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Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Contatto tra Bellini e Tempesta, il secondo piano di trattativa”

mannino-calogero-big2di AMDuemila - 3 dicembre 2014
La requisitoria al processo con il rito abbreviato a Calogero Mannino






Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Contatto tra Bellini e Tempesta, il secondo piano di trattativa”
di AMDuemila - 3 dicembre 2014 - Ore 13:44
“In quegli anni si è passati all’evoluzione di un secondo piano di trattative che è passato come trattativa delle opere d’arte. Un piano che presenta dei profili di interferenza con la trattativa di Mori. La trattativa era un discorso politico e quella sulle opere d’arte ci dice perché”. Roberto Tartaglia, durante la sua requisitoria ha affrontato anche il capitolo degli incontri tra il luogotenente dei carabinieri Roberto Tempesta e la “primula nera” Paolo Bellini, figura misteriosa degli anni '80-'90. “Bellini – ha detto Tartaglia - arrivò ad offrire al Ros di Subranni, Mori e De Donno la possibilità di infiltrarsi in Cosa nostra e far finire le stragi. Bellini ha anche un passato di latitante. Durante la carcerazione del ’91 fu detenuto al carcere di Sciacca con il nome di Roberto Da Silva e si trova nella cella del boss Antonino Gioè. Tempesta ha lavorato in precedenza con Mori e ci parla degli incontri con Bellini che iniziano nel marzo del ’92. Tempesta ci dice che il 12 agosto del ’92 incontra Bellini e manifesta uno sdegno per la strage di via D’Amelio dicendo questi vanno fermati”. E' Bellini a parlare di quello che sarebbe accaduto da lì a poco in riferimento al progetto di attentati ai beni artistici da parte di Cosa nostra e a fare l’esempio della torre di Pisa. “Bellini – prosegue Tartaglia - prospetta a Tempesta una concreta possibilità di intervento 'ti metto a disposizione il mio canale con Gioè, mi infiltro dentro Cosa nostra così da sventare gli attentati che si faranno in futuro'”. In cambio del recupero di opere d'arte i capimafia contattati da Bellini presentano un elenco di 5 nomi di boss di primo piano tra cui Pippo Calò e Bernardo Brusca e ciò venne riferito da Tempesta a Mori. “Tempesta consegna a Mori il numero di Bellini – aggiunge Tartaglia nella sua ricostruzione - dice di aver detto a Mori che Bellini gli aveva detto che si stava per colpire i monumenti. La reazione di Mori descritta da Tempesta è lucida, prende il biglietto dice: 'a questo lo dobbiamo contattare subito, gli mando Ultimo'. Nella realtà però accade il contrario. Mori non contatterà mai direttamente Bellini neanche tramite Ultimo. Tempesta dice di aver richiamato Mori per sapere come era andata la cosa e Mori gli dice 'hai ragione ora mando Ultimo' e invece non manda nessuno. Questa proposta di infiltrazione viene fatta cadere senza neanche un tentativo di contatto”. Il pm si è posto alcuni interrogativi, ovvero, “se il Ros di Subranni in quegli stessi mesi cercava un dialogo con Cosa nostra per evitare altre stragi perché non è stata nemmeno sondata la praticabilità di Paolo Bellini? Se le informazioni di Bellini sugli attentati ai monumenti furono ritenute inattendibili perché non venne cambiato atteggiamento dopo le stragi del ’93? Perché neanche un pedinamento per vedere quando si incontrava con i latitanti? Si profila una unica possibile risposta: la trattativa in corso con Vito Ciancimino seguiva binari ben più articolati e politici di quelli della polizia giudiziaria di cui parlano Mori e De Donno, quindi la trattativa di Vito Ciancimino aveva mandanti politici”. Secondo la ricostruzione della Procura quindi quella possibilità di Bellini di infiltrarsi in Cosa nostra “era un tentativo visto come pericoloso perché faceva saltare il tavolo di quella negoziazione”. L'udienza è stata rinviata al giorno 11 per la conclusione del procuratore aggiunto Vittorio Teresi.



Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “il 'papello' c'è ma non sappiamo chi lo scrisse”
di AMDuemila - 3 dicembre 2014 - Ore 13:27
Durante la propria requisitoria il pm Tartaglia si è soffermato su alcuni documenti presentati da Massimo Ciancimino, in particolare sul “papello” consegnato all'autorità giudiziaria il 14-10-2009. “I documenti consegnati – ha detto il pm - li leggiamo alla luce dei risultati pervenuti dalla polizia scientifica. Il papello è l’unico documento in fotocopia che contiene una serie di indicazioni: maxiprocesso, riforma legge sui pentiti, benefici ai dissociati, chiusura supercarcere ed altro ancora. Sull’angolo in alto risulta fotocopiato anche un post-it che presenta un’annotazione di Vito Ciancimino con scritto “consegnato a Mario Mori del Ros”. Ad oggi non si sa chi ha scritto quell'elenco anche se tutti parlano di una dettatura di Riina. Non è frutto di contraffazione e si tratta di una fotocopia di un documento originale. Dal toner e dalla carta usati si può dire che c'è una elevata probabilità che risalga al '92 e la certezza che non è stato confezionato da Massimo Ciancimino a uso e consumo delle sue dichiarazioni alla Procura”. Del papello parlarono numerosi pentiti in primis Giovanni Brusca che “ha parlato dell’iniziativa di esponenti delle istituzioni e che quelle richieste a suon di bombe erano la strategia vincente per Cosa nostra”. Inoltre Brusca “nel periodo tra Capaci e via D’Amelio aveva incontrato Riina che con soddisfazione gli aveva detto in riferimento ad esponenti dello Stato 'si sono fatti sotto' e 'gli aveva presentato un papello così'” e lo stesso Riina “'gli aveva fatto desistere da seguire le abitudini di Mannino” in riferimento al progetto di attentato nei confronti dell'ex ministro. Altra testimonianza importante è quella di Pino Lipari, uno dei più stretti collaboratori di Riina e Provenzano, un tempo era soprannominato il “ministro dei Lavori pubblici di Provenzano”, oggi è un boss che ha fatto alcune dichiarazioni ai magistrati
dopo il suo arresto. “Ha spiegato di aver saputo del papello da Antonino Cinà, il medico di Riina, e poi anche dallo stesso Ciancimino, durante una visita nella sua casa romana”. Ciancimino spiegò a Lipari di aver consegnato l'elenco di richieste di Cosa nostra a un capitano dei carabinieri, Giuseppe De Donno. La stessa versione ha dato Massimo Ciancimino. I carabinieri sostengono invece di non avere mai ricevuto alcun “papello” da Ciancimino. 


Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Con Mancino si conclude la catena dei ricordi tardivi”
di AMDuemila - 3 dicembre 2014 - Ore 13:17
“La catena dei ricordi tardivi si interrompe con l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino. E' una tomba della catena di recupero della memoria. E' il capolinea. Mancino dice di non sapere nulla di quella stagione, dice di non ricordare nulla”. A ricordarlo è il pm Roberto Tartaglia durante la sua requisitoria. Il pm ha ricordato anche le testimonianze di Liliana Ferraro che per la prima volta nel 2009 e nel 2010 “si ricorda che intorno al 20 giugno 1992 De Donno la andò a trovare al ministero e le racconta dei contatti già intrapresi con Vito Ciancimino. De Donno chiede alla Ferraro di informare Martelli per un sostegno politico. La Ferraro aggiunge che Martelli si era arrabbiato e dice di aver riferito questa circostanza al dott. Borsellino nel corso di un incontro all’aeroporto il 28 giugno ’92. La Ferraro racconta questa circostanza a Borsellino e la sua riposta è chiara 'non ti preoccupare ora ci penso io'. E' sempre in questi verbali che si fa riferimento alla richiesta di passaporto per Vito Ciacnimino”. Anche Martelli è stato sentito nel merito ed ha ribadito “che la Ferraro gli riferì dei contatti tra Vito Ciancimino, Mori e De Donno. Disse anche che aveva valutato gravemente l’iniziativa del Ros che aveva invaso il campo della Dia e che di questo andò a riferire a Mancino. Martelli parla a Mancino di iniziative gravi del Ros. Mancino nega tutto quello che è possibile negare. Non ricorda nulla”. “Perché Mancino si è ostinato di negare tutto?” si è chiesto il pm in aula. Quindi ha ricordato che Mancino, il 12 dicembre 1992 “fece un'intervista al Giornale di Sicilia sostenendo che c'era una scissione in Cosa nostra, fra la corrente del violenti e quella dei morbidi, facenti capo a Provenzano”. Il magistrato ha poi definito quell'intervista come una sorta di “profezia” perché all'epoca nessuno sapeva di quella spaccatura. “Lo ha spiegato alla commissione parlamentare antimafia l'allora direttore della Dia Gianni De Gennaro, una vera autorità su questi argomenti. Ha spiegato che fra il 1992 e il 1993 Riina e Provenzano erano 'la stessa cosa', erano i 'corleonesi di Palermo' perchè all'epoca 'non c'era alcuna minima percezione di differenti posizioni fra Provenzano e Riina'”. Secondo la ricostruzione della Procura “Nel 1992, solo Ciancimino sapeva di quella spaccatura, che aveva comunicato ai carabinieri del Ros”.


Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Violante all'epoca contattato ma non ritenne di dovere informare l'autorità giudiziaria"
di AMDuemila - 3 dicembre 2014 - Ore 12:54
Il Pm Roberto Tartaglia nella requisitoria al processo i abbreviato trattativa Stato-mafia contro l'ex Dc Calogero Mannino, sta ricostruendo il ruolo del teste Ciancimino, che nel processo ordinario è imputato di concorso in associazione mafiosa. Il magistrato ha parlato delle dichiarazioni di Ciancimino nella ricostruzione della trattativa. “C'è un primo punto di contrasto con le ammissioni di Mori e De Donno in quanto spostano l’inizio di questi contatti dopo la strage di via d’Amelio. E non possiamo sapere se viene fatto per spostare la questione dell’accelerazione di quella strage”. Ciancimino dice che il padre “venne rassicurato da Mori e De Donno 'questa è una trattativa seria'. Inoltre parla di terminali all’interno del governo di terminali di quella interlocuzione. Per la prima volta viene fatto il nome di Mancino che in quelle settimane veniva promosso a ministro dell’Interno”. Ciancimino inoltre riferisce che “il padre non fu tranquillizzato della serietà di quella trattativa e aveva chiesto di fare di tutto per coinvolgere Violante perché ritenuto influente”. Ed è a questo punto che il pm Tartaglia ripercorre le dichiarazioni tardive di alcuni uomini delle istituzioni a proposito di quei mesi del 1992. Infatti soltanto dopo le dichiarazioni di Ciancimino, nel 2008, l'ex presidente della commissione antimafia Luciano Violante si è presentato alla procura di Palermo per riferire di un incontro con il generale Mori. L'ufficiale chiedeva un'audizione in Antimafia per Ciancimino. “Violante gli chiese se di quegli incontri con l'ex sindaco aveva parlato con l'autorità giudiziaria. Lui rispose in maniera netta: 'No, è stata tenuta all'oscuro, perché si tratta di un discorso politico'”. Ciò significa che “Neanche Violante all'epoca ritenne di dovere informare l'autorità giudiziaria. Un'azione che porta al pm a Commentare: “Questi sono gli uomini che gestiscono le transizioni politiche. Non ci possono essere più dubbi, i contatti del Ros non furono di polizia giudiziaria, ma di matrice e ispirazione politica”.


Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Attendibilità Ciancimino parziale ma significativa”
di AMDuemila - 3 dicembre 2014 - Ore 12:40
“L'attendibilità di Massimo Ciancimino è soltanto parziale ma al tempo stesso significativa quanto all’oggetto perché testimone privilegiato”. A dirlo è il pm Roberto Tartaglia in aula al processo per rito abbreviato contro Calogero Mannino. E poi ha aggiunto: “Le sue dichiarazioni le consideriamo attendibili e utilizzabili in cui quelle dichiarazioni hanno ricevuto riscontri di prova. Valutazione fatta con particolare cautela. Non sono affatto pochi gli elementi che trovano riscontro”. Secondo la Procura Ciacnimin è un “testimone privilegiato non fosse altro perché è il soggetto utilizzato da Mario Mori e Giuseppe De Donno per organizzare gli incontri con Vito Ciancimino. Massimo Ciancimino ha veicolato quegli incontri, in un rapporto di assoluta fiducia tra padre e figlio”. Aspetto questo che viene confermato dal fratello Giovanni, ma anche dai pentiti Giovanni Brusca ed Antonino Giuffré che parlando “dello stretto rapporto tra i due. Addirittura Giuffrè diche che Massimo Ciancimino faceva a volte le veci del padre”.
Sulla parziale attenbilità di Ciancimino junior l'accusa ha ricordato che è stata la “stessa Procura di Palermo a contestare l'accusa di calunnia - ha detto Tartaglia - una calunnia reale, per la vicenda di un documento del padre in cui compariva il nome De Gennaro. Documento, originariamente ritenuto autentico e successivamente si scopri' che il nome De Gennaro era stato trasposto al computer”. Il pm, da poco applicato in Dda, ha provato anche a dare una possibile chiave di lettura “di questa vicenda torbida, apparentemente senza motivo, che ha portato al fermo e all’imputazione di Massimo Ciancimino. La prima spiegazione è che Massimo Ciancimino sia stato tanto abile nella sua manipolazione quanto sbadato e leggero nel momento successivo presentando il documento successivo che è inutile. La seconda è quello che è stato riportato da lui stesso, cioè che è stato tratto in inganno da soggetti gravitanti nei servizi. La terza lettura è che questo episodio della consegna inutile lo si sia fatto nell'ambito di una manovra condotta dall’esterno per ridimensionare la portata delle sue dichiarazioni dato che su queste c’era una pressione mediatica notevole”. Pertanto per la Procura “La considerazione complessiva non ci consente di arrivare all’attendibilità generale sul soggetto e la valutazione va frazionata delle dichiarazioni, senza fare facili semplificazioni”.


Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Iniziativa del Ros di 'matrice politica occulta'”
di AMDuemila - 3 dicembre 2014
- Ore 12:20
“L'iniziativa del Ros non fermò le stragi, ma la deviò dai suoi obiettivi. Non più i politici, ma i magistrati”. Durante la requisitoria il Tartaglia ha citato anche la sentenza dei giudici di Firenze, che stigmatizza la “trattativa” del Ros. Il pm ha definito questa azione degli ufficiali dell'arma come una iniziativa di “matrice politica occulta. Non fu di certo un'attività di polizia giudiziaria, non è neanche un'attività scriminata dal codice”. Nel corso delle indagini la procura ha notificato al Ros un ordine di acquisizione sui contatti Mori De Donno e Ciancimino il pm ha evidenziato come “Da tutte queste carte non risulta un atto relativa agli incontri dei due ufficiali con Ciancimino. La cosa stupisce perché il fascicolo su Ciancimino è cospiquo con tanto di tagli di giornali sui processi di Ciancimino. Dall’aprile del 92 all’arresto di Ciancimino non c’è nulla. Altro che attività di polizia giudiziaria”. E per supportare la propria ricostruzione Tartaglia ricorda le testimonianze dell'allora
comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Viesti, il quale disse “che né lui, né il comando generale avevano mai saputo nulla dell'iniziativa di Mori”, e dell'allora direttore della Dia, il generale dei carabinieri Tavormina, ha confermato alla commissione antimafia “Neanche noi sapevamo nulla. Se ne avessimo avuto sentore, avremmo fatto il diavolo a quattro, denunciando pubblicamente”.
Tartaglia ha anche evidenziato come “una relazione di Mori sui contatti con Ciancimino esiste. Ma è tardiva di 5 anni e mezzo. Risale ai tempi in cui Mori era stato sentito a Firenze (20 settembre ’97)”. Quindi “Da un lato i carabinieri violavano la legge non informando la Dia al tempo stesso parlavano attraverso Subranni con Mannino del corvo 2 di mafia appalti e andavano a chiedere una sponda politica attraverso contatti con l'allora ministro della Giustizia Martelli e con l'allora presidente della commissione antimafia Luciano Violante”.


