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Trattativa Stato-mafia, nuova udienza: in aula il pentito Giuffrè

giuffre-antoninoMafia: Giuffrè, ci adoperammo per Fi
Pentito parla di rapporti con Dell'Utri a processo su trattativa
21 novembre 2013 - Ore 18.29
Palermo. "In Cosa nostra ci adoperammo tutti per dare una mano a Forza Italia, la forza politica che allora stava nascendo". Lo ha dichiarato, deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia, il pentito Nino Giuffrè, aggiungendo che Provenzano avrebbe detto con Fi "siamo in buone mani". Il collaboratore di giustizia ha indicato nell'ex senatore Marcello Dell'Utri il tramite tra la mafia e Silvio Berlusconi. "Dell'Utri - ha aggiunto - era in contatto con Brancaccio e coi fratelli Graviano".

ANSA


Mafia: pentito Giuffrè, c'erano voci su 'sbirritudine' Provenzano

21 novembre 2013 - Ore 16.25
Palermo. "In Cosa nostra agli inizi degli anni Ottanta c'era il sospetto tra alcuni di noi che Provenzano e la moglie avessero rapporti con gli 'sbirri', cioè con le forze dell'ordine. Io non avevo notizie ufficiali ma era una voce che correva da tempo. I più vecchi negli anni Ottanta dicevano di stare attenti a Provenzano sia per le 'tragedie' che per la sua 'sbirritudine". Lo ha detto il pentito di mafia Antonino Giuffrè continuando la deposizione al processo per la trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d'assise di Palermo. L'ex braccio destro di Provenzano, da anni collaboratore di giustizia, racconta poi di un incontro avvenuto tra lo stesso Giuffrè e il capomafia di Corleone: "Io misi insieme quelle voci - dice ancora il pentito Giuffrè - con le voci che poi in seguito, negli anni Novanta venivano da Catania. Si parlava anche di vicinanza agli sbirri della moglie di Provenzano. Si diceva insomma che Provenzano passasse notizie agli 'sbirri' tramite la moglie".

Adnkronos


Mafia: pentito Giuffrè, dopo stragi Provenzano disse basta a guerra a Stato
21 novembre 2013 - Ore 15.27
Palermo. Dopo le stragi mafiose del '91 il boss mafioso Bernardo Provenzano, allora primula rossa di Cosa nostra, decise di dire basta agli attacchi mafiosi allo Stato e di avallare una "strategia della sommersione". A riverarlo, al processo per la trattativa tra Stato e mafia, è il pentito di mafia Antonino Giuffrè, collegato in videoconferenza. "Incontrai Provenzano dopo la mia scarcerazione - racconta Giuffrè - e lo vidi diverso. Era completamente 'riciclato', direi quasi vergine. Perchè continuava a dire che non si dovevano continuare gli attacchi allo Stato". "Ascoltandolo sembrava che tutte le colpe fossero di Totò Riina di cui non condivideva più le scelte strategiche - spiega ancora l'ex braccio destro di Provenzano - Diceva che bisognava mettere da parte l'attacco frontale di Cosa nostra allo Stato, perchè contro lo Stato si perde. diceva che 'Quando si prende di petto lo Stato si perde'. Insomma, abbandonò la strategia di Riina. Non bisogna fare più 'scruscio' (rumore ndr). Ripeto che era un Provenzano completamente diverso. Io ero d'accordo con lui, non si poteva continuare la guerra di Cosa nostra contro lo Stato".

Adnkronos


Mafia: pentito Giuffre' cita Mao Tse-Tung, Lima? Colpito uno per educarne cento
21 novembre 2013 - Ore 13.00
Palermo.
Il presidente rivoluzionario cinese Mao Tse-Tung entra nel processo per la trattativa tra Stato e mafia. Nel corso dell'udienza di oggi il pentito di mafia Antonino Giuffre' ha citato la frase piu' celebre del rivoluzionario 'Colpirne uno per educarne cento', parlando dell'omicidio dell'europarlamentare Dc Salvo Lima, avvenuto nel marzo 1992 su decisione di Cosa nostra che "voleva punire il politico - come spiega Giuffre' - che si era dimostrato inaffidabile". "Quando venne ammazzato Lima - racconta Giuffre' - in Cosa nostra si disse: 'ucciderne uno per insegnare a cento'. Insomma e’ stato un segnale mandato a tante altre persone politiche, il primo fra tutti era Andreotti, ma anche Martelli e altri".

