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Condannato Salvatore Borsellino, dovrà risarcire Di Pisa

martello-giudice-effectdi AMDuemila - 3 ottobre 2014
Rigettata comunque la prima richiesta del procuratore di Marsala che voleva 300mila euro
Salvatore Borsellino dovrà pagare seimila euro per il risarcimento al danno d'immagine nei confronti di Girolamo Alberto Di Pisa, oggi Procuratore della Repubblica di Marsala. A stabilirlo è il tribunale civile di Caltanissetta che nei giorni scorsi ha emesso la sentenza.
Borsellino, intervenuto ad una manifestazione pubblica nel 2009 a Marsala, a cui parteciparono anche l'attuale sindaco di Napoli De Magistris e Gioacchino Genchi, esternò il proprio disappunto per la decisione del Csm di assegnare a Di Pisa la poltrona che fu del fratello Paolo. Nello specifico qualificò il procuratore di Marsala come persona “non degna” definendo una “ignominia” la scelta di nominare  per quella carica un magistrato che fu sospettato di essere il “Corvo” di Palermo. Alberto Di Pisa, infatti, fu accusato di essere l’autore delle lettere anonime che rivelavano comportamenti anomali dei magistrati palermitani nella gestione dei pentiti e in una delle lettere venne rinvenuta anche una sua impronta digitale.
Dopo la condanna in primo grado il Procuratore di Marsala fu però assolto dall’accusa in secondo grado in quanto la prova dell'impronta venne dichiarata non utilizzabile a causa della “non canonicità” del suo metodo di prelevamento. Una sentenza che non venne mai impugnata da parte del Pm della Procura generale e che quindi passò in giudicato.

Il giudice civile del Tribunale di Caltanissetta, Gregorio Balsamo, che comunque ha rigettato la prima richiesta del procuratore di Marsala che voleva un risarcimento pari a 300mila euro, ha riconosciuto il danno nei confronti di Di Pisa condannando Borsellino di-pisa-albertoanche a pubblicare sul Giornale di Sicilia, edizione di Trapani, e sulla Repubblica, il dispositivo della sentenza di condanna emessa nei suoi confronti.
Il fratello del magistrato ucciso in via d'Amelio, facendo notare la coincidenza di questa condanna in concomitanza con la condanna di Genchi e De Magistris sul caso Why not, ha commentato: “Grazie a questa condanna, che è immediatamente esecutiva per quanto riguarda il risarcimento di 6000 Euro oltre alla pubblicazione a mio carico, sarò costretto a rinunciare al mio progetto relativo alla 'Casa di Paolo' che volevo fare nascere in Via Vetriera a Palermo e per il quale avevo acquisito, in aggiunta ai locali della antica farmacia già appartenenti alla mia famiglia, anche un locale attiguo che ora dovrò rimettere in vendita”.

Da parte nostra ci domandiamo. Come mai Di Pisa, che venne eletto clamorosamente al posto di Alfredo Morvillo, ha deciso di accanirsi nei confronti di Salvatore Borsellino che non fu l'unico a criticare la nomina? Basti pensare che i membri togati di Magistratura democratica, Livio Pepino, Ezia Maccora, Fiorella Pilato e Elisabetta Cesqui, hanno definito “Sconcertante” la nomina di Di Pisa proprio ritirando fuori la vecchia storia del Corvo di palazzo di giustizia di Palermo.
Quell'impronta sulla lettera non sarà utilizzabile secondo il Tribunale ma non possono essere scordate certe dichiarazioni dello stesso procuratore di Marsala all'audizione del Csm il 21 settembre 1989: “Disapprovo la gestione dei pentiti e i metodi d’indagine inopinatamente adottati nell’ambiente giudiziario palermitano (…), una certa concezione di intendere il ruolo del giudice e lo stravolgimento dei ruoli e delle competenze istituzionali (…), l’interferenza del giudice con la funzione dell’organo di polizia giudiziaria (…). Falcone prese contatti e impegni con le autorità americane a titolo non si sa bene come, concernenti provvedimenti di competenza della corte d’appello (....) Il GI (Falcone) si trasforma anche in ministro di Grazia e giustizia (…). Emerge la figura del giudice “planetario” che si occupa di tutto e di tutti, invade le competenze, ascolta i pentiti e non trasmette gli atti alla Procura (…), indaga al di là di quello che è il processo (…). Una gestione dei pentiti familiare e gravemente scorretta, per non usareborsellino-salvatore-web12 aggettivi più pesanti (…). Falcone portava i cannoli a Buscetta e Contorno (…), un rapporto confidenziale, una logica distorta tra inquirente e mafioso (…). Falcone fece pervenire tramite De Gennaro a Contorno e Buscetta i suoi complimenti per il modo sicuro in cui si erano comportati (al maxiprocesso, ndr). Voleva un ruolo passivo per il pm che assisteva agli interrogatori (…). La gestione dei pentiti e il contatto con gli stessi è stato sempre monopolio esclusivo del collega Falcone e di De Gennaro (…). Io avevo manifestato una differenziazione tra una posizione garantista e quella sostanzialista (di Falcone, ndr). Per carità, non voglio insinuare nulla, ma in tutti gli interrogatori dei pentiti, di Buscetta, di Contorno, di Calderone, non vi sono contestazioni: tutto un discorso che fila, mai un rilievo, mai una contraddizione fatta rivelare dall’imputato”.
Anche per questo non possiamo che esprimere solidarietà a Salvatore Borsellino.

La Redazione di ANTIMAFIADuemila

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