Processo Trattativa, Pm Tartaglia, “Fu il Ros a confermare la trattativa nel 1998”

di AMDuemila - 3 dicembre 2014 - Ore 11:32
“La direzione reale dell'iniziativa del Ros con Vito Ciancimino è stata attività di polizia giudiziaria, seppur spregiudicata? Fu attività di intelligence? O fu attività con finalità politiche ma occulte?” E'iniziata la seconda parte della requisitoria del pm Roberto Tartaglia contro l'ex ministro Calogero Mannino, imputato nel rito abbreviato del processo per la trattativa mafia-stato. A Mannino viene contestato di avere avviato la trattativa con i boss, dopo l'omicidio del delitto dell'eurodeputato Dc Salvo Lima (avvenuto nel marzo 1992). Secondo i pm (in aula anche Vittorio Teresi e Nino Di Matteo) Mannino, temendo di essere ucciso, si rivolse ai carabinieri del Ros (il maresciallo Guazzelli e il generale Subranni). “Oggi – ha detto Tartaglia davanti al giudice Marina Petruzzella - il generale Mori e il colonnello De Donno parlano di raffinata operazione di polizia giudiziaria a proposito dei colloqui con l'ex sindaco Vito Ciancimino, nel 1992. Fino a ieri pomeriggio, l'ha ribadito in un'intervista il capitano Ultimo. Ma nel 1998 dicevano ben altro i carabinieri davanti ai giudici di Firenze, parlando esplicitamente di trattativa”. Il pm ha riletto al Gup le parole dette davanti ai giudici della corte d'assise di Firenze, che si occupavano delle stragi del 1993, dal generale Mori: “Andammo da Ciancimino, ma insomma signor Ciancimino... ormai c’è muro contro muro… ma non si può parlare con questa gente? Lui dice si si potrebbe io sono in condizioni di poterlo fare. Certo io non potevo dire sig. Ciancimino mi faccia arrestare Riina e Provenzano. Gli dissi lei non si preoccupi, lui capì volevamo sviluppare questa trattativa”.
Tartaglia commenta: “Oggi dicono che fu una raffinata operazione di polizia giudiziaria, con un obiettivo dichiarato, arrendetevi senza condizioni. Non fu così. Ancora più chiare sono le parole che l'allora capitano Giuseppe De Donno riferì nel corso dello stesso processo, era la prima occasione che i carabinieri ne parlavano dopo che il pentito Giovanni Brusca, appena pentito, aveva parlato per la prima volta dell'esistenza di una trattativa”. E di fatti De Donno aggiunse ulteriori particolari: “proponemmo a Ciancimino di farsi tramite per nostro conto al fine di trovare un punto di incontro. Ciancimino accettò con delle condizioni a patto di rivelare i nostri nomi. Facemmo capire che questa non era una nostra iniziativa personale. Ci siamo incontrati e ci disse che l’interlocutore tra lui e Riina voleva una dimostrazione… concessione del passaporto per ulteriori trattative fuori dal territorio dello Stato. Al quarto incontro Ciancimino accettò la nostra richiesta di trattativa. Va bene accettano, vogliono sapere cosa volete. Mori ne aveva parlato solo con Subranni”.


Processo Trattativa, si chiude la requisitoria dei pm su Mannino
di AMDuemila - 3 dicembre 2014
Il processo si celebra con il rito abbreviato
I contatti tra il Ros di Subranni, Mori e De Donno e l'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino sono gli argomenti trattati in aula nell'ultima parte della requisitoria escussa in aula dal pm Roberto Tartaglia (accompagnato dall'aggiunto Vittorio Teresi e dal sostituto Nino Di Matteo), davanti al Gup Marina Petruzzella, al processo nei confronti di Calogero Mannino, imputato con il rito abbreviato al processo trattativa Stato-mafia.

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