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Processo Stato-mafia: Napolitano davanti alla Corte

napolitano-uguale-per-tuttidi Lorenzo Baldo - 25 settembre 2014
L’ex ministro democristiano De Mita ha deposto oggi, il Presidente della Repubblica deporrà prossimamente

Tanto tuonò che alla fine piovve. Dopo i sibillini tentativi di sottrarsi alla giustizia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, deporrà prossimamente al processo sulla trattativa Stato-mafia. Così ha stabilito Alfredo Montalto, presidente della Corte di Assise di Palermo. Nell’ordinanza è stato deciso che l'udienza, in trasferta al Quirinale, si terrà a porte chiuse. In questo modo non parteciperanno né gli imputati, né tanto meno il pubblico. Allo stesso modo non verrà disposto alcun collegamento in videoconferenza con gli imputati, tra cui boss del calibro di Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà.

Il presidente della Repubblica si ritroverà unicamente di fronte ai giudici della Corte d'Assise, i pubblici ministeri e gli avvocati. E cosa dirà? Come è noto il pool che indaga sulla trattativa (i pm Di Matteo, Del Bene e Tartaglia, coordinati  dall’aggiunto Teresi) aveva avanzato questa richiesta per fare luce sulle confidenze che lo stesso Capo dello Stato avrebbe ricevuto dal suo consigliere giuridico, Loris D'Ambrosio. Il 18 giugno 2012, un mese prima di morire, D’Ambrosio aveva scritto una lettera a Napolitano nella quale, tra l’altro, si diceva fortemente preoccupato “per essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”. Per i magistrati era quindi necessario chiarire questo passaggio chiedendo spiegazioni direttamente al destinatario di quelle recriminazioni. “La testimonianza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano al processo per la trattativa tra Stato e mafia – aveva dichiarato il pm Nino Di Matteo all’udienza del  26 settembre 2013 – è certamente pertinente e rilevante in questa sede dibattimentale”. Un mese dopo, il 31 ottobre, il Presidente della Repubblica aveva spedito una lettera alla Corte. Nella missiva, pur manifestando una timida disponibilità, veniva ribadito di non aver nulla da riferire sui temi del processo. A seguito20140925-ragazzi-libera-proc-trattativa di ciò l'Avvocatura dello Stato e i legali dell'ex senatore Marcello Dell'Utri avevano richiesto ai giudici di revocare la testimonianza di Giorgio Napolitano in quanto “superflua”. Istanza che oggi è stata rigettata. A questo punto la Corte stabilirà un contatto con il Quirinale per definire la data dell’audizione del Capo dello Stato. “Prendiamo atto della decisione della Corte d'Assise che ha ammesso la nostra richiesta”, ha commentato a caldo il pm Nino Di Matteo. “Noi avevamo già illustrato i motivi per i quali ritenevamo pertinente e rilevante la testimonianza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano in questo processo - ha sottolineato il magistrato - la Corte d'Assise aveva già ammesso la prova e oggi ha rigettato l'istanza di alcuni difensori di revocare l'ordinanza ammissiva sulla base di una lettera che il Capo dello Stato aveva inviato alla Corte”. Immediato il commento dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, tra le parti civili ammesse al dibattimento. “Noi auspichiamo che il Presidente della Repubblica riceva la Corte di Palermo – ha scritto in una nota la presidente Giovanna Maggiani Chelli –, per chiarire una buona volta con la sua testimonianza qualcosa in più su quello che è successo a livello istituzionale nel 1993 quando sono morti i nostri figli”. La Chelli si è detta però dispiaciuta per non poter presenziare come parte civile all’audizione di Napolitano. “La nostra presenza sarebbe stata molto gratificante - ha ribadito - e l’avremmo valutata molto positivamente per quello che abbiamo patito”.

De Mita e lo specchio del potere
Presidente del Consiglio dei Ministri, Segretario nazionale e poi Presidente della Democrazia Cristiana e quattro volte Ministro. Deputato dal 1963 al 2008 ed eurodeputato dal 2009, attuale sindaco di Nusco (Av) Ciriaco De Mita ha deposto oggi al processo sulla trattativa. “Non ricordo… anzi non è che non ricordo... è che non ho partecipato”, “non potete farmi queste domande”, “Vincenzo Scotti? Si è dimesso da ministro dell’Interno per non perdere l’immunità parlamentare”, “la trattativa? Mai saputa”, “Mancino? I rapporti amichevoli si interruppero nel 2008”, “Salvo Lima? Falcone mi disse che non era un mafioso”, “la strage di via D’Amelio?de-mita-luigi-ciriaco-0 E’ avvenuta un anno dopo quella di Capaci”, “Del rischio attentati paventato da Scotti nel marzo del ‘92 davanti all’Antimafia? Non ne sapevo nulla”. “Il decreto legge dell’8 giugno ‘92 sul 41bis? Non sapevo niente”. E’ lo specchio della tracotanza del potere quello che si riflette nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone. De Mita è seduto, o piuttosto è “adagiato” su una sedia del pretorio, come se fosse al Bar. Alle domande del pm Nino Di Matteo spesso si irrita, alza la voce, fa l’insofferente. Non ha alcuna deferenza per il contesto nel quale si trova. Riesce a tenere testa anche al presidente della Corte, Alfredo Montalto, che, a un certo punto esige rispetto facendogli presente “le perplessità” di chi lo ascolta. “Sembra quasi che (secondo lei, ndr) la strage di Capaci sia avvenuta in un momento sfortunato per Falcone”, sottolinea Montalto a fronte di una ricostruzione dei fatti del ’92 alquanto “personalizzata”. A un certo punto il presidente della Corte chiede di rispondere con un “si” o con un “no” in merito a specifici episodi sui quali, invece, l’ex Primo Ministro tergiversa. “Eh no, io a domande così non rispondo!”, replica De Mita. “No, lei deve rispondere!”, risponde Montalto. “Mi faccia finire! La domanda condiziona la risposta! Voi volete attribuire a me una risposta che non c'è! Voi fate domande su logiche diverse!”. “Non si permetta di alzare la voce!”, evidenzia Di Matteo. “Ho problemi di udito, non sento”, risponde tra il serio e il faceto l’ex ministro democristiano. L’ex presidente del Consiglio ricorda pure di essere stato interrogato nell’ambito delle indagini sulla trattativa “dall’onorevole Ingroia”, Di Matteo lo corregge ricordandogli che la sua reale qualifica è “dottor Ingroia” e non “onorevole”. “Chiedo scusa… ma (Ingroia, ndr) aspirava a diventare onorevole… un’inesattezza dovuta alla mancanza di memoria che c’è alla mia età…”. “Non credo”, risponde Di Matteo. Il sipario si chiude su un ex potente che, prima della ripresa dell’udienza dopo una breve pausa, chiede ai pm e agli avvocati di essere “caritatevoli” e di sbrigarsi a concludere il suo esame in quanto deve prendere un aereo per rientrare a casa.
Prossima udienza il 2 ottobre con l’audizione del collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori. Il 9 ottobre, deporrà invece il collaboratore Angelo Siino.

In foto: alcuni giovani di “Libera” presenti al processo insieme a diversi esponenti di “Scorta civica” ed altre associazioni (a destra) e Ciriaco De Mita (in basso a sinistra)

AUDIO
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