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Benvenuti nella casa di Paolo dove l’antimafia parte dal basso

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di Francesca Mondin - 18 luglio 2015

L'inaugurazione in via Vetriera
Nel pomeriggio di ieri, Via Vetriera, un vicolo della Kalsa dove Paolo Borsellino è nato e cresciuto, è stata invasa da un coinvolgente spirito di rinascita, voglia di cultura, arte e rinnovamento. Almeno un centinaio di persone, tra cui il sindaco di Messina Renato Accorinti e il sindaco Leoluca Orlando, hanno festeggiato assieme ai fratelli di Paolo, Rita e Salvatore Borsellino, ed al movimento agende rosse, l’inaugurazione della ‘Casa di Paolo’. “Per tanti anni questa casa è stata silenziosa come tutto il quartiere e sembrava non dovesse più rinascere - ha detto Rita Borsellino nell’accogliere tutte le persone presenti - oggi comincia a riprendersi la propria dignità, la casa di Paolo è un modo per mettere questa città  al servizio dei cittadini non solo della Kalsa ma del mondo intero”.
Un luogo aperto a tutti, dove ragazzi e bambini del quartiere potranno trovare alternative alla strada: “Grazie all’aiuto di tutti voglio dare un opportunità ai ragazzi per uscire dalla perversa  spirale di povertà emarginazione e criminalità organizzata - ha spiegato Salvatore Borsellino - voglio tornare in questo quartiere dove da bambino giocavo con Paolo, ad insegnare il mio mestiere”.
Fin dalla sua nascita il progetto è stato fortemente sentito e partecipato da cittadini di tutta Italia che hanno voluto sostenere l’iniziativa con le loro donazioni. Inizialmente la raccolta fondi aperta della poetessa Lina La Mattina, era nata per aiutare Salvatore Borsellino a pagare la sanzione di 6mila euro dettata dal giudice civile del Tribunale di Caltanissetta, Gregorio Balsamo che aveva riconosciuto il danno nei confronti di Di Pisa. Ma Salvatore non accettando la somma per quel obiettivo, aveva devoluto il ricavato nel progetto della ‘Casa di Paolo’ che all’epoca era solo quattro mura da ristrutturare. “Dopo quella prima consegna, avvenuta proprio in questa casa - ha raccontato la poetessa - la gente ha continuato  a contribuire e abbiamo potuto donare altri tre assegni, compreso l’ultimo che doneremo questa sera”.
Molti sono stati gli artisti che ieri hanno partecipato all’inaugurazione mettendosi a disposizione del progetto quasi a voler fare un dono di buon augurio a questa rinascita. A partire dalla mostra di Gaetano Porcasi, allestita per l’occasione, dove assieme alle inequivocabili immagini di stragi, ingiustizia e dolore ad accogliere gli ospiti della casa ci sarà il dipinto “Il sorriso di Paolo”, donato da Porcasi, dove il pittore abbandona le immagini di denuncia e lascia spazio alla gioia di vivere e del cambiamento. Così come le parole delle poesie di Lina La Mattina che colpiscono nell’intimità il lettore e richiamano all’impegno comune per raggiungere “il sogno di Paolo: che un giorno questa terra sarà bellissima”. E via via i vari artisti di teatro e spettacolo che con le loro voci e racconti hanno contribuito a trasmettere la forza dell’unione e del rinnovamento. “E’ come se improvvisamente fosse tornata la primavera dopo un inverno durato troppo - ha detto Rita commossa - in un momento molto difficile questo è un dato di fatto, è un posto dove si fa sul serio”.
Un iniziativa, infatti, che in questo momento straripante di polemiche e quant’altro sull’antimafia parolaia, dove ormai tutto si confonde e si mescola pone un deciso punto fermo per chi vuole vivere la memoria come una presa d’impegno. “Se memoria ci deve essere, allora può essere solo una memoria viva - ha detto Salvatore ringraziando tutti per il sostegno - la memoria non deve essere di commemorazioni di lapidi e corone di fiori, perché questo si fa per i morti e come sapete tutti Paolo non è morto, è vivo ed è dentro ciascuno di noi”.

FOTOGALLERY © Emanuele Di Stefano


Non c’è alternativa senza conoscenza

Il contributo culturale è arrivato anche dalla presentazione del progetto editoriale di un libro che nasce con l'obiettivo di evidenziare l'esistenza di punti di contatto e compenetrazione tra realtà criminali diverse che hanno operato in Italia dal 1979 al 1994 e i cui proventi saranno devoluti alla ‘Casa di Paolo’.
Il progetto nasce dall’incontro tra Stefano Mormile, fratello di Umberto Mormile, educatore carcerario ucciso dalla mafia nel 1990 e Salvatore Borsellino. “Ho cercato Salvatore Borsellino perché avevamo in comune il fatto di avere un fratello ucciso dalla mafia e la voglia di capire e diffondere quello che si sapeva - ha raccontato Stefano Mormile - poi, grazie a lui ho conosciuto Marco Bertelli, Federica Fabretti, Giovanni Spinosa, Fabio Repici ed ognuno ha aperto il panorama si conoscenze. Si sono aggiunti poi strada facendo, Peppino Lo Bianco, mia sorella Nunzia ed altri ed ognuno ha voluto dare un contributo. E’ da questa comune osmosi è nata l’idea di questo libro”. Il progetto editoriale che vede quindi il contributo di scrittori, magistrati, giornalisti, avvocati, famigliari vittime di mafia e attivisti di movimenti antimafia ha due presupposti fondamentali. Il primo, ha spiegato l’avvocato Fabio Repici è “la volontà di dare un contributo per capire meglio il mondo oscuro delle carceri, dove avviene la gestione degli affari segreti del potere.” Mentre il secondo presupposto sono le vicende raccontate nel libro ‘L’Italia della uno bianca’ di Giovanni Spinoza.
Il titolo del futuro libro sarà ‘La guerra di 15 anni’, ha concluso Repici e “partirà dalle premesse del 1979 che tradizionalmente è inteso come l’anno in cui iniziano i delitti politico mafiosi oltre ad essere l’anno in cui è presente anche Michele Sindona in Sicilia e si sviluppa fino ai fatti del ‘94, quando un progetto sicuramente mafioso ma anche terroristico con finalità eversive, che ha avuto pratiche stragiste, trova un suo compimento”.

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