Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Back Sei qui: Home Opinioni Società 5 Gennaio nel ricordo di Fava e Impastato

Opinioni

5 Gennaio nel ricordo di Fava e Impastato

vitale salvo c imagoeconomicadi Salvo Vitale

Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera
Fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada
Fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra gli umori segreti.

Peppino Impastato

5 maggio 1948: nasce Peppino Impastato. Oggi avrebbe 70 anni. Molti si chiedono cosa farebbeimpastato peppino radio aut oggi, quale strada avrebbe percorso, con chi si sarebbe schierato. Cercare di dare risposte è solo un'esercitazione della fantasia. Peppino era ed è rimasto quello che è, quello che fu, un contestatore del sistema di potere che ci soffoca, un comunicatore, uno che aveva un progetto politico ben chiaro, la realizzazione di una società senza ingiustizie e senza differenze di ricchezza, cioè di una società di uguali, in cui non solo la legge è uguale per tutti, ma anche la vita. E se uguaglianza non significa banalità, conformismo, assuefazione ma, al contrario, possibilità di sviluppare le proprie capacità, allora questo è comunismo. È inutile nascondersi dietro il dito, dire che Peppino era uno che lottava contro la mafia e basta, pregare per lui o farne un santino cui esprimere devozione e ammirazione. Tanti hanno la brutta abitudine di dire: "Io sono Saviano", “Io sono Charlie”, “Io sono Saviano”: mi sembra sia tutto fumo, perché ognuno è quello che è e dovrebbe restare tale. Se c'è qualcuno che se la sente, dica pure: "Io sono Peppino Impastato", purché abbia poi il coraggio di aggiungere "Io sono comunista", come lo era e pensava di esserlo Peppino. Dopo di che, fare gli auguri a una persona morta nel 1978 ha solo senso se la sentiamo ancora vicina a trasmetterci il suo flusso di energia e se riteniamo che le sue idee rivoluzionarie siano una base di lotta per ribaltare le perversioni in cui la struttura capitalistica della società stritola l'essenza di ognuno di noi. Buon compleanno, Peppino!!!!

5 gennaio 1984: per una di quelle coincidenze strane, oggi ricorre anche il 34° anniversario della morte di Giuseppe Fava, il più grande giornalista siciliano, ucciso, anche lui come Peppino, "perchè parlava troppo".
Si noti che il numero "48", data di nascita di Peppino è, capovolto, il numero "84", data della morte di Fava e che si chiamano entrambi Giuseppe. Peppino parlava, Pippo scriveva "troppo" direttamente sul suo splendido giornale “I fava pippo isiciliani uomoSiciliani”. Ebbe la fortuna di trovare un gruppo di collaboratori, giornalisti nati, che sapevano fare le inchieste, che avevano cominciato a leggere lucidamente i meccanismi perversi di questa società e sapevano illustrarli e denunciarli. Sia Peppino che Pippo Fava sono stati gli antesignani del modo di fare giornalismo libero, senza padroni e senza censure: farlo in Sicilia non è facile. Qua vige, da secoli, per volontà della mafia, e, più in generale per decisione dei cosiddetti “padroni del vapore”, la legge del silenzio, “mutu cu sapi u iocu”, l'omertà, “nun sacciu, nun vitti, nun ntisi”: chi dice in faccia come stanno le cose diventa un nemico del sistema di potere che controlla tutte le informazioni e decide quali far circolare, grazie ai suoi giornalisti lecchini. Fava ha dato il suo grande messaggio, che ognuno di noi dovrebbe scrivere all'ingresso della sua porta, sul frontone della stanza da letto, sullo specchio del bagno, dentro il portafogli o direttamente sulla sua testa: "A che serve vivere, se non si ha il coraggio di lottare?".
Qualche giorno dopo la morte di Pippo Fava, ho scritto questa poesia:

Per Giuseppe Fava

Dai cadaveri viventi
il solito “Cu ci u faceva fari?”,
e continueremo a morire,
a vederci rubare
i momenti migliori della nostra vita
perché non abbiamo accettato
le regole della sopraffazione,
perché abbiamo voluto
salvare la dignità per gli altri.
Continueremo in solitudine
la nostra fragile lotta
contro i corvi del potere
senza rinunciare
alla certezza del giusto:
sulla resa di pochi
è la sconfitta di tutti.
Possiamo ancora farcela:
se questo venir fuori,
candidarsi a bersaglio,
servisse come seme
per la ribellione dei vinti,
moriremmo con meno angoscia.

(Pubblicato in “Era di passaggio” (Navarra editore), di Salvo Vitale)

Le recensioni di AntimafiaDuemila

PADRINI FONDATORI

PADRINI FONDATORI

by Marco Lillo, Marco Travaglio

Quella del 20 aprile 2018 è una sentenza...

ITALIA OCCULTA

ITALIA OCCULTA

by Giuliano Turone

"Una storia nera. Una storia purtroppo vera. Italia occulta...


HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

by Saverio Lodato

Il pentito della trattativa e il potente PrincipeI...

LA MAFIA HA VINTO

LA MAFIA HA VINTO

by Saverio Lodato

La mafia ha vinto, le rivelazioni di Buscetta...


IL BENE POSSIBILE

IL BENE POSSIBILE

by Gabriele Nissim

Secondo il Talmud ogni generazione conosce trentasei zaddiqim...

CORRUZIONE E ANTICORRUZIONE

CORRUZIONE E ANTICORRUZIONE

by Raffaele Cantone, Enrico Carloni

Ogni volta che un politico o un funzionario...


I NUOVI POTERI FORTI

I NUOVI POTERI FORTI

by Franklin Foer

Google, Amazon, Facebook, Apple, ormai note con l’acronimo...

PRIMA CHE GRIDINO LE PIETRE

PRIMA CHE GRIDINO LE PIETRE

by Valentina Furlanetto, Alex Zanotelli

Questo libro racconta il razzismo di ieri e...


Libri in primo piano

il patto sporcoNino Di Matteo e Saverio Lodato

IL PATTO SPORCO

Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista




avanti mafia
Saverio Lodato

AVANTI MAFIA!

Perché le Mafie hanno vinto





collusi homeNino Di Matteo e Salvo Palazzolo

COLLUSI
Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano
a trattare con la mafia




quarantanni di mafia aggSaverio Lodato

QUARANT'ANNI DI MAFIA
Storia di una guerra infinitaa
Edizione aggiornata
Il processo per la Trattativa