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Opinioni

Sos giornaliste assassinate: perché nessuno ha protetto Mena Mangal?

di Maria Grazia Mazzola
The Guardian pone una domanda: perché nessuno ha protetto Mena Mangal? Perché il suo grido di giornalista minacciata non è stato raccolto a Kabul e nella comunità internazionale?
Una vita al servizio dei diritti delle donne in un Paese - l’Afghanistan - martoriato. Dai talebani, dagli attentati e dall’Isis. Mena Mangal era stata sposa bambina e nel 2017 era riuscita a divorziare dopo un lungo processo.
Poi le minacce via facebook.
Contro le giornaliste minacciate e assassinate si scatena senz’altro una DOPPIA VIOLENZA: quella del potere criminale politico corrotto con la potenza del maschilismo patriarcale da Medio Evo.
Mena era attivista dei diritti umani, il suo giornalismo al servizio delle donne in un paese dove le donne spesso vengono fatte viaggiare dentro un portabagagli e trattate dai talebani come oggetti! Oppure condannate alle frustate perché si osa ascoltare musica. Mena non si era mai rassegnata.
E' stata minacciata via FB pochi giorni prima il suo omicidio ma nessuno ha mosso un dito. Lei ha dichiarato di non avere paura e di essere pronta a morire per il suo Paese. Come Daphne Caruana Galizia, una patriota. Contro le donne giornaliste si scatena la violenza di ogni tipo. Intanto, se sei una giornalista indipendente non asservita ad alcuna parrocchietta, diventi un bersaglio. Una tipologia precisa di maschi quella più mediocre, fara’ in modo che le minacce che hai ricevute vengano ad ARTE SMINUITE.
Una donna, una giornalista che si schiera contro il potere dominante riceve ‘lapidazione’ cioè diventa motivo di scandalo. Mena aveva scelto di raccontare i fatti in un paese corrotto dagli interessi economici e religiosi della dittatura patriarcale. Due trasgressioni: essere donne e perdipiu’ giornaliste,sentinelle, coscienza critica.
La violenza doppia si scaglia conyro la giornalista che denuncia il sistema nel silenzio generale, suscitando isolamento e campagne di odio. Ossigeno per l’informazione lo ha denunciato pochi giorni fa in un convegno il 10 maggio alla Camera dei Deputati. Mena in Afghanistan, come Daphne Caruana Galizia a Malta fatta saltare in aria con un’ autobomba in piena Europa, non a Kabul.
Le istituzioni maltesi invece di proteggerla l’hanno isolata facendola condannare a morte dalle mafie finanziarie politiche. Oggi è allarme rosso sulle giornaliste minacciate. L’indipendenza di una donna-reporter che indaga e pubblica e denuncia, viene vissuta come una doppia minaccia: il sistema di potere la isola perché lei non è asservibile.
E il suo essere donna ricorda ogni momento che ad essere mediocre e corrotto è proprio quel sistema di potere maschilista che falcia vittime ovunque si è realmente indipendenti e incorruttibili. Daphne come Mena, donne martiri della libertà di denuncia, donne che hanno indicato una strada di emancipazione per la democrazia.
Daphne era stata additata come una strega al centro di una campagna di odio da parte del partito laburista di governo maltese. Chiediamo verità, solidarietà. Mena e Daphne avevano denunciato e non sono state protette. Si smetta quell’atteggiamento gravemente intimidatorio: quello di sminuire le minacce di morte delle giornaliste indipendenti esponendole come bersagli pubblici. Atteggiamento doppiamente criminale.

Tratto da: stamparomana.it

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