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Bomb jammer per Di Matteo, prima che sia troppo tardi!

borsellino-megafonodi Miriam Cuccu - 12 aprile 2014
La manifestazione a Roma organizzata da “Agende Rosse” e “Scorta Civica”
L'immagine di un Salvatore Borsellino che davanti ai manifestanti in piazza Beniamino Gigli a Roma, in prossimità del Viminale, chiede di restare uniti perchè “c'è ancora troppo da fare”, per “non perdere la speranza”, è l'appello ad una società civile che non può restare indifferente. Mai come ora è chiamata a fare fronte comune per sostenere i magistrati che si occupano del processo trattativa, e in particolare per chiedere che al pm Nino Di Matteo venga assegnato il “jammer”, il dispositivo che neutralizza i segnali radio e dunque gli esplosivi collegati a un telecomando, indispensabile per la sua sicurezza. A questo è stata dedicata la manifestazione organizzata dalle “Agende Rosse” e dalla “Scorta Civica”, le quali hanno dato appuntamento ai cittadini di tutta Italia per prendere una posizione “prima che sia troppo tardi”. Prima di dover vedere nuovi funerali di Stato, come accadde a ridosso delle stragi di Capaci e via D'Amelio quando la gente, in un impeto di dignità e rabbia bruciante, scese nelle strade e nelle piazze contro quello Stato che aveva permesso il sacrificio dei loro uomini migliori.

manifestanti1Così, alcune centinaia di persone si sono riunite per ricordare alle nostre cariche istituzionali quanto può essere pericoloso per questi magistrati il clima di isolamento in cui vivono, in un momento così delicato. Cariche peraltro anche oggi assenti: una piccola delegazione, capeggiata da Borsellino, si è infatti presentata al Viminale per consegnare le circa seimila firme di chi oggi non poteva essere presente, ma si è ugualmente unito per richiedere l'applicazione del bomb jammer per Di Matteo. Il ministro dell'Interno Alfano, tuttavia, non si trovava lì nonostante avesse in precedenza concordato con il fratello del giudice Paolo un incontro in occasione di questa giornata. “Fuori la mafia dallo Stato”, non poteva che essere il grido che si è levato dai partecipanti al sit in. Tra gli striscioni uno su tutti spiccava per la sua eloquenza: “Il bomb jammer lo date subito o dopo la possibile strage?” si chiedono i cittadini consapevoli che le condizioni di sicurezza di Di Matteo sono al momento inadeguate per la sovraesposizione in cui versa il magistrato, recentemente condannato a morte da Totò Riina, intercettato in carcere.
Per proseguire questa battaglia, che è prima di ogni altra cosa quella per la dignità di un popolo che vuole verità e giustizia, ha continuato l'ingegner Borsellino, “ho bisogno di ognuno di voi” per manifestare tutta “la vicinanza ai magistrati” del processo trattativa. Un processo che oggi “è in pericolo”.
ingroia-megafonoAlle parole di Salvatore Borsellino si è unito anche Antonio Ingroia. Da ex magistrato che ha avuto tra le mani l'inchiesta più scottante della storia del nostro Paese, quella sul dialogo intavolato tra Stato e mafia a ridosso del biennio stragista, l'attuale leader di Azione Civile ha ricordato che “la magistratura da sola non ce la può fare”. Oltre alla solidarietà e all'attenzione della società civile nei confronti degli eventi in corso, è più che mai necessaria “un'azione politica di sostegno, una politica diversa” per un “momento difficile e delicatissimo” nel quale “si vuole dare un colpo a questo processo”. Per il prossimo 18 aprile si attende infatti la sentenza che deciderà il destino del dibattimento attualmente in corso a Palermo, che potrebbe essere trasferito – e ricominciare dunque da zero in altra sede – a seguito della richiesta dei legali dell'ex generale del Ros Mario Mori, imputato al processo insieme ad altri ex appartenenti ai carabinieri, alla classe politica e a Cosa nostra. Tra questi l'ex senatore Marcello Dell'Utri, che proprio ieri, alla vigilia della sentenza della Cassazione (prevista per il 15 aprile) sulla condanna a sette anni per concorso esterno borsellino-viminalein associazione mafiosa, si è reso latitante ed è stato oggi arrestato a Beirut. Ingroia ha definito “un fatto grave” che non sia stato emesso un ordine di cattura in tempo, in quanto era già stato evidenziato il concreto pericolo che l'ex senatore si allontanasse dall'Italia.
Di fronte a una parte di Stato corrotta e compiacente, la strada per ottenere la verità sulle nostre stragi e impedire che il processo trattativa Stato-mafia venga relegato in un angolo è ancora lunga, richiede impegno, attenzione, responsabilità costanti. “Resistenza!” grida Salvatore in mezzo alla folla e agli striscioni, un grido che non può e non deve rimanere inascoltato, ne dai cittadini di tutta Italia, ne dai palazzi del potere che finora di fronte ai suoi appelli sono rimasti sordi e muti.

Foto © ACFB

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