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“Protocollo fantasma”: spionaggio e minacce contro Di Matteo e Scarpinato

di-matteo-nino-c-paolo-bassanidi Aaron Pettinari - 24 febbraio 2015
Nella relazione della Dna il riferimento agli anonimi
Il riferimento è breve ma abbastanza circostanziato. Tra i procedimenti menzionati all'interno della relazione della Dna di Franco Roberti c'è anche il cosiddetto “Protocollo fantasma”, “Esposto anonimo nel quale oltre a varie vicende, in gran parte di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, riguardanti processi anche risalenti nel tempo ed appartenenti alla storia del contrasto giudiziario a Cosa Nostra, emergono notizie di reato a carico di ignoti, asseritamente appartenenti alle forze dell'ordine, che avrebbero per conto di una non meglio specificata entità, spiato alcuni magistrati, impegnati in delicate attività di indagine”. L'esposto venne spedito nel settembre 2012 a casa di Nino Di Matteo, uno dei sostituti procuratori che iniziò l'indagine sulla trattativa.
Si trattava di un documento di dodici pagine con lo stemma della Repubblica italiana sul frontespizio in cui l'autore misterioso, oltre a varie vicende e processi anche risalenti nel tempo (dall'omicidio del segretario del Pci siciliano Pio La Torre fino alla mancata cattura di Bernardo Provenzano dell'ottobre 1995 nelle campagne di Mezzojuso, probabilmente per una soffiata) e appartenenti alla storia del contrasto giudiziario a Cosa nostra, faceva emergere ulteriori notizie di reato a carico di ignoti. Parla di vicende come quella della cattura di Totò Riina, nel gennaio 1993. A detta dell'anonimo il covo del boss sarebbe stato visitato da qualcuno prima della perquisizione ordinata dal procuratore Caselli (quest'ultima eseguita 18 giorni dopo l'arresto del Capo dei capi), in modo da recuperare l'archivio del capo dei capi di Cosa Nostra. Questo sarebbe stato “nascosto a Palermo per qualche tempo e poi portato via”. scarpinato-c-barbagallo-big0E nel suo flusso di verità l'anonimo parlava anche dell'agenda rossa di Paolo Borsellino che sarebbe stata presa “da un carabiniere”. Non solo. Nel documento si parlava proprio di quell'azione di spionaggio nei confronti dei pm che indagavano sulla trattativa mettendoli in guardia da “uomini delle Istituzioni” che li avrebbero sorvegliati “canalizzando tutte le informazioni che riescono ad avere sul vostro conto”. “Tale sinistro scenario – prosegue la Dna che ha analizzato le attività investigative svolte dalla procura di Caltanissetta a seguito delle numerosissime intimidazioni subite dai pm palermitani - sembra riecheggiare peraltro anche nel documento anonimo recapitato lo scorso 3 settembre al Procuratore Generale di Palermo e recante gravissime minacce nei suoi confronti”.

Il riferimento è diretto allo specifico episodio della lettera fatta trovare i primi giorni dello scorso settembre al pg Roberto Scarpinato nel suo ufficio. Anche in quel testo vi erano riferimenti precisi a vicende personali ed investigative. Erano i giorni in cui la Procura generale stava preparando la memoria in vista della riapertura del dibattimento al processo Mori-Obinu. In quel periodo in concerto con la Procura, il pg Scarpinato stava effettuando accertamenti non solo sul passato dei due ufficiali ma anche sulle visite in carcere di alcuni agenti dei servizi segreti a boss detenuti. Nella relazione, infine, la Dna precisa anche che i pm di Caltanissetta, competenti nelle indagini sull'esposto indirizzato a Di Matteo, non hanno inserito il fascicolo tra quelli relativi a indagini di mafia, probabilmente ipotizzando il coinvolgimento di entità diverse da Cosa nostra.

Foto in alto: il pm Nino Di Matteo (© Paolo Bassani)

Foto a destra:
il pg Roberto Scarpinato (© Giorgio Barbagallo)

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