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Amo più la giustizia che la legalità. On line lo speciale di ''Casablanca'' su Mimmo Lucano

casablanca n speciale lucanodi Graziella Proto - PDF
Il partigiano Mimì Lucano
"Io non voglio apparire vittima perché sono l’orgoglio di una terra che mi fa guardare con fierezza al futuro con la consapevolezza di essere nel giusto". Domenico Lucano - Mimì - sindaco di Riace si era messo in testa di salvare vite. Ripopolare Riace. Proteggere gli umili. Gli ultimi. Gli zero. Finalmente lo hanno preso questo criminale. Un mascalzone. Uno sciocco che non ha fatto nemmeno business con i migranti. Il gip di Locri che ha parlato di errori grossolani, accuse “vaghe e generiche” ha rigettato parecchie accuse ipotizzate nei confronti del primo cittadino, criticando in diverse parti dell’ordinanza l’operato di magistrati e investigatori. Ma tutto ciò non gli ha evitato gli arresti domiciliari e l’esilio… come i mafiosi o i terroristi. Lui che indica quali suoi maestri Bakunin, Proudhon, e il Pasolini del Vangelo secondo Matteo, Franco Basaglia, Peppino Impastato, padre Puglisi, Camillo Torres, i curdi del Pkk, i cristiani della teologia della liberazione… Che vergogna per l’Italia!
Il partigiano Domenico Lucano detto Mimì dal 17 ottobre 2018 col numero 140316 è iscritto all’ANPI: “Conseguendo i principi che da sempre la contraddistinguono - si legge nella motivazione, firmata dal presidente, Calogero Iandolino - l’Anpi di Venaria conferisce l’iscrizione ad honorem a Mimmo Lucano, sindaco di Riace, per il suo grande impegno in tema di accoglienza e solidarietà”. Davanti l’ingresso della sede di via Cavallo 32 è stato esposto anche uno striscione con sopra scritto “Riace non si arresta”.
Per l’ANPI dunque il sindaco di Riace sarebbe un partigiano. Per la massa un eroe, un rivoluzionario… un sognatore. Per la Procura di Reggio Calabria sarebbe un reo.
Finalmente lo hanno preso Mimmo Lucano, sto delinquente. Questo fuorilegge. Cosa ha fatto? Ha accolto i rifugiati a Riace. Ha dato loro una casa. Li fa studiare. Messi insieme ai riacesi che sono contenti della loro presenza. Ha insegnato loro un mestiere, uno di quelli che stanno cadendo in disuso e si stanno dimenticando. Alcuni migranti hanno aperto delle piccole attività nel minuscolo borgo.
Con i migranti non ha fatto nemmeno business questo sciocco. Eppure non ha niente. Perfino la macchina pignorata da Equitalia e il telefono rotto. C’è dell’altro, nel paese, a causa dei migranti in armonia con gli abitanti locali coinvolti totalmente nel progetto di accoglienza e rinascita… sono state create alcune realtà.
A Riace c’è la scuola multietnica, con una maestra del luogo dolcissima, brava, sensibile. Oltre la maestra ci sono tante donne, alcune indigene (che qui hanno trovato una occupazione che difficilmente in questa zona depressa avrebbero trovato), altre immigrate - che lavorano grazie al progetto e per il progetto. Di queste donne - in questi giorni folli e infuocati - si trovano poche tracce, perché sono riservate, pensano solo a lavorare, sono legate a Mimmo. Insomma perché non fanno scandalo. Le storie delle donne immigrate sono storie pazzesche, una dura e lunga fuga da violenze, torture, miseria. Guerre. Racconti che fanno rabbrividire. Storie che hanno dato forza a tutto il progetto. In tutte le sedi si parla dei contributi destinati agli immigrati e alle immigrate ma nessuno parla delle loro singole storie, delle loro esigenze, dei loro sogni e delle loro speranze. Spesso nessuno le ascolta. Cosa danno a Mineo o a San Ferdinando con 35 euro a migrante? Quale servizio offrono? Quale integrazione?
"Con gli stessi 35 euro noi a Riace - dice Mimì Lucano a Francesco Merlo che lo intervista - abbiamo creato il frantoio, i laboratori artigiani, vetro, ricamo, carta, gli aquiloni di Herāt, i vasi di Kabul... e un asilo nido plurietnico, una scuola, presidi medici, un ristorante, le borse-lavoro. E il paese diventa albergo diffuso per accogliere il turismo equosolidale. In una casa ha vissuto Fiorello, in un’altra Wim Wenders (il regista che in una platea di premi Nobel a Berlino raccontò di aver visto l’utopia realizzata nella terra di Lucano). Questa è distrazione o impiego di fondi? Davvero è un sistema criminogeno?".
