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Back Sei qui: Home Opinioni Mafia in pillole L'omicidio di Giuseppe Greco: perché Totò Riina eliminò il suo killer di fiducia?

Opinioni

L'omicidio di Giuseppe Greco: perché Totò Riina eliminò il suo killer di fiducia?

di Stefano Baudino
Il 6 Agosto 1985 venne ucciso a colpi di kalashnikov, assieme ad un uomo della sua scorta, Ninni Cassarà, vice capo della Squadra Mobile di Palermo, che aveva anche preso parte alla famosa operazione Pizza Connection all’interno di un’indagine sul traffico di droga condotta dall’FBI con cui collaborò la magistratura italiana. Fu l’ultimo omicidio materialmente portato a termine da Giuseppe Greco, detto “Scarpuzzedda”, al quale peraltro sono stati attribuiti anche quelli di Rocco Chinnici, di Carlo Alberto dalla Chiesa e di Pio La Torre, oltre che di Stefano Bontate, di Salvatore Inzerillo e di Rosario Riccobono durante la seconda guerra di mafia.
Proprio in virtù dell'infinita scia di omicidi che “Scarpuzzedda” aveva portato a compimento (circa sessanta), egli era diventato molto popolare dentro Cosa Nostra e, al termine della seconda guerra di mafia, si era conquistato uno scranno all’interno della Commissione. Una carriera in forte, fortissima ascesa: un'arma a doppio taglio in un ambiente così delicato come quello dell'associazione criminale Cosa Nostra, appena uscita dal conflitto interno più sanguinoso di sempre e, dunque, immersa in un contesto di pieno riassetto degli equilibri di potere. Tanto che Totò Riina, lo stesso capo dei capi che lo aveva ricompensato facendolo salire di grado, cominciò a temere che Giuseppe Greco potesse aumentare il proprio potere circondandosi di adepti a lui fedeli e, di conseguenza, decise che l’unico modo sicuro per evitare questa nefasta circostanza fosse quello di farlo dormire per sempre.
Giuseppe Lucchese, uno dei più grandi amici di Giuseppe Greco, venne inviato dal capo dei capi nel Settembre 1985 insieme a Vincenzo Puccio, appartenente alla cosca di Ciaculli, proprio come Greco, e ad Agostino Marino Mannoia, della cosca di Santa Maria del Gesù, nella casa in cui Greco stava trascorrendo la sua latitanza. Dopo aver aperto la porta di casa ai suoi ospiti, Greco si era girato per andare a preparare il caffè: in quel momento, Lucchese lo stese con un colpo di pistola alla nuca. Il corpo senza vita di Giuseppe Greco, annoverato tra le vittime della lupara bianca, sarebbe stato successivamente sciolto nell’acido.
“Scarpuzzedda”, che da spietato carnefice di Cosa Nostra divenne vittima degli stessi killer che lo avevano coadiuvato in decine di omicidi, aveva soltanto 33 anni.

Rubrica Mafia in pillole

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