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Massimo Ciancimino: quello che non mi hanno fatto dire

ciancimino-aula-bigDichiarazioni spontanee a metà al processo sulla trattativa Stato-mafia
di Lorenzo Baldo - 26 settembre 2013
Palermo. “Vi controlliamo costantemente dal presidente Montalto all’ultimo giurato. Vedrete che  brutta figura farete con il processo Mori Obinu, il presidente Fontana un Giudice serio che riesce ancora a scindere le ragion di Stato dalla semplice criminalità organizzata, saprà come demolire tutta la sua già poca credibilità ribaltando l’impianto accusatorio”. Sono quasi le ore 15 quando Massimo Ciancimino termina le sue dichiarazioni spontanee all’udienza odierna del processo sulla trattativa Stato-mafia. Di fatto ha appena letto solamente alcuni stralci di un lungo memoriale e di una lettera anonima pervenutagli il 27 maggio scorso, giorno dell’apertura di questo stesso procedimento penale. Le dichiarazioni spontanee vengono interrotte più volte dallo stesso presidente della Corte di Assise, Alfredo Montalto. In aula l’aria è decisamente pesante. Le sterili contestazioni intentate dall’avvocato di Mario Mori, Basilio Milio, nei confronti del pm Nino Di Matteo proseguono con attacchi strumentali nei confronti del figlio di Vito Ciancimino e del colonnello Michele Riccio. E sono proprio le parole di Massimo Ciancimino quelle che vengono maggiormente contestate, ancora prima che lo stesso imputato inizi a prendere la parola. “Sig. Presidente – esordisce Ciancimino jr –, devo premettere che da quando ho iniziato a rispondere alle domande dei magistrati, ogni qualvolta ho dovuto rendere una  deposizione  rilevante, o da quando è iniziato questo processo, nei giorni immediatamente precedenti le udienze, ho subito ogni forma di attacco personale teso a minacciarmi o a screditarmi”.

La tempistica
Il figlio di Don Vito ripercorre la particolare cronologia di eventi che a tutti gli effetti hanno contribuito a demolire la sua figura. Ecco allora che si torna a parlare delle intercettazioni che lo riguardavano nell’indagine su riciclaggio che sono state depositate dalla procura di Roma venti giorni prima dell’udienza preliminare del processo sulla trattativa (tenutasi il 29 ottobre 2012, ndr). Il 4 ottobre la stessa procura aveva già ordinato nei suoi confronti una perquisizione domiciliare a seguito delle indagini sul cosiddetto tesoro di Vito Ciancimino in Romania. Il 26 ottobre, tre giorni prima dell’udienza preliminare, il Tribunale delle Misure di Prevenzione di Palermo (su input di un'informativa inviata dal NOE diretto dal colonnello Sergio De Caprio) gli notifica l'applicazione provvisoria delle misure di prevenzione personali per un presunto pericolo di fuga, nonostante questo specifico punto fosse stato giudicato da cinque gip come “esigenza cautelare insussistente per l'emissione di misure cautelari”, anche perché Massimo Ciancimino era già sottoposto all'obbligo di soggiorno a Palermo. Ciancimino jr prosegue quindi leggendo la lettera anonima speditagli il 24 maggio e arrivata 3 giorni dopo.

Il “partito dei giudici”
Il misterioso estensore lo accusa di essersi schierato con il “partito dei giudici”, quello stesso partito che “con un piano ben stabilito e calibrato vuole minare la già precaria stabilità del nostro paese”. Secondo l’anonimo giudici come Di Matteo, Morosini, Gozzo, sarebbero monitorati da mesi. “Non abbiamo ostacoli nel colpirvi quando sarà necessario – prosegue il mister ‘x’ –. I nostri amici ci hanno assicurato un sicuro risultato”. L’autore della lettera consiglia quindi a Massimo Ciancimino di abbandonare questa “battaglia inutile”. “Possiamo schiacciarla quando e come vogliamo – prosegue –. Oggi il presidente Napolitano rappresenta una garanzia di stabilità già fortemente compromessa. Questo processo imbarazza tutti. Deve essere fermato, dica chiaramente di avere fatto un patto con la procura”. Quello che potrebbe essere definito un novello “corvo” avverte Ciancimino jr che “gli confischeranno tutto” e che sono noti i suoi rapporti con Vahn Putthen ad Amsterdam per il recupero di dodici milioni di dollari in quanto “noi abbiamo modo di sapere tutto, fornendo indicazioni preziose ai magistrati intenti nella ricerca del suo patrimonio”. Dopo i pesanti riferimenti al presidente della IV sezione penale, Mario Fontana, l’anonimo esorta poi Massimo Ciancimino a tirarsi fuori da “questo gioco molto pericoloso”, che di fatto sarebbe una “guerra persa in partenza”. “Seguendo ancora i consigli dei suoi ‘amici giudici’ e dei suoi avvocati – prosegue la missiva –  farete tutti una brutta fine, non si scordi che noi sappiamo tutto di lei e dei suoi amici magistrati”. L’Italia – conclude l’anonimo – non può affrontare un processo mortificante in questo preciso momento storico, siete solo matti al solo pensarlo. Un paese deve seguire le sue ragioni, spesso anche a danno di pochi scellerati personaggi eversivi e nemici della patria”.

