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I giudici: Contrada poteva prevedere l'accusa di concorso esterno

contrada bruno web1 di AMDuemila
Le motivazioni della Corte d’appello nissena sul no alla revisione del processo

La corte d’Appello di Caltanissetta prende una posizione netta nella sentenza a Bruno Contrada: conferma la sussistenza del concorso esterno in associazione mafiosa. E’ un reato che "si rinviene pacificamente" in due articoli del codice penale: 416 bis e 110. Lo si legge nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza con cui la Corte ha respinto, il 18 novembre scorso, la richiesta di riapertura del processo dell’ex numero tre del Sisde.  Un punto fermo su un tema che ha suscitato interpretazioni controverse.
L'ex dirigente del Sisde condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno alla mafia, aveva chiesto la revisione richiamandosi alla sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo secondo la quale Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti, il reato non "era sufficientemente chiaro”. Diversamente la pensano i giudici che hanno respinto la richiesta dei legali di Contrada.
Nella motivazione viene infatti spiegato che "l'unico punto sul quale i giudici europei hanno ritenuto che il giudice nazionale non ha proceduto a svolgere un approfondito esame" riguarda la "violazione del principio delle irretroattività e della prevedibilità della legge penale". In sostanza, si trattava di stabilire se all'epoca dei fatti Contrada potesse prevedere di essere accusato di concorso esterno. I giudici di Caltanissetta rispondono che non doveva aspettare la cosiddetta "sentenza Dimitry del 1994", che per la prima volta affrontava le questioni giurisprudenziali legate al reato di concorso esterno. Per il suo particolare ruolo di alto dirigente della polizia, scrivono i giudici, Contrada era in grado di rendersene conto. La configurabilità del reato era già emersa nel maxiprocesso: ad alcuni imputati il reato era stato contestato "anche sulla scorta delle indagini" svolte dagli uffici di cui Contrada faceva parte.
Il difensore di Contrada, Giuseppe Lipera, lamenta che siano state respinte "tutte le richieste istruttorie" avanzate dalla difesa per smontare nel merito, con "fatti nuovi", la sentenza di condanna e annuncia che presenterà un nuovo ricorso in Cassazione.

Fonte ANSA

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