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Caso Agostino, il Gip Maria Pino concede altri sei mesi di indagine

agostino ida foto 2di Aaron Pettinari
La richiesta dei pm della Procura di Palermo, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, di prorogare le indagini sull'omicidio dell'agente di polizia Nino Agostino, ucciso insieme alla moglie (incinta) Ida Castelluccio a Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989, è stata accolta dal Gip Maria Pino.
L'istanza era nata dall'esigenza di completare quegli accertamenti che lo stesso giudice, nel respingere la prima richiesta di archiviazione dei pm, aveva indicato. Nei mesi scorsi si sono tenuti importanti incidenti probatori. Dall'esame dei pentiti Vito Galatolo e Vito Lo Forte, al confronto all'americana tra Vincenzo Agostino (padre dell'agente ucciso) e l'ex poliziotto Giovanni Aiello.
Quest'ultimo è stato riconosciuto come “l'uomo con la faccia butterata” che sarebbe andato a cercare il figlio qualche giorno prima che venisse ucciso.
Per il duplice delitto sono indagati i boss Nino Madonia e Gaetano Scotto ed anche lo stesso Aiello, accusato di avere aiutato a fuggire dal luogo dell'omicidio Scotto e Madonia.
A tirare in ballo Aiello nel delitto è proprio il collaboratore di giustizia Lo Forte che agli inquirenti ha dichiarato di aver conosciuto Aiello attorno al 1987. “Mi fu presentato da Gaetano Scotto – ha detto in aula - Ho appreso il suo cognome in un secondo momento, alcuni giorni dopo, in quanto la prima volta mi era stato presentato come Giovanni. Nella seconda occasione, anche alla presenza di Gaetano Vegna (ex boss dell'Arenella, ndr), Scotto mi disse che l'Aiello unitamente allo Scotto era un ex poliziotto, successivamente in forza ai Servizi Segreti”. Sull'omicidio il pentito ha aggiunto: “Nino Madonia, Gaetano Scotto e Giovanni Aiello parteciparono all'omicidio dell'Agente Agostino e della moglie. Il ruolo di Aiello fu quello di prelevare con una macchina 'pulita' Madonia e Scotto, che avevano eseguito l'omicidio, e di aiutarli a bruciare la motocicletta usata nell'attentato. Seppi questi particolari poco tempo dopo l'omicidio di Gaetano Vegna”. Sull'omicidio, davanti al Gip, il pentito ha specificato che il poliziotto “era stato ammazzato da Nino Madonia, che sparò, e da Gaetano Scotto, che guidava la moto”. Inoltre ha detto di aver saputo che il delitto era stato compiuto “per fare un favore ad importanti funzionari della Polizia”.
Anche su questo aspetto, molto probabilmente, si concentreranno le ulteriori indagini dei pm. Accertamenti necessari e che alimentano la speranza che si arrivi ad un processo in grado di fare giustizia su un caso irrisolto ormai da 27 anni.

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