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Opinioni

La seconda guerra di mafia - Gli antefatti

di Stefano Baudino
La nuova Cupola, sulla spinta di Bontate e degli altri palermitani che biasimavano il modus operandi dei corleonesi, istituì una regola perentoria: i sequestri di persona dovevano cessare, pena la condanna a morte di chi fosse stato responsabile della loro messa in atto. Per tutta risposta verso questo colpo di mano dei palermitani, nell'estate del 1975 Riina sequestrò Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo, ovvero di uno dei due fratelli esattori delle tasse per conto dello Stato, affiliati alla cosca di Salemi, ponte tra i vertici della Democrazia Cristiana e la mafia siciliana nonché alleati di Gaetano Badalamenti e Stefano Bontate. Corleo morì nel corso del sequestro ma, nonostante tutto, i palermitani preferirono non reagire subito all’affronto e attendere il momento propizio per rimettere a posto le cose.

Il periodo che ne seguì, colmo di eventi caotici e di scontri veementi all’interno della Commissione, fu uno dei più caldi della vita di Cosa Nostra. La scia di delitti di matrice corleonese, slegata dall’approvazione dei pezzi grossi della Commissione, continuò a pieno regime senza subire alcun tipo di frenata. L’ufficiale dei Carabinieri Giuseppe Russo, uomo di fiducia di Carlo Alberto dalla Chiesa e comandante del nucleo investigativo di Palermo, fu ucciso nei boschi della Ficuzza, nei pressi di Corleone, il 20 Agosto del 1977. L'omicidio fu organizzato da Totò Riina, contrariamente al volere della maggioranza della Cupola: Giuseppe Di Cristina, importante boss di Riesi (comune in provincia di Caltanissetta), molto vicino alla Democrazia Cristiana, reagì violentemente contro il clan di Riina, cercando un appoggio negli altri membri della Cupola che, però, non vollero prendere provvedimenti contro i corleonesi.
Nel Gennaio 1978, Di Cristina si incontrò con Giuseppe Calderone, mafioso catanese affiliato alla cosca di Gangi, con Gaetano Badalamenti e con Salvatore Greco per discutere dell’uccisione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno e alleato dei corleonesi. L’incontro non portò a nulla, anche perché Salvatore Greco, che consigliò a Di Cristina e a Badalamenti di non farsi prendere dalla foga e di far passare ancora del tempo prima di un eventuale attacco, non diede il suo benestare. Sfruttando il fatto che, nel frattempo, Salvatore Greco era morto a causa di una cirrosi epatica, Di Cristina decise di rompere gli indugi e di uccidere Francesco Madonia il 16 Marzo dello stesso anno.

Avendo manifestato tutto il suo disappunto verso la troppa libertà lasciata dalla Commissione alle scelte affrettate e spregiudicate dei corleonesi e per il conseguente omicidio del loro alleato Francesco Madonia, Di Cristina sapeva di essere sotto la loro lente di ingrandimento. Il boss di Riesi decise dunque di agire in solitudine e organizzò un agguato ai danni di Totò Riina a Napoli, che però si concluse con un nulla di fatto. Spaventato dalle possibili conseguenze delle sue azioni, Di Cristina, sull’onda della paura, si recò dai Carabinieri per informarli riguardo all’ascesa dei corleonesi, arrivando perfino a delineare davanti a loro la struttura della Commissione e illustrando quali erano i rapporti di forza interni ad essa. Un mese dopo il suo colloquio con i Carabinieri, il boss Di Cristina venne crivellato di colpi a Palermo. Tre mesi dopo venne ucciso anche Giuseppe Calderone, fatto fuori dal suo luogotenente Nitto Santapaola, il quale si era accordato con Totò Riina per la sua eliminazione. Dopo aver eliminato fisicamente due tra i suoi più grandi nemici, Totò Riina sfruttò il pretesto del risentimento per l’eliminazione di Madonia al fine di mettere in minoranza Gaetano Badalamenti all’interno della Commissione e, quindi, riuscire ad espellerlo, facendolo sostituire dal suo alleato Michele Greco. La Cupola, dunque, mutava di nuovo forma, in quanto vennero nominati dei nuovi capimandamento con la benedizione del presidente della Commissione appena eletto:

Antonio Salamone (capomandamento di San Giuseppe Jato)
Salvatore Riina (capomandamento di Corleone)
Stefano Bontate (capomandamento di Santa Maria di Gesù)
Salvatore Scaglione (capomandamento della Noce)
Giuseppe Calò (capomandamento di Porta Nuova)
Salvatore Inzerillo (capomandamento di Passo di Rigano)
Rosario Riccobono (capomandamento di Partanna Mondello)
Giuseppe Greco (capomandamento di Ciaculli)
Francesco Madonia (capomandamento di Resuttana)
Antonino Geraci (capomandamento di Partinico)
Calogero Pizzuto (capomandamento di Castronovo di Sicilia)
Ignazio Motisi (capomandamento di Pagliarelli)
Giovanni Scaduto (capomandamento di Bagheria)

Rubrica Mafia in pillole

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