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Strage Borsellino, Orlando risponde a Sarti su indagini depistaggio

via-damelio-uomo-ssLa Procura di Caltanissetta ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta.
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 31 luglio 2015
Poche parole, citando quasi integralmente la nota trasmessa dalla Procura di Caltanissetta. E' così che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha risposto ieri, all’interrogazione parlamentare (in merito al procedimento per calunnia a carico di Bo, Ricciardi e La Barbera) sollevata lo scorso 4 luglio dai parlamentari M5s Giulia Sarti, Francesco D’Uva e Vittorio Ferraresi. Il senso delle domande presentate meno di un mese fa era alquanto diretto: a che punto sono le indagini sul depistaggio per la strage di Via D’Amelio? Quali sono gli sviluppi investigativi sui tre funzionari di Polizia Vincenzo Ricciardi, Mario Bo, e Salvatore La Barbera, ex componenti del gruppo “Falcone e Borsellino” diretto dall’ex Questore (deceduto) Arnaldo La Barbera? I tre deputati avevano chiesto espressamente al Ministro Orlando se intendesse richiedere informazioni in merito al procedimento per calunnia a carico di Bo, Ricciardi e La Barbera “visto il lungo periodo di tempo trascorso dalla iscrizione nel registro degli indagati” di costoro. Gli on. Sarti, D’Uva e Ferraresi avevano domandato inoltre se il Ministro non ritenesse di “disporre un’ispezione presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta ai fini della valutazione dei presupposti per l’esercizio dei poteri di competenza”.

All’indomani del deposito del documento avevamo evidenziato come da questa interrogazione parlamentare scaturisse inevitabile un’ulteriore domanda che merita di essere riproposta. Il fascicolo su Ricciardi, Bo e La Barbera è trattato dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta o segue un iter “ordinario”? Nel nostro ordinamento giudiziario vi è una motivazione “tecnica” in merito alla possibilità che questo dossier possa essere trattato alla pari di reati comuni. giulia-sartiPer far proseguire queste indagini dalla Dda di Caltanissetta l’ipotesi accusatoria nei confronti degli indagati, e cioè quella di aver potuto agevolare determinati mafiosi piuttosto che altri, dovrebbe essere suffragata dalla dimostrazione che il dolo specifico finalizzato a favorire Cosa nostra sia stato fatto proprio per quello scopo. Vista la gravità dei fatti contestati l’ipotesi che un’inchiesta tanto delicata possa seguire un percorso “ordinario” appare completamente assurda. Nella sua risposta il ministro Orlando non chiarisce la questione "tecnica" dell'iter giudiziario del fascicolo, specificando poi che nella nota trasmessa dalla procura nissena, utilizzata per i chiarimenti ai firmatari dell'interrogazione, è scritto: “il Pubblico Ministero si è determinato a richiedere l'archiviazione del procedimento ritenendo, si riporta testualmente 'di non poter prescindere da un'accurata, approfondita analisi del monumentale materiale probatorio stratificatosi nell'ambito dei processi “Borsellino uno” e “Borsellino bis”, nel c.d. Processo Borsellino Quater, originata dalle rivelazioni del collaboratore Spatuzza Gaspare”.
La Procura nissena fa quindi sapere di aver “ritenuto elemento prioritario procedere all'elaborazione in un impianto motivazionale che fosse pienamente conforme alle risultanze probatorie, eccezionalmente complesse, emerse nel corso dei processi celebratisi oltre che alle emergenze investigative seguite alle dichiarazioni dello Spatuzza, ciò sia a tutela dei soggetti indagati – in ragione dei possibili profili di responsabilità disciplinare connessi alla loro condotta – sia in ragione delle inevitabili ricadute sull'esito del procedimento Borsellino quater, allo stato pendente dinanzi alla Corte di Assise di Caltanissetta nei confronti (tra gli altri) di Scarantino Vincenzo, Candura Salvatore, Andriotta Francesco, vale a dire le principali fonti di accusa dei sopraindicati funzionari di polizia. L'analisi ricostruttiva, demandata ai magistrati di questa Dda sottoposti ad un carico di lavoro straordinario per quantità e qualità” prosegue la nota informativa “ha richiesto un eccezionale impegno, infine culminato nella definizione del procedimento con richiesta di archiviazione, ampiamente motivata”. Una richiesta di archiviazione, quindi, che sarebbe stata presentata tempo addietro. Nella risposta il Guardasigilli non parla di tempistiche.
In merito all’inchiesta su Ricciardi, Bo e La Barbera, il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, in una recente intervista al Giornale di Sicilia, in occasione delle commemorazioni per la strage di via d'Amelio, aveva ribadito di “non avere fretta di chiedere l’eventuale rinvio a giudizio o l’archiviazione” in quanto “stiamo aspettando la conclusione del ‘Borsellino Quater’ (...) dopodiché tireremo le somme”. orlando-andrea-2
Evidentemente, secondo quanto riferito dal ministro Orlando, le somme sarebbero già state tirate ed a questo punto non si attenderebbe altro che il giudizio di un Gip. Se venisse confermata l'archiviazione resterebbero aperti grandi interrogativi sul depistaggio che è stato perpetrato durante le indagini per svelare autori e mandanti dell'attentato del 19 luglio 1992. Resterebbe da capire il perché gli accusatori dei tre funzionari di Polizia e cioè Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Salvatore Candura avrebbero attribuito la strage di via D’Amelio a “tizio” piuttosto che a “caio” finendo così per autocalunniarsi? E’ del tutto plausibile, invece, che quel depistaggio sia stato finalizzato a proteggere pezzi di Stato “deviato” coinvolti nell’eccidio del 19 luglio ‘92. Scriveva Roberto Scarpinato, quando era ancora Procuratore generale a Caltanissetta prima di diventarlo a Palermo, nella richiesta di revisione dei processi Borsellino alla Corte d’appello di Catania: “Occorre cercare di capire se si fosse voluta coprire la responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra, astrattamente riconducibili ad (...) apparati deviati dei servizi segreti, o a organizzazioni terroristiche-eversive”. Ed è proprio questo l'aspetto che fa più paura. L'archiviazione dei tre funzionari di polizia sarebbe l'ennesima amarezza per tanti cittadini onesti e, soprattutto, per quei familiari delle vittime della strage che da anni chiedono giustizia e verità su una strage che ad oggi ha troppi interrogativi aperti. Un boccone amaro da mandar giù così come era stato il non luogo a procedere nei confronti del colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangioli.
Quest'ultimo è stato addirittura immortalato da una foto (e da un filmato Rai) con in mano la borsa di Paolo Borsellino, pochi minuti dopo la strage. Elementi che, insieme ad alcune sue contraddizioni, lo hanno portato ad essere indagato per il furto dell'Agenda (prosciolto definitivamente nel febbraio 2009) e per falsa testimonianza ai pm (decreto di archiviazione emesso nell'aprile 2013). Dove è finita l'Agenda Rossa di Paolo Borsellino? Cosa è avvenuto durante le indagini sulla strage di via d'Amelio? Domande che al momento restano inevase. Gli stessi familiari delle vittime dell'attentato continuano a chiedere risposte chiare ed esaustive per comprendere fino in fondo quello che a tutti gli effetti si può definire un “depistaggio di Stato”.

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