Adnkronos


Stato-mafia: depone pentito Giuffre'
Nel '91 la riunione in cui fu decisa la 'resa dei conti'
21 novembre 2013 - Ore 12.55
Palermo
. "Nel '91 partecipai alla famosa riunione della resa dei conti di Cosa nostra dove si decise l'eliminazione dei politici ritenuti inaffidabili, come Lima, i Salvo, Mannino, Vizzini e Ando', e i magistrati ostili come Falcone e Borsellino". A raccontare della dichiarazione di guerra pronunciata dal boss Toto' Riina in una drammatica riunione della Commissione e' il pentito Nino Giuffre' che sta deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia.

ANSA


Mafia: processo trattativa, Corte assise deposita lettera Napolitano

21 novembre 2013 - Ore 12.40
Palermo. Sara’ depositata entro domani, a disposizione delle parti, presso la cancelleria della Corte d’assise di Palermo la lettera inviata ai giudici nei giorni scorsi con la quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si dice disponibile a testimoniare al processo per la trattativa tra Stato e mafia. Ad annunciarlo in aula, all’inizio dell’udienza e’ il Presidente della Corte d’assise di Palermo, Alfredo Montalto. Lo stesso Montalto, in aula, ha inoltre reso noto che nella lettera, il Presidente pur manifestando la sua “piena disponibilta’ a deporre” ha chiesto “che si valuti ulteriormente l’utilita’ del reale contributo che tale testimonianza potrebbe dare, tenuto conto delle limitate conoscenze sui fatti”. (segue)


Adnkronos


Procuratore Palermo, escalation di minacce ai pm

21 novembre 2013 - Ore 10.24
Palermo. "In questo periodo c'è una vera e propria escalation degli atti di minacce nei confronti dei magistrati non solo di Palermo ma anche di altre sedi, se è un fatto casuale o di emulazione non lo so, ma indubbiamente siamo in un momento molto difficile, ma noi cerchiamo di fare il nostro dovere, come sempre". Lo ha detto all'Adnkronos il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, al bunker di Palermo per partecipare al processo per la trattativa, parlando delle minacce arrivate di recente ai pm del processo, ma anche al Procuratore capo di Trapani, Marcello Viola e al Procuratore aggiunto di Caltanissetta, Nico Gozzo.

Adnkronos


Don Ciotti a processo trattativa, qui per dire ai pm che non sono soli
21 novembre 2013 - Ore 10.18
ciotti-processo-trattativa-211113Palermo. "Sono venuto qui per dire ai magistrati del processo per la trattativa tra Stato e mafia che non sono soli". Lo ha detto all'Adnkronos don Luigi Ciotti, il Presidente di Libera arrivata pochi minuti fa al bunker del carcere Ucciardone di Palermo per partecipare all'udienza del processo che oggi vedrà l'audizione del pentito Antonino Giuffrè. "Libera si è costituita parte civile del processo e segue tutte le udienza - dice don Ciotti - tutta la società civile deve sentire la responsabilità di sostenere tutti i magistrati impegnati nella ricerca della verità". "Alcuni segnali giunti negli ultimi tempi - dice ancora don Ciotti - impongono di vivere questa corresponsabilità non solo a parole ma anche nei fatti. Per dare un segnale forte, dire che i magistrati non sono soli. Non si costruisce giustizia senza la ricerca della verita'. Non lasciamoli soli".

Adnkronos


Trattativa Stato-mafia, nuova udienza: segui la diretta!
di AMDuemila - 21 novembre 2013

Con l'esame del collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè (foto d'archivio), previsto per oggi e domani, si apre la nuova udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, nel quale i pubblici ministeri della Procura di Palermo dovranno accertare le responsabilità di chi è accusato di aver aperto un dialogo con Cosa nostra, al fine di far cessare la strategia stragista messa in atto nei primi anni ’90. Tra gli imputati, oltre a boss mafiosi processo-trattativa-211113(Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà) figurano anche collaboratori di giustizia (Giovanni Brusca), ex politici (Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri), ex ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno) e Massimo Ciancimino. Del processo si occupano i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, recentemente destinatari di pesanti minacce da parte del boss Totò Riina.
Ex capomandamento di Caccamo, Antonino Giuffrè è stato fedelissimo di Bernardo Provenzano. Tra i pentiti più importanti di Cosa nostra, in passato ha fatto rivelazioni sui presunti rapporti tra l'ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il banchiere del Banco Ambrosiano Roberto Calvi.

Ascolta la diretta!

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