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L’avvocato Marcatajo, i soldi e l'attentato a Di Matteo

di matteo nino c paolo bassani cl 2015 4di Aaron Pettinari
Galatolo: “Dalla vendita del box il denaro per l'esplosivo”

Si arricchisce di un nuovo tassello la vicenda dell'attentato nei confronti del magistrato palermitano Nino Di Matteo. L'operazione di ieri mattina eseguita dal Nucleo speciale di polizia valutaria, che ha portato all'arresto, con l'accusa di riciclaggio aggravato dal favoreggiamento alla mafia, dell'avvocato Marcello Marcatajo, svela nuovi particolari oltre alla conferma di come dentro alla “Palermo bene” vi siano anche tanti professionisti, colletti bianchi, pronti a divenire prestanome, o peggio, a interagire direttamente per conto delle famiglie mafiose. Lo ha spiegato chiaramente il procuratore aggiunto Vittorio Teresi: “La mafia guazza in una palude di cui fa parte anche il mondo delle professioni, pronto a mettere a disposizione le proprie conoscenze per reinvestire e riciclare capitali illeciti con lo scopo di consentire all’organizzazione criminale di moltiplicare i guadagni”. Ed è dentro a questa palude che si muoveva Marcatajo. A coordinare le indagini, oltre a Teresi, vi sono i pm della Dda Annamaria Picozzi, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene ed Amelia Luise che nel loro atto di accusa scrivono che “la commistione fra il patrimonio dei Graziano e quello di Marcello Marcatajo è totale”. L'avvocato, di fatto, acquistava e vendeva appartamenti e ville dei costruttori Graziano, ritenuto dagli inquirenti come il braccio imprenditoriale del clan all’Arenella, per una serie di operazioni volta ad evitare in particolare i sequestri ai beni della stessa famiglia.
Il denaro veniva anche riciclato tramite mutui concessi a società di comodo che venivano poi saldati con i soldi dei mafiosi.
Un'indagine iniziata di fatto dal giugno 2014 quando nell'abitazione di Vincenzo Graziano, durante una perquisizione, è stato ritrovato un pizzino che riconduceva al legale.
Grazie alle cimici gli inquirenti hanno potuto ricostruire i legami che erano stati sviluppati.
“Tutti questi signori attingono da questa minna (mammella ndr), sia come denaro, sia come garanzie, sia come credibilità, sia come attendibilità” diceva l'avvocato civilista.
A lui era stato dato il mandato di vendere 30 box auto al prezzo di 500mila euro e la metà di quella somma sarebbe appunto stata utilizzata per acquistare il tritolo per uccidere il pm titolare delle indagini sulla trattativa Stato-mafia.
Secondo la ricostruzione del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza comandato dal generale Giuseppe Bottillo, quell’operazione fu compiuta utilizzando la società Sicinvest srl, di cui Marcatajo rilevò le quote fra il 2008 e il 2009; per conto dei Graziano, nel suo ruolo di prestanome.
A svelare il particolare della vendita dei box era stato nei mesi scorsi il pentito dell'Acquasanta, Vito Galatolo, che già aveva riferito ai pm i particolari sulle modalità pensate per arrivare all'esecuzione e sull'ordine di morte giunto in una lettera del superlatitante Matteo Messina Denaro.
In tutti questi mesi il tritolo non è stato mai trovato, ma resta sullo sfondo quella notizia, riferita da un altro collaboratore di giustizia, Francesco Chiarello, sullo spostamento dello stesso in un luogo sicuro prima del nuovo arresto di Vincenzo Graziano, avvenuto nel dicembre 2014.
Marcatajo, in quei giorni in cui si parla dell'attentato, commenta le notizie: “Questi per ora (parlando dei pm, ndr) hanno altre cose da spiare, e figurati: tritolo, cazzi, mazzi”. In un colloquio con un altro indagato (Francesco Cuccio, ndr) emerge la loro preoccupazione. “Marcello, stai attento che ti fregano se avverrà quello che ti ho detto, perché sei diventato tu la condanna”, gli dice questi. E Marcatajo ribatte: “Io mi sono allontanato”. Ma l'altro aggiunge: “Per prima, i famosi box che sono spuntati sul giornale…”.
E in un altro dialogo, ancora una volta, viene messo in guardia: “Io con quello che sta succedendo ti do solo un consiglio, non t’incontrare più. Ma tu stai seguendo che sta succede... quello che cosa si... che cos’è indiziato lui? Di strage!”.
E ancora, l’8 gennaio 2015, lo stesso Mercatajo commenta con il collega Giandomenico Bondì la vicenda dell'esplosivo: “Dice che... Vincenzino al momento dell’arresto avrebbe detto... 'Cercatelo il tritolo... cercatelo ai piani alti'..., e mi sa che questo tritolo...”. “Effettivamente esiste”, aggiunge Bondì. E Marcatajo continua: “... e... i servizi segreti... tutti questi problemi qui per la trattativa...”.
Nelle registrazioni è lo stesso avvocato civilista a rivendicare il suo legame con i clan: “Io dal 2003 faccio atti anche importanti di compravendita con Francesco (Graziano, ndr)... di piccoli immobili... di un palazzo... che poi cedo a lui... c’è tutto un rapporto”.
Un rapporto pericoloso tanto che era persino arrivato a temere per la propria vita. Da una parte c'era la mafia (“Mi ammazzeranno... - confida al collega Bondì - ... il problema è... cosa mi faranno”) che il timore di essere sotto indagine (“Il fatto che io sia ancora bello quieto eccetera... non è positivo”). E ieri è arrivato l'arresto.

Foto © Paolo Bassani

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