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Riforma della giustizia, ecco il piano di Gratteri

gratteri-nicola-web13di Aaron Pettinari - 8 febbraio 2015
Da quando il 30 luglio è stato indicato alla guida di una Commissione con lo scopo di presentare una serie di norme di sistema per combattere la criminalità organizzata a 360 gradi, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, si è dato un gran da fare.
Il prodotto finale è una relazione di 266 pagine che argomentano ben 130 articoli depositata all'Ufficio legislativo di Palazzo Chigi e consegnata al sottosegretario Delrio. Un testo che, secondo quanto riferito dallo stesso Gratteri lo scorso 21 gennaio su Tg Zero di Radio Capital, “Per l'80 percento degli articoli può essere approvato subito con un decreto legge”.
Primo punto è l'inasprimento delle pene per i reati previsti dal 416 bis che saranno superiori o equiparate a quelle previste per i narcotrafficanti, arrivando a punire chi dirige un clan, dunque i boss, con pene che vanno fino a 30 anni di reclusione. In questo momento, infatti, per i promotori, gli organizzatori e coloro che dirigono l'associazione mafiosa, l'articolo 416 bis prevede la reclusione da 9 a 14 anni e, se l'associazione è armata, la pena per i promotori va da 12 a 24 anni. Ed è proprio qui che si ha un vero paradosso, come ha spesso sottolineato Gratteri, dato che molto spesso i capi dell'organizzazione criminale non commettono i “reati fine”, con la conseguenza di essere condannati per il solo reato associativo ed essere dunque pronti a ritornare alla piena attività criminale dopo pochi anni di carcere. In base alla nuova normativa verrebbe quindi aumentata anche la pena minima per gli affiliati semplici da punire con “non meno di 12 anni”. Inoltre vi è anche una proposta per “rivedere” il reato di voto di scambio politico mafioso (416 ter).
La nuova norma prevede inoltre la confisca “obbligatoria” dei patrimoni frutto del malaffare, da estendere anche ad eventuali complici e soci.

Questione intercettazioni
La Commissione presieduta da Gratteri ha anche lavorato sulla spinosa questione delle intercettazioni, che potranno essere fatte anche all'estero, e su una nuova normativa per la polizia giudiziaria. Per quanto riguarda le prime la nuova normativa punta a mettere sullo stesso piano le intercettazioni svolte per i reati ordinari e quelle per i reati di mafia prolungandone i decreti da 20 a 40 giorni. Per quanto riguarda le pubblicazioni ci sarà una sorta di “stretta” in modo da non permettere la pubblicazione di tutte quelle conversazioni che non siano “strettamente legate al capo d’imputazione”. Per quanto riguarda la polizia giudiziaria viene prevista una più stretta collaborazione con i servizi segreti, l'utilizzo di uomini delle forze dell'ordine da infiltrare nelle cosche, come per il traffico di droga e di armi, ma anche per smascherare i reati contro la Pubblica Amministrazione.

Processi in videoconferenza
Per quanto riguarda il taglio dei costi Gratteri propone la “videoconferenza per tutti i soggetti detenuti, a qualsiasi titolo”. In passato il procuratore reggino aveva anche fornito un esempio: “Se un detenuto è a Tolmezzo e il processo è in Calabria ci vogliono 5 uomini di scorta, 6 biglietti aerei da Verona o da Venezia fino a Reggio Calabria e in più la scorta col furgone da Tolmezzo a Verona. Bisogna dare la possibilità anche all'avvocato di poter stare in udienza dal suo studio in videoconferenza. Così facendo noi risparmiamo 70 milioni di euro”. Per snellire i processi la commissione pre- che, ad esempio, le eccezioni preliminari (che di solito occupano due o tre udienze) debbano essere presentate dalle difese una settimana prima della prima udienza in maniera tale da essere valutate per tempo da pm e giudici in anticipo rispetto all’inizio del procedimento. Inoltre i difensori potranno ritirare tutti gli atti del processo digitalizzati direttamente nelle cancellerie delle procure.

Riforma polizia penitenziaria ed agenzia beni confiscati
Nell'idea di Gratteri c'è anche la cancellazione del Dap. La polizia penitenziaria, sgravata di alcune incombenze, avrà compiti nuovi. Dovrà infatti dotarsi di un ufficio scorte per la sicurezza dei palazzi a rischio (tribunali, procure, ecc.) e sarà chiamata ad occuparsi in via esclusiva di pentiti e collaboratori di giustizia. Sarà riformata anche l’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alle mafie con l'istituzione di una sede unica a Roma. A guidarla dovrebbe essere un manager con l'aiuto di un personale specializzato, selezionato con bandi e concorsi pubblici. Infine, si prevede anche una riforma per i crimini contro l’ambiente, da considerare come reati penali da punire con il carcere.

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