A Riace c’è una donna esile e forte. Coraggiosa e riservata. Colta e sensibile. È una mediatrice culturale e parla cinque lingue. A lei le donne che arrivano raccontano tutto ciò che le è successo durante il viaggio, le raccontano delle violenze viste o subite, della miseria materiale e non, dei loro compagni di avventura persi durante il viaggio, e subito trovano ascolto, comprensione, accudimento, sostegno. Pochissimi posti godono di tale celerità. Soprattutto comprensione. Perché lei, la mediatrice culturale anche lei ha fatto un lungo viaggio, anche lei è compagna di sventura, durante il viaggio col barcone ha perso una sorella sotto i suoi occhi. Ma è riuscita a salvare il suo bimbo e quello che portava in grembo. A Riace si è sbracciata e da subito ha iniziato a lavorare. Una persona dunque che ha contribuito moltissimo alla realizzazione del progetto di accoglienza e integrazione con un ruolo grande e delicato. Si chiama Lemlem e ha delle grosse colpe: innanzitutto è una donna. È colta. È nera. È elegante, altera e riservata. È molto vicina a Mimì… la segnalano come sua compagna? ... affettuosa amicizia…? Poco importa. Anche lei travolta nel vortice giudiziario.

La legge è uguale per tutti
A Riace c’è il Villaggio Globale dove i migranti hanno trovato casa riempiendo le case abbandonate dai riacesi emigrati che non ritornano più e che hanno messo le case a disposizione dell’amministrazione; ci sono i murales del Bene, con il Che e Peppino Impastato; i laboratori di artigianato solidale coi tessuti e le ceramiche delle mamme migranti; i graffiti che ricordano Libano, Sudan, Etiopia ed Eritrea e le mille terre d’origine di questo nuovo popolo.
A Riace non più disabitata ritornano tante persone che erano emigrate e restano tanti giovani che altrimenti sarebbero andati via. Insomma a Riace i migranti, come direbbe Crozza, ci aiutano a casa nostra.
A Riace il sindaco si è inventato una strana e simpatica moneta (limitatamente solo ed esclusivamente all’interno del comune), i “bonus” con i visi degli eroi antimafia e dei diritti civili stampate sulle banconote. 5 Euro un Che, 20 Euro un Martin Luther King… Nelle botteghe del paese gli ospiti e i nuovi cittadini fanno la spesa con queste banconote che poi saranno ripagate dal comune coi contributi dello stato. Una idea pratica e geniale per evitare l’umiliazione della consegna di alimenti da parte di terzi e eliminare i tempi morti legati al ritardo nell’arrivo dei fondi. Reato!
Reato perché scrive il servizio centrale "…non consentirebbe l’accesso a molti negozi (e a nessun esercizio commerciale fuori dal paese) che vendono prodotti essenziali soprattutto per i bambini e sarebbe foriera di manipolazioni in sede di cambio-valuta". Per esempio "… il Conad sito in via Marina applica automaticamente prezzi maggiorati nel caso di acquisti con i bonus… Alcuni esercizi non esibiscono relativa fatturazione…". Però anziché punire gli interessati chi si punisce? Lucano.
La legge è uguale per tutti… Bisogna rispettare le leggi… il primo cittadino deve dare l’esempio… bla bla bla… Certo che le leggi vanno rispettate ma quando una legge è ingiusta o difficile da applicare, o grazie alla sua disapplicazione posso salvare una vita allora è giusto non applicarla. Assumendosi tutte le responsabilità del caso. È ciò che ha fatto Mimì Lucano, sindaco di Riace.
NO ex sindaco come vorrebbero quelle istituzioni che lo perseguitano da due anni, ma come lo intendono tutte le persone che nel mondo gli danno fiducia e per le quali resterà sempre il sindaco di Riace. Chi lo ha incontrato almeno una volta nel suo piccolo borgo e lo ascoltato mentre parla dei suoi rifugiati… Queste persone, quando parleranno o sentiranno parlare del sindaco di Riace, penseranno solo ed esclusivamente a Mimì. Mimì capa tosta. Mimì il rivoluzionario. Mimì l’eroe. Mimì il compagno. Vero, una parola desueta oggi. Mimì dalla finestra del suo carcere casalingo ha salutato i manifestanti arrivati a Riace per solidarietà nei suoi confronti – sporgendo il braccio col pugno chiuso mentre qualche “furtiva” lacrima gli scendeva sul viso. Tenero Mimì.
Per aiutare tutti gli abitanti di Riace borgo e marina - quelli perché sono neri, quelli perché sono disagiati - sto pazzo si è messo contro la legge. Contro una legge che diventa arma nelle mani del potere costituito la cui ambizione più profonda sembra essere quella di spaventare, intimidire, minacciare… e non proteggere i cittadini che ne avrebbero bisogno.