Il teste chiave
Ciancimino è di fatto il teste chiave di quello che a ragione è stato definito “il processo del secolo” . Un teste che, nell’arco di nove mesi, ha subito 870 controlli domiciliari durante le ore notturne, mettendo a dura prova l’equilibrio psico-fisico suo e della sua famiglia. “Non mi permetterò mai di parlare male della magistratura – afferma con convinzione il figlio di don Vito nel suo memoriale –, in un momento in cui in assoluto silenzio di tanti la stessa continua a subire attacchi da chi la magistratura vorrebbe riformare e ridimensionare a proprio uso e consumo, ma non posso altresì fare a meno di dover evidenziare la parzialità dell’indagine condotta dalla procura di Roma nei miei confronti, basti dire che direzione della stessa è stata affidata alla supervisione e direzione dal Colonnello De Caprio, alias Capitano Ultimo, nonché braccio destro del mio coimputato Generale Mori”. Ciancimino jr addebita allo stesso De Caprio “comportamenti non certo laici” nei suoi confronti dopo che l’ex delfino di Mori lo ha definito uno “schiavo o servo di Totò Riina”. Massimo Ciancimino continua illustrando la metodologia del Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri dell’Aquila (diretto da De Caprio) che, nell’informativa depositata prima dell’udienza preliminare del processo sulla trattativa, ha riportato tutte le conversazioni intercorse per motivi professionali tra Ciancimino e i suoi difensori “rendendo le stesse pubbliche ed inviandole agli uffici giudiziari di mezza Italia”. Il figlio di don Vito sottolinea la gravità del fatto che si tratta di “intercettazioni assolutamente vietate, perché aventi ad oggetto colloqui di contenuto squisitamente tecnico”. “Stesse garanzie che la Corte Costituzionale ha riconosciuto con grande sforzo interpretativo della norma alla segretezza delle conversazioni dei soggetti indicati nell’art. 271 comma 2 c.p.p. con la sentenza sul conflitto di attribuzioni tra il Presidente della Repubblica e la Procura della Repubblica di Palermo, norma che nonostante pensata a garanzia delle conversazioni tra indago imputato e propri difensori non  viene minimamente  applicata nei confronti dei miei avvocati”.

Detto e fatto
Di seguito Ciancimino spiega di essere già stato interrogato in merito alla lettera anonima per poi ribadire che secondo il suo giudizio quello che il misterioso estensore ha scritto “si è poi puntualmente avverato”. “Il giorno dopo aver ricevuto la lettera anonima – spiega Ciancimino – sono stato arrestato per una presunta evasione fiscale (perché io in carcere per i reati presunti ci finisco, mentre c'è chi non ci finisce e chi tiene in ostaggio un Paese anche per i reati accertati) in base ad una inchiesta chiusa dalla gdf di Ferrara nel 2011 (uno dei pochissimi casi in Italia) su richiesta della Procura di Bologna così come l’anonimo aveva previsto. Tra l’altro la richiesta di arresto nei miei confronti risaliva ad un anno e mezzo fa e guarda caso è stata eseguita contestualmente all’inizio di questo processo”. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo specifica che ad oggi non solo la procura che aveva richiesto l’arresto è stata dichiarata incompetente perché aveva contestato l’aggravante dell’art. 7 che lo stesso gip ha ritenuto insussistente, ma le procure  di Ferrara e Reggio Emilia ritenute competenti dal Gip di Bologna, considerano le sue dichiarazioni “attendibili ed utili per le indagini in corso, così come si evince dagli atti”. Nella sua lunga relazione Massimo Ciancimino cita ugualmente un’altra richiesta di arresto nei suoi confronti (mandata dalla procura di Roma) per una presunta calunnia anch'essa aggravata dall’art. 7, sulla base di un’altra informativa del col. De Caprio che non è stata eseguita in quanto il gip l’ha rigettata non ritenendo nemmeno ipotizzabile il reato prospettato dalla procura di Bologna.  Ritornando al contenuto della missiva, l’anonimo “con due mesi di anticipo sulla sentenza del processo Mori-Obinu – sottolinea –, mi avverte che il Tribunale avrebbe provveduto a demolire la mia credibilità, cosa che puntualmente si verifica allorquando ad esito della sentenza viene disposta la trasmissione degli atti alla Procura per verificare la sussistenza di reati a mio carico a seguito delle dichiarazioni da me rese in quel processo”. Nella sua certosina ricostruzione Ciancimino ricorda altresì l’opinione della procura di Caltanissetta nei suoi confronti. A suo dire quella sorta di “patente di attendibilità” conferitagli dai magistrati nisseni si scontra con una nota inviata alla Dna dalla stessa procura nella quale veniva scritto testualmente che l’indagine sulla trattativa, con i relativi verbali e i documenti provenienti dal Ciancimino, costituiva “un tema di essenziale interesse per le richieste di rinvio a giudizio e per la revisione del processo sulla strage di via D’Amelio, soprattutto sotto il profilo del movente legato alla opposizione di Borsellino alla c.d. Trattativa Stato-mafia”.  

La promessa
“Ho giurato su mio figlio – conclude Massimo Ciancimino –, un figlio che amo, e che spero un giorno possa essere orgoglioso di me e non vergognarsi come ho spesso fatto io per mio padre… Un impegno assunto anche con l'ingegnere Borsellino, una persona splendida, di cui non ho mai pensato un attimo nella vita di poter essere considerato dallo stesso come amico, troppe forse le diversità di origine e la voglia di tanti di strumentalizzare il tutto, una persona che nell'immensa voglia di far luce sulla morte del fratello un giorno superando ogni comprensibile pregiudizio ha deciso di conoscermi, mi ha dato un'opportunità, ebbene questa opportunità la voglio cogliere cercherò di non deluderlo, ed è proprio a loro e per loro che ho deciso che non avrei fatto marcia indietro rispetto alla ricerca della Verità ed intendo mantenere fede a questo impegno”. Impegno che Massimo Ciancimino dovrà affrontare udienza dopo udienza dimostrando ulteriormente la sua determinazione in questa ricerca di giustizia e verità che si preannuncia molto peggio di un percorso a ostacoli.

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