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Opinioni

Pignatone e Pinotti a cena dal lobbista con il pm

di Marco Lillo
L’ex procuratore al tavolo nel 2014 con Centofanti (arrestato nel 2018) e l’ex ministro

Giuseppe Pignatone, quando era procuratore di Roma, è stato a cena un paio di volte con Luca Palamara insieme con Fabrizio Centofanti.
Il Fatto Quotidiano aveva già dato in parte questa notizia quando per la prima volta abbiamo raccontato che esisteva un’indagine a Perugia sui rapporti tra l’imprenditore Centofanti (arrestato dalla Procura di Roma nel febbraio 2018) e il magistrato Palamara. Ora che i grandi giornali scoprono l’importanza di Centofanti e dei suoi rapporti con le toghe romane aggiungiamo qualche particolare, sempre non penalmente rilevante ma interessante dal punto di vista della cronaca dei rapporti tra i poteri dello Stato e gli imprenditori. Pignatone è stato a cena almeno due volte con Fabrizio Centofanti. Nel periodo del Natale 2014 a casa dell’imprenditore nel quartiere Salario c’erano a tavola il procuratore Pignatone, l’allora consigliere del Csm Luca Palamara e Fabrizio Centofanti, con rispettive consorti, più il ministro della difesa Roberta Pinotti con il suo portavoce Andrea Armaro.
In una seconda occasione Giuseppe Pignatone è stato a cena all’hotel Majestic di via Veneto con la solita coppia, Centofanti e Palamara, più un magistrato di altissimo rango: il presidente della Corte dei Conti dal 2013 al 2016, Raffaele Squitieri. Si trattava di cene tra soggetti istituzionali: ministri, procuratori, presidenti. Nulla di male. C’era un soggetto “privato” (Centofanti) ma non era mai stato coinvolto in indagini ed era stato direttore marketing e relazioni esterne del gruppo Acqua Marcia fino a qualche anno prima delle cene. Era un imprenditore e un amico di un pm importante come Palamara.
I rapporti di Pignatone con Centofanti non erano e non sono oggetto di inchiesta ma ci sembravano e ci sembrano degni di nota. Soprattutto dopo che sui giornali nei mesi scorsi è uscita la notizia che il segretario del Pd Nicola Zingaretti è indagato dalla Procura di Roma, diretta da Pignatone fino a un mese fa, per finanziamento illecito in base alle accuse di Giuseppe Calafiore, un avvocato che ha riferito ai magistrati le vanterie ascoltate (a suo dire) da Centofanti sui pagamenti di Centofanti stesso a Zingaretti. Accuse de relato e smentite dai diretti interessati. Soprattutto dopo che un pm di Roma, Stefano Fava, ha presentato un esposto contro il procuratore Giuseppe Pignatone perché non si sarebbe astenuto dall’inchiesta sull’avvocato Piero Amara (arrestato con Centofanti nel febbraio 2018) che nel 2014 aveva dato un incarico di consulenza al fratello, il professore e avvocato Roberto Pignatone. Il Fatto ha raccontato ieri questa storia. Il professore di diritto tributario Roberto Pignatone, avrebbe ottenuto nel 2014 un incarico di consulenza tecnica per un processo a Siracusa da Piero Amara. Amara è stato poi arrestato a Roma e ha patteggiato una pena di 3 anni, con l’assenso della Procura. Però il pm Stefano Fava voleva nuovamente procedere duramente contro di lui e aveva fatto una richiesta al procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e al procuratore capo Giuseppe Pignatone. Di fronte al diniego Fava ha ricordato i rapporti di Piero Amara con il fratello di Pignatone. Il procuratore ha sostenuto in una riunione davanti ai suoi aggiunti (che gli davano ragione) che aveva informato tutti di quel presunto “conflitto di interessi” tra lui e il fratello e che nessuno, nemmeno il procuratore generale a cui aveva chiesto di astenersi, aveva ritenuto fosse necessario fare un passo indietro. Alla fine Fava ha presentato l’esposto allegando lo scambio di lettere con il procuratore in cui nega di essere stato informato compiutamente degli incarichi del fratello di Pignatone. Fava tra l’altro fa presente di aver scoperto solo consultando i fascicoli su Amara e compagni l’esistenza degli incarichi del fratello del capo e tra questi anche un secondo incarico dato a Roberto Pignatone per la sua attività dalla Sti di Ezio Bigotti (anche lui indagato e arrestato anni dopo dalla Procura di Roma) per 5 mila e 200 euro. Il pezzo del Fatto di settembre 2018 sull’inchiesta di Perugia già citava oltre ai rapporti Centofanti-Palamara (secondo la Procura di Perugia penalmente rilevanti) anche quelli Pignatone-Centofanti, che non sono penalmente rilevanti ma sono di interesse pubblico, come le storie sugli incarichi del fratello professore. Evidentemente non la pensano così i grandi quotidiani che non danno ampio spazio all’esposto di Fava contro Pignatone. Come non davano spazio nel settembre 2018 anche alle notizie della cena innocente di Pignatone e dei rapporti sospetti di Palamara con Centofanti. Eppure nell’edizione del 27 settembre 2018 avevamo dedicato una pagina intera all’inchiesta. Non c’erano indagati allora (solo nel dicembre 2018, tre mesi dopo i pm di Perugia hanno iscritto Palamara per corruzione) ma già accennavamo a “un’informativa in cui si parla dei rapporti dell’ex pm Palamara con l’indagato Centofanti”. Ci sembrava importante segnalare il caso perché Palamara era consigliere al Csm per la corrente Unicost e in quei giorni sarebbe stato decisivo per la nomina di un renziano come David Ermini al vertice del Csm come vicepresidente. La Repubblica per esempio si voltò dall’altra parte e oggi ricorda la nostra pagina come “un trafiletto di cronaca” con la classica distorsione ottica di chi vede i fatti solo quando sono utili per sostenere la sua tesi. Certo, Corriere, Messaggero e Repubblica ieri hanno fatto un passo avanti: il fascicolo sui rapporti tra Palamara e Centofanti è passato a modello noti, Palamara è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di corruzione. Però c’è anche un altro fatto nuovo: Palamara oggi sostiene un candidato alla carica di procuratore capo di Roma, Marcello Viola, sgradito a molti e però votato dalla maggioranza nella commissione incarichi del Csm. I rapporti di Centofanti con i magistrati di Roma diventano notizia solo quando c’è un’iscrizione sul registro degli indagati o solo quando quei magistrati osano sostenere un cavallo nemico, come Viola? Ah saperlo.

Foto © Imagoeconomica

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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