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Opinioni

Don Ciotti: ''In Italia se ne parla da 164 anni, ma la mafia c’è ancora''

di AMDuemila
Il presidente di Libera ha ricevuto il premio 'Totem Pace'

"Noi dobbiamo andare incontro al futuro, non attenderlo arroccati nelle nostre presunzioni, nelle nostre paure, nelle nostre ansie. Sono 164 anni che in Italia parliamo di mafie nonostante i passi, gli obiettivi raggiunti, il grande lavoro, il sacrificio di tanti, ieri come oggi, loro ci sono". E’ così che don Luigi Ciotti è intervenuto nella prefettura di Chieti in occasione della cerimonia in cui gli è stato consegnato il 'Totem della Pace' della Fondazione Mediterraneo, onlus fondata da Michele Capasso nel 1994 a Napoli per promuovere il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel mondo. “Il contrasto alle mafie e corruzione ha bisogno di lavoro, ha bisogno di sostegno alle famiglie, ha bisogno di cultura, ha bisogno di scuola, di università, ha bisogno di servizi per le persone. - ha proseguito il fondatore di Libera - Dobbiamo collaborare, sostenere quei segmenti della magistratura che operano, le forze di polizia nel loro compito, le prefetture che gestiscono tutto questo; allora c'è questa alleanza e noi dobbiamo unire questo noi, ognuno con il proprio ruolo ma nella stessa direzione".
Nel ritirare il riconoscimento, don Ciotti ha detto: “Il riconoscimento mi imbarazza molto ma sono convinto, e lo dico con forza, che non viene dato a una persona ma io rappresento un noi, un noi fatto di tante storie, di tante realtà e di tante persone - ha continuato - Diffidate dei navigatori solitari, il nostro e' un impegno che deve veramente coinvolgere le forze e gli onesti per diventare una forza etica sociale, culturale, politica - ha detto ancora don Ciotti. Libera rappresenta tutto questo, un coordinamento di associazioni: oggi l'ho trovato in tutta Europa e in tutta l'America Latina perché quello che è stato sperimentato in Italia nel contrasto alla criminalità, alle mafie, all'illegalità, il ruolo della società civile ha fatto un pò da scuola e quindi fa piacere vedere che anche in altri continenti si sente la necessita' di mettere insieme forze ed energie. - ha concluso - E’ il ruolo che noi abbiamo come cittadini, non cittadini a intermittenza ma cittadini responsabili, e quindi è un noi, io accetto questo ma solo a questa condizione”.

Foto © Imagoeconomica

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