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Ingroia: ''Sequestriamo i beni anche ai corrotti''

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di Francesca Mondin

L’ex pm presenta la proposta di legge firmata con Franco La Torre
"Il problema della corruzione è altrettanto grave di quello mafioso" Antonio Ingroia, alla presentazione, tenutasi ieri a Palermo presso il centro culturale Biotos, della proposta di legge Ingroia -La Torre sul sequestro di beni ai corrotti, pone un punto fermo su un grosso problema attuale. Un affermazione infatti ormai appurata dalle notizie di cronaca e dalle molte indagini giudiziarie. "Gli ultimi avvenimenti -ha continuato l’ex pm che fino al 2012 ha seguito le indagini sulla trattativa stato-mafia - sono una conferma di quello che già avevamo percepito dalle indagini degli anni '90". Da allora "la corruzione si è organizzata e sistematizzata " perchè la politica non ha svolto il suo ruolo di ricostruzione dopo le indagini degli anni '90,  e si sono perse straordinarie  occasioni".

“Mafia capitale dimostra come mafia e corruzione siano diventati un unico sistema criminale". A dirlo, c'è anche l'ultimo rapporto semestrale della Dia che offre l'immagine di una saldatura, tra mafia-politica ed imprenditoria, che si realizza attraverso una sapiente trama di relazioni occulte.

Da tempo Antonio Ingroia sostiene che l'eliminazione della mafia dovrebbe essere un obiettivo scritto nei programmi di governo perchè come ha ribadito ieri: "Questo Paese non potrà uscire dalla crisi profonda nella quale si trova da decenni, una crisi di valori e di ideali oltre che economica, se non affronta di petto alcune questioni cruciali come la mafia".  Ed è convinto che "per creare le condizioni per un Italia diversa bisogna agire sotto l'insegna dell'intransigenza, non cieca ma che corrisponda al principio più negato in Italia, quello di responsabilità."

Di conseguenza secondo l’ex pm oggi avvocato, bisognerebbe combattere la corruzione con gli stessi strumenti che hanno portato maggiori vittorie nella lotta alla mafia. Primo fra tutti l'aggressione ai patrimoni mafiosi.

Ecco quindi che Azione civile vuole presentare una proposta di legge a tutti i parlamentari ed anche ai cittadini affinché diventi un ddl d’iniziativa popolare, qualora non vi sia una risposta da parte della politica.

La proposta prevede di fatto una estensione della legge Rognoni-La Torre (datata 13 settembre 1982) nei confronti di chi commette anche reati di corruzione e concussione. “Attualmente - ha ricordato l’ex magistrato - si può procedere al sequestro ed eventuale confisca se si dimostra che il soggetto è pericoloso socialmente. Ciò comprende due categorie, i soggetti indiziati in associazione mafiosa oppure soggetti dediti abitualmente al crimine e che da esso traggono la principale fonte di credito".

Negli ultimi tempi la magistratura è riuscita ad utilizzare la legge Rognoni-La Torre anche nei confronti dei corruttori abituali e per alcuni evasori fiscali abituali, ha spiegato Ingroia, "solo in questo caso è riuscita ad applicarla ai colletti bianchi, ma ciò non significa che c'è equiparazione tra mafioso e corrotto, anzi non è mai stata applicata al corrotto ma solo ai corruttori".

Nello specifico l’estensione agli indiziati per reati di concussione e corruzione comporterebbe, come avviene per i mafiosi, l’apertura “di un procedimento di tipo patrimoniale, parallelamente al procedimento penale, nel quale si mette a raggi x il patrimonio del corrotto -ha continuato l’ex magistrato - e qualora dovesse risultare una enorme sproporzione tra reddito dichiarato ed effettivo si procede al sequestro". Dando comunque la possibilità all'interessato "di dimostrare, davanti al Tribunale la legittima proprietà di quei beni”. Inoltre per meglio contrastare il fenomeno della corruzione “Si potrebbero poi costituire – ha aggiunto ancora Ingroia - degli uffici specializzati, ramificati su territorio con un ufficio centrale, che abbiamo come compito esclusivo la caccia ai patrimoni illeciti”.

L'interesse di Azione civile quindi sarebbe di aprire un dibattito per risolvere il dilagare della corruzione ad ogni livello, senza escludere nessun interlocutore, organizzando in varie parti d'Italia incontri per presentare questa proposta di legge. Di fronte ad alcune domande del pubblico timorose della reale possibilità che questa proposta venga presa in considerazione Ingroia si è detto speranzoso di "far tornare la passione ai tanti italiani che hanno girato le spalle alla politica” con questa battaglia.



Il caso Saguto
"Si è riusciti persino a strumentalizzare il sequestro dei beni - ha detto Ingroia parlando del caso Saguto - questo dimostra quanto sia grave il livello d'infiltrazione della corruzione”. E poi ha aggiunto: ”I germi erano nell'aria, forse si poteva intervenire prima. Già la concentrazione di incarichi su una sola persona costituisce un rischio. Se si fosse creato un principio di rotazione e non concentrazione sempre sugli stessi magistrati della stessa sezione e sempre sugli stessi amministratori di beni, a questo punto non si sarebbe arrivati. Quando mi trovavo in Procura non avevo notizie di reato, avvertivo l'esigenza che si cambiasse sistema. Ma ero in Procura e quella era una competenza del tribunale. Mi auguro che il Consiglio superiore della magistratura sia energico contro i magistrati che commettono queste nefandezze. La corruzione è riuscita a infiltrarsi anche in questo ambito rischiando di delegittimare uno strumento, che resta straordinario, ma che necessita di qualche accorgimento. Il danno di immagine al mondo dell’antimafia resta incalcolabile, ma il nuovo corso del Tribunale di Palermo mi sembra la strada corretta da percorrere”.

L’isolamento del pm Di Matteo
Ingroia si è detto consapevole che non sarà facile far conoscere l’iniziativa di Azione civile in quanto: " l'informazione in Italia è anestetizzata e quindi arrivano solo un certo tipo di notizie e questa proposta di legge da uno strumento alla magistratura che è controtendenza alla linea del nostro governo". Un esempio disarmante  è il silenzio che avvolge le minacce di morte rivolte al pm Nino Di Matteo. La ragioni, secondo Ingroia,  “sono le medesime che invece portarono agli attestati di solidarietà per il giudice Saguto per dei rischi che poi si rivelarono solo apparenti. Perché il silenzio? Basta chiedersi quali sono le indagini ed i processi che Di Matteo sta portando avanti. Quell’indagine sulla trattativa Stato mafia costituisce un’offesa per parte dello Stato italiano perché ha svelato una pagina che doveva rimanere, secondo alcuni, per sempre un segreto nascosto. L’aver messo in piedi quella che è considerata ‘un’eresia istituzionale’ ovvero che un pezzo di Stato pretenda di processare un altro pezzo di Stato, è la ‘colpa’ del magistrato. Un isolamento ed un accanimento che anche io, finché sono stato in Procura, ho subito e che ora si concentra e si focalizza ingiustamente su Di Matteo”.

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