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Una nuova Cosa nostra? Sì con la morte di Riina e Provenzano

riina provenzano effdi Aaron Pettinari
I boss ne parlano nelle intercettazioni dell'operazione “Brasca”

“Rottamare” il “Capo dei capi” Totò Riina e il suo compare “Binnu” Provenzano in nome di una nuova “alba” dell'organizzazione criminale Cosa nostra? Possibile, solo con la loro morte.
Tra le famiglie palermitane, pur rimanendo la passione per le “vecchie” regole e gli affari, c'è voglia di cambiamento. I boss ci avevano provato nel 2008 per istituire una nuova Commissione provinciale per decidere le cose più importanti. Già allora però qualcuno fece notare che finché c'era Riina in vita di nuove Commissioni non se ne potevano fare e ancora valevano le vecchie gerarchie.
Poi il blitz “Perseo” pose fine al piano dei boss e per diverso tempo Cosa nostra si è organizzata in una forma differente istituendo comunque un “direttorio” per discutere soprattutto di affari.
Lo scorso gennaio 2015, però, le intercettazioni del Ros hanno messo in evidenza alcune considerazioni da parte di alcuni vertici di Cosa nostra in cui gli stessi rappresentavano una certa insofferenza rispetto all'egemonia corleonese. E a parlarne non erano due qualunque ma Santi Pullarà e Mariano Marchese. Quest'ultimo non è un uomo nuovo a “tradimenti”. Nel 1981, durante la guerra di mafia, avava cambiato bandiera tradendo Stefano Bontate per poi diventare capomandamento di Villagrazia-Santa Maria di Gesù.
I due commentavano lo stato di salute di Provenzano.“Minchia hai visto Bernardo Provenzano...? sta morendo... mischino...”, diceva Santi Pullara, figlio dell'ex reggente Ignazio. “E se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno... è vero zio Mario?”, chiedeva al potente e influente capomafia Mario Marchese che interpellato in merito concordava: “Lo so.... non se ne vedono lustro e niente li frega... ma no loro due soli, tutto 'u vicinanzo'..era sotto a loro...Graviano, Bagarella, questo di Castelvetrano...”. Nell'ordinanza sull'intercettazione compare l'omissis ma è chiaro il riferimento al superlatitante Matteo Messina Denaro. Un segno di insofferenza chiaro rispetto ai capi del passato che, seppur criticati, non vengono comunque messi in discussione.

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