Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Back Sei qui: Home Opinioni Società Greta sì, l’Eni no: gli ambientalisti a casa degli altri

Opinioni

Greta sì, l’Eni no: gli ambientalisti a casa degli altri

di Peter Gomez
In un Paese di magliari, mezzecalzette e truffatori come il nostro accade che, di tanto in tanto, spunti un eroe. Ma ovviamente i magliari, le mezzecalzette e i truffatori fanno di tutto perché nessuno se ne accorga. Altrimenti ogni cittadino potrebbe scoprire, con un semplice confronto, di quale pasta siano fatte le sedicenti élite. È successo anche tre giorni fa, quando in Basilicata, è stato arrestato un manager dell’Eni e altre 12 persone sono finite sotto inchiesta per il “disastro ambientale” causato da anni e anni di sversamenti di petrolio al Centro oli di Viggiano. L’esito dell’indagine è tutto da scrivere e per ciascuno degli indagati vale la presunzione di non colpevolezza. Quello che però oggi già sappiamo basta per coltivare alcune certezze: l’inquinamento c’è stato; l’azienda lo sapeva, ma decise, come ricorda il giudice, di “emarginare”, “allontanare”, “mettere in ferie” e “destinare ad altro incarico” un giovane dirigente che proponeva soluzioni per risolvere il problema.
La sua storia è quella di un vero eroe italiano, fatto fuori per aver agito “con coscienza e scrupolo”. Di un nostro concittadino dalla schiena dritta, mobbizzato per essersi comportato come deve fare ogni manager che da una parte vuole tutelare la propria azienda e il buon nome di essa e dall’altra sente la responsabilità etica del fare impresa: cioè percepisce il dovere di garantire non solo i profitti agli azionisti, ma anche il benessere della collettività. Il nostro eroe si chiama, o meglio si chiamava, Gianluca Griffa, era a capo del centro di Viggiano e se fosse ancora in vita oggi avrebbe 44 anni. Purtroppo, il 7 luglio 2013, Griffa è stato trovato morto in un bosco del Piemonte. Dicono che si sia suicidato. Prima di morire aveva però scritto un lungo memoriale, più volte citato nelle carte dell’inchiesta, in cui raccontava per filo e per segno cosa accadeva in Val d’Agri. L’incartamento è una lettura istruttiva da cui si apprende, tra l’altro, come allora nel centro venissero assunti “i giovani perché più facilmente controllabili”.
È un documento importante che in qualunque Paese non caratterizzato da magliari, mezzecalzette e truffatori sarebbe occasione di discussione e dibattito. Invece tutto, o quasi, tace. Stanno zitte le forze politiche che solo il 17 aprile avevano ricevuto tra gli applausi a Roma, Greta Thunberg, la sedicenne svedese protagonista di una meritoria battaglia per l’economia sostenibile, la lotta al cambiamento climatico e la messa al bando degli idrocarburi. Non proferisce la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, che aveva accolto Greta a braccia aperte elogiandola “per il coraggio” con cui ha portato “i temi ambientali al centro del dibattito politico”. Non parla il neo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che a Greta aveva dedicato la sua vittoria alle primarie. Il Movimento 5 Stelle, che aveva difeso la sedicenne dagli attacchi scomposti della giornalista Maria Giovanna Maglie (“Se Greta non fosse malata la metterei sotto con la macchina”), si fa sentire. Ma solo a livello locale. I grandi giornali che a Greta Thunberg avevano riservato un trattamento da eroina, non riportano la notizia del disastro ambientale della Val d’Agri o se lo fanno dedicano all’inchiesta poche righe. L’eroe questa volta ce l’hanno in casa. Non in Svezia. Ma non lo vogliono vedere. Perché in un Paese di magliari, mezzecalzette e truffatori come il nostro è meglio per tutti giocare a fare gli ambientalisti col fondoschiena degli altri. Non so voi, ma lo scrivente ha voglia di vomitare.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

In 25 mila con Greta Thunberg a Roma: ''Siamo a un bivio per l'umanità''

Se un #Fridaysforfuture può salvare il mondo

Sulla scia di Greta Thunberg: 6 mila ad Ancona protestano per il clima

Le recensioni di AntimafiaDuemila

COSA NOSTRA S.P.A.

COSA NOSTRA S.P.A.

by Sebastiano Ardita

Nell'ultimo libro di Sebastiano Ardita il ritratto della...

LO STATO ILLEGALE

LO STATO ILLEGALE

by Gian Carlo Caselli, Guido Lo Forte

La mafia è storia di un intreccio osceno...


UN APPASSIONATO DISINCANTO

UN APPASSIONATO DISINCANTO

by Antonio Bonagura

La vita in maschera di un uomo dei...

LE MAFIE SULLE MACERIE DEL MURO DI BERLINO

LE MAFIE SULLE MACERIE DEL MURO DI BERLINO

by Ambra Montanari, Sabrina Pignedoli

In Germania si pensa che le mafie siano...


THE IRISHMAN

THE IRISHMAN

by Charles Brandt

Il libro da cui è stato tratto il...

LA RETE DEGLI INVISIBILI

LA RETE DEGLI INVISIBILI

by Nicola Gratteri, Antonio Nicaso

"Quella contro la 'ndrangheta è una battaglia che...


LA MAFIA HA VINTO

LA MAFIA HA VINTO

by Saverio Lodato

La mafia ha vinto, le rivelazioni di Buscetta...

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

by Saverio Lodato

La confessione di Giovanni Brusca Il pentito della trattativa...


Libri in primo piano

il patto sporcoNino Di Matteo e Saverio Lodato

IL PATTO SPORCO

Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista




avanti mafia
Saverio Lodato

AVANTI MAFIA!

Perché le Mafie hanno vinto





collusi homeNino Di Matteo e Salvo Palazzolo

COLLUSI
Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano
a trattare con la mafia




quarantanni di mafia aggSaverio Lodato

QUARANT'ANNI DI MAFIA
Storia di una guerra infinitaa
Edizione aggiornata
Il processo per la Trattativa