi".
Vero punto di forza della mafia calabrese è, aggiunge la relazione, quella “grammatica ‘ndranghetista” che appartiene a tutti gli affiliati. "È in ragione di questo ancestrale patrimonio identitario - si legge ancora - che cosche di diversa matrice provinciale, in alcuni casi addirittura contrapposte, fuori Regione riescono a 'dialogare', creando solide convergenze affaristico-criminali". E le aree interessate, dal Piemonte, alla Lombardia, alla Liguria, fino a Germania, Canada e Stati Uniti, divengono "non solo aree di destinazione degli stupefacenti, ma veri e propri spazi di radicamento" in cui "gli interessi delle diverse cosche si consolidano ed in cui è possibile attingere a figure professionali altamente qualificate, in grado di creare artifici contabili e finanziari per eludere i controlli e per riciclare capitali illeciti in attività commerciali ad alta redditività". "Si colgono, infatti, con sempre maggiore frequenza, contatti diretti tra le cosche e frange di cosa nostra stanziate in Canada e negli Stati Uniti d’America, finalizzati all’organizzazione di grandi traffici internazionali di stupefacenti sulla rotta atlantica. Una collaborazione tra cosche ed altre organizzazioni criminali che, in linea di continuità con quanto registrato nel semestre nel corso dell’operazione 'Gambling' in materia di scommesse on line, potrebbe rivolgersi, in futuro, verso altri settori illeciti sino ad ora non esplorati dalla ‘ndrangheta".
Un capitolo a parte, analizza la Dia, meritano "il deep web e i canali di comunicazione non convenzionali" i quali "oltre che per la pianificazione e realizzazione di traffici illeciti transnazionali, potrebbero rappresentare lo strumento relazionale chiave tra le ‘ndrine che insistono sul territorio nazionale e le propaggini internazionali delle cosche e delle altre organizzazioni mafiose, assieme alle quali avviare nuovi business criminali". Al contesto descritto è da aggiungere "il disallineamento con l’Europa, anche sul piano normativo, dei mercati finanziari e delle economie dei Paesi africani, di quelli dell’ex Unione sovietica, dell’Asia e del continente australiano, che rappresenta un forte fattore di rischio in termini di individuazione delle transazioni finanziarie sospette" mentre "sul piano interno, la criminalità calabrese potrebbe ulteriormente condizionare settori strategici per il Paese, quali le politiche di rilancio industriale, la gestione dei finanziamenti pubblici, specie quelli destinati al Mezzogiorno, gli accordi di programma per gli investimenti sui poli commerciali e la filiera agroalimentare".
Particolarmente esposti all'azione criminale delle cosche sono anche "i piani di lottizzazione per le realizzazioni edilizie e turistico-alberghiere, le opere di riqualificazione dei centri urbani e quelle di rilancio delle zone industriali dismesse, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e gli investimenti nelle fonti energetiche alternative. Il settore sanitario, pubblico e privato, in questo ricomprendendo anche le farmacie, potrebbe essere oggetto, nel medio periodo, delle mire imprenditoriali delle cosche". La Dia parla di una vera e propria “diffusione del brand” con cui "ha operato l’organizzazione, garantito tra l’altro da una rete commerciale strutturata gerarchicamente, che dal territorio reggino era in grado di controllare società in Austria, in Spagna e in Romania, attraverso una società di riferimento stabilita a Malta, che in passato aveva operato utilizzando anche licenze delle Antille olandesi e di Panama". La “strategia d’impresa” della 'Ndrangheta, è quanto si legge, "non ha trascurato, poi, la possibilità di far aderire alla rete commerciale anche imprese colluse con Cosa nostra e con la Camorra".

Reggio "caput mundi", Lombardia è seconda regione a densità 'ndranghetista
Reggio Calabria continua ad essere quel "centro decisionale e operativo" al quale fanno capo tutte le altre realtà territoriali. In particolare, nel reggino "le diverse aggregazioni del territorio tendono ad esercitare una forte pressione criminale sulle iniziative imprenditoriali della Regione, in questo agevolate dalla connivenza di alcuni segmenti delle istituzioni pubbliche che - per timore o per convenienza - contribuiscono all’affermazione dei consessi illegali". "L’interferenza della ‘ndrangheta - aggiunge la Dia - non si è peraltro limitata al condizionamento di singoli procedimenti amministrativi, ma appare aver riguardato, ancora più a monte, la fase elettorale, nell’ottica di far eleggere candidati compiacenti allo scopo di poter ottenere, durante l’esercizio del mandato, agevolazioni funzionali al consolidamento del potere sul territorio, sia in termini sociali che di sfruttamento delle risorse derivanti dagli stanziamenti per l’assegnazione di gare di appalto".
Subito dopo la Calabria, la regione a "più alta incidenza ‘ndranghetista" è la Lombardia, "dove molteplici e disseminati sostanzialmente su tutte le province sono i locali". Anche in Piemonte, prosegue la Dia, "la ‘Ndrangheta continua a prevalere rispetto alle altre forme criminali organizzate", come pure in Liguria, che "appare oramai strutturalmente connessa alle dinamiche ‘ndranghetiste". A livello nazionale la relazione afferma che le ramificazioni delle cosche sembrano "rinforzate e rimodellate grazie anche all’apporto delle nuove leve, formatesi professionalmente fuori dalla terra d’origine". E' grazie alle cosiddette "figure 'di mezzo' che i meccanismi della corruzione hanno attratto alla ‘Ndrangheta e che si ritrovano indistintamente in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, in Veneto, in Emilia Romagna e nel Lazio, aree di “reclutamento” - nella maggior parte dei casi consapevole - di figure professionali altamente qualificate, in grado di movimentare enormi masse di denaro attraverso società fittizie utilizzate per riciclare i capitali illeciti o per reinvestirli in immobili di prestigio".

Oltre i confini nazionali
"L’organizzazione - spiega ancora la Direzione investigativa antimafia - può contare su oramai storiche proiezioni in alcuni Paesi europei" e "presenze di soggetti riconducibili alla delinquenza organizzata calabrese", a livello europeo, "in Germania, nei Paesi Bassi, in Francia, nel Regno Unito, in Svizzera, in Spagna e in Austria". Mentre "per quanto riguarda i Paesi extraeuropei, la criminalità organizzata calabrese sarebbe maggiormente inserita in Canada, negli Stati Uniti d’America e in Australia, con i Paesi africani sempre più protagonisti nelle fasi di stoccaggio delle partite di droga".
Principali attività curate dalle cosche restano "il traffico di stupefacenti e il riciclaggio e reimpiego dei capitali illeciti". Da non sottovalutare, secondo la relazione, "la circostanza che dalla smobilitazione delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (F.A.R.C.) - in corso di negoziazione a Cuba fra il governo colombiano e le suddette forze rivoluzionarie - potrebbe derivare una massiccia immissione sul mercato della cocaina attualmente custodita nei depositi delle F.A.R.C., con conseguente crollo dei prezzi dello stupefacente. Ciò - evidenzia la Dia - potrebbe indurre le organizzazioni criminali e, in particolare, la ‘Ndrangheta, a rafforzare la propria presenza in territorio colombiano per intensificare i rifornimenti di cocaina".

DOCUMENTO PDF
Semestrale DIA (2° Semestre 2015)

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