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Procura di Palermo, Lari e Lo Forte fanno ricorso contro Lo Voi

lari-lo-forte-ricorso-bigdi Miriam Cuccu - 15 gennaio 2015
La richiesta al Tar: si annulli la nomina del nuovo procuratore
Presentato ricorso al Tar contro la nomina di Francesco Lo Voi, nuovo capo della Procura di Palermo. L’hanno fatto Sergio Lari e Guido Lo Forte, rispettivamente procuratori a Caltanissetta e Messina, difesi dallo stesso avvocato, il romano Giuseppe Naccarato. I due magistrati, insieme a Lo Voi in corsa per dirigere il tribunale palermitano, chiedono che ne venga annullata la nomina. Lari e Lo Forte (quest’ultimo precedentemente favorito, con tre voti, mentre Lari e Lo Voi avevano un voto a testa) sostengono di essere avallati nella richiesta avanzata dai loro maggiori requisiti (l’anzianità e un numero più elevato di titoli professionali) uniti al fatto di aver già ricoperto ruoli di vertice in altre Direzioni distrettuali antimafia. E di essere stati protagonisti, negli anni immediatamente successivi alle stragi del ’92 e ’93, di processi che hanno scritto la storia della lotta alla mafia: Lo Forte ha istruito il processo Andreotti, condannato per il reato (caduto in prescrizione) di associazione a delinquere commesso fino al 1980, mentre nella procura nissena guidata da Lari si celebrano i processi “Borsellino quater” e “Capaci bis” sull’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino nelle stragi di Capaci e via D’Amelio. L'unico a non aver mai avuto un incarico direttivo di tale portata è proprio Francesco Lo Voi, alla prima esperienza dirigenziale anche se ha già prestato servizio nel capoluogo siciliano, dove è stato prima pretore e poi sostituto alla procura ordinaria e anche a quella generale. Difficile però, che il Tar possa effettivamente stoppare la nuova nomina di Lo Voi, il cui insediamento risale allo scorso 30 dicembre, tredici giorni dopo la nomina della maggioranza del plenum del Csm.

Ma il ricorso dei due magistrati potrebbe essere ostacolato anche da un fatto anagrafico: sia Lari che Lo Forte, infatti, a quasi 67 anni ciascuno si avvicinano alla soglia dell’età pensionabile, fissata per i magistrati a 70 anni. Al contrario di Lo Voi, che invece ne ha 57. La decisione del Tar e del Consiglio di Stato potrebbe farsi attendere a lungo, quando ormai entrambi avranno raggiunto l’età per appendere la toga al chiodo. Senza contare che un magistrato può essere nominato capo di una procura solo se è in grado di garantire almeno tre anni di continuità, requisito che sarà nei fatti disatteso al compimento dei 67 anni. L’ipotesi di un accoglimento, insomma, sembra essere una remota possibilità.
Non sono mancate le critiche, una volta resa pubblica la nomina di Lo Voi, non tanto sulla sua professionalità quanto sul criterio di scelta adottato dal Csm, sostanzialmente fondato su logiche di correnti politiche. Lo Voi, ex rappresentante italiano all'Aja per Eurojust, è riuscito infine a spuntarla rispetto agli altri due concorrenti con 13 voti, a fronte dei 7 di Lari e dei 5 di Lo Forte. Una nomina, questa, nella quale ha pesato soprattutto la votazione dei laici, concentratasi su Lo Voi. Il ruolo che il nuovo capo della Procura di Palermo dovrà assumere sarà quanto mai delicato, in un tribunale già provato da un clima pesante al suo interno, dalle ripetute minacce che hanno preso di mira diversi magistrati (senza contare le rivelazioni del neopentito Vito Galatolo su un piano di morte per il pm Nino Di Matteo) dagli scontri con il Quirinale. Questi ultimi, diventati sempre più tesi – a processo trattativa Stato-mafia in corso, mai visto di buon occhio da Napolitano – a seguito dello scoppiare del caso delle conversazioni intercettate nel capoluogo siciliano tra il Capo dello Stato e l’ex ministro Nicola Mancino (imputato al trattativa). Da questa mattina Giorgio Napolitano, che ha consegnato la lettera di dimissioni ufficiale, non è più Presidente della Repubblica, ma prima di scendere definitivamente dal Colle ha fatto in tempo a firmare per l’immediato insediamento di Lo Voi (considerato “vicino” agli ambienti del Quirinale) alla Procura di Palermo. E a riceverlo a Roma, appena nove giorni dopo, per augurargli personalmente buon lavoro.

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