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Il Sisde seguiva anche Riina e Bagarella

riina-bagarella-mirinoIn un appunto del 2003, precedente al Protocollo farfalla, svelato il monitoraggio sui boss
di Aaron Pettinari - 30 settembre 2014
Prima di raggiungere la “disponibilità di massima a fornire informazioni” i boss venivano monitorati dal Sisde in ogni loro spostamento. E' quanto viene svelato in un appunto interno al servizio di sicurezza, anch'esso acquisito dalla Procura generale di Palermo agli atti del processo d'appello Mori e Obinu. E tra i nomi più rilevanti figurano il capo dei capi Totò Riina ed il fedelissimo Leoluca Bagarella. Nel “monitorare” i detenuti venivano raccolte informazioni generiche, dagli scambi di lettere alla revoca dei mandati dei propri avvocati difensori (con scelta dei nuovi, ndr), fino alle relazioni con i “compagni d'ora d'aria” ed altri detenuti. Tutto ciò avveniva nel giugno 2003, esattamente un anno prima dalla sigla di quel patto tra Dap e Sisde, denominato “operazione Farfalla”. E' così che si sarebbe arrivati all' “avvicinamento” di Fifetto Cannella, il boss stragista condannato all'ergastolo per via d'Amelio.

Questi compare infatti tra i boss che avevano dato il proprio consenso allo scambio d'informazioni con i servizi in cambio di denaro. Mentre la Procura cerca di capire se e come fossero effettivamente avvenuti i pagamenti (oltre a Cannella figurano anche altri otto boss nel documento allegato al Protocollo farfalla, ndr), si cerca di capire se anche nei confronti di altri mafiosi si possa essere arrivati ad una specie di accordo. Quel che è certo è che dal 2002 Cosa nostra cerca diverse forme di dialogo. Basti ricordare la lettera di Pietro Aglieri, indirizzata al procuratore di Palermo Grasso e al procuratore nazionale antimafia Vigna suggerendo la dissociazione dei boss (un'idea che venne discussa persino in parlamento per permettere ai mafiosi di poter confessare i propri delitti senza accusare i complici in cambio di sconti di pena ed altri vantaggi penitenziari, ndr). A questa si aggiunge la lettera proclama di Bagarella in cui accusa i politici di non aver mantenuto i patti e condanna pesantemente il 41 bis.
Possono essere stati anche questi i motivi che hanno indotto il Sisde a cercare un nuovo dialogo? E fino a quando sono durati questi rapporti? A Palermo le indagini proseguono in più direzioni. In Procura ieri si è tenuta una lunga riunione tra i membri del pool trattativa ed i colleghi della Dda di messina, i sostituti Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo. Diverse le questioni affrontate a cominciare dal ruolo di Rosario Pio Cattafi, l'ex avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto condannato per mafia e considerato cerniera tra Cosa nostra, massoneria, politica ed imprenditoria corrotta, ed appunto i Servizi deviati.
Su di lui pesano le rivelazioni del pentito Malvagna che ai pm ha dichiarato di dover procurare una villa tra Letojanni e Messina per un incontro riservato con gente esterna a Cosa Nostra tra febbraio e marzo del 1992 e in un dialogo con il nipote avrebbe detto: “Ho molta fiducia in Sariddu (Cattafi, ndr) perché lui ha agganci con la massoneria’’. Di Cattafi ha poi parlato anche l'ex capo del Dap, Giovanni Tamburino dicendo che l'Aisi aveva chiesto informazioni proprio sulle azioni in carcere di Cattafi. Una richiesta a suo dire anomala. Altro tema d'interesse poi riguarda la mancata cattura di Santapaola, il 6 aprile 1993, ricostruita nella memoria di Scarpinato e Patronaggio al processo Mori-Obinu. Una vicenda oscura, che vedrebbe coinvolti anche il capitano “Ultimo”, Sergio De Caprio, ed il colonnello De Donno, su cui c'è ancora molto da chiarire.

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