Ricercato in tutto il mondo…
Si è messo nei guai e i suoi avvocati "Antonio Mazzone e Andrea Daqua mi difendono gratis. Mi pagano anche le marche da bollo". Ma sì, come dice Peppino Lavorato ex sindaco di Rosarno grande compagno e antimafioso, Lucano è in bella compagnia.
Da anni Lucano è ricercato in tutto il mondo… ma - diciamolo - solo in Italia siamo riusciti ad arrestarlo… Tutto il mondo lo cerca e rincorre… per dargli premi e onorificenze. Pensate un po’. E politici da tutta Europa hanno guardato al suo progetto di accoglienza e integrazione come a un modello.
Figuratevi che anche Papa Francesco in passato ha rivolto al sindaco parole di ammirazione e gratitudine, per ciò che fa nel piccolo borgo calabrese e lui cosa ha risposto a Francesco? Hasta siempre. Ma sì, troppo diverso, troppo libero, troppo ribelle. Forse troppo di sinistra. Troppo sensibile e incline alle necessità degli ultimi… Lo abbiamo arrestato finalmente. Poi dopo 14 giorni di domiciliari si è pensato che forse era troppo poco e lo abbiamo mandato al confino. Sì, sì, proprio come si fa con i mafiosi o gli ’ndranghetisti. Tanto per restare in zona.
Le accuse? Illecito amministrativo e favoreggiamento per l’immigrazione clandestina. Clandestino, un vocabolo offensivo per l’umanità.
E come si fa a non contrastare la Bossi-Fini?
Ma è una legge diranno in tanti… sì ma è ingiusta.
"…nel progetto di Riace sono state rilevate alcune indubbie carenze di carattere procedurale e amministrativo - spiega Gianfranco Schiavone vicepresidente di Asgi - ma esse non inficiano in nessun modo l’efficienza del progetto, il rispetto sostanziale degli standard di accoglienza e in ultima analisi il raggiungimento dell’obiettivo stesso del progetto Sprar che è quello di prendere in carico le persone e accompagnarle verso un percorso di autonomia".
Gianfranco Schiavone, commentando la revoca del progetto su il Redattore Sociale, non usa mezzi termini. È diretto. Consulente legale del comune di Riace il dottor Schiavone è uno degli ideatori del primo modello Sprar nato nel 1999, diventata legge nel 2002. Dunque forse ne capisce qualcosa, e sia al Ministero che al servizio centrale non le manda a dire. Quelle di Riace, continua, sono "irregolarità che eventualmente possono dare luogo ad alcune penalità ma non certo così elevate da giungere alla soglia che determina l’applicazione della misura della revoca del progetto".
"Nessuno fino ad adesso si è permesso di dire che le situazione delle persone accolte a Riace è simile a ciò che avviene in decine di luoghi di mala accoglienza in Italia, compresa la Calabria. Luoghi in cui le persone sono abbandonate a se stesse, grandi e piccoli centri e strutture nei confronti dei quali sono state aperte tante inchieste senza arrivare mai alla loro doverosa chiusura. A Riace invece si applica la massima durezza possibile. Nel caso di Riace si contesta persino una sorta di eccesso di assistenza ovvero la prolungata permanenza di alcuni ospiti ma le relazioni che accusano l’amministrazione omettono sia di ricordare che si tratta di pochi casi sul numero complessivo, sia che si trattava di persone vulnerabili, di famiglie con minori. Il modo con il quale l’esperienza di Riace viene trattata solleva non pochi dubbi di eticità… l’applicazione delle penalità è assolutamente sproporzionata", conclude.

Là dove il partito della monnezza impera
Semplicemente assurdo che nella Calabria dei massoni e della ’ndrangheta che controlla tutto il territorio la giustizia colpisca proprio Domenico Lucano.
"Per ora quello che emerge chiaramente agli occhi di tutti è che c’è una regia dietro tutto ciò - scrive Roberta Ferruti in un pezzo pubblicato su Comune-Info - Il blocco dei finanziamenti della Prefettura, immotivato e ingiustificato, guarda caso da giugno 2016, subito dopo il boom di notorietà originato da Fortune, le inchieste ripetute, le relazioni (quelle positive) consegnate con un anno di ritardo, il vice Prefetto, Francesco Campolo che nella sua relazione descriveva Riace come una favola e ne richiedeva lo sblocco immediato dei fondi, subito rimosso e trasferito, tutto porta a questa conclusione".
Non avrebbe rispettato il codice per l’appalto della spazzatura… Cioè, ha utilizzato e utilizza cooperative sociali con elementi disagiati. Nelle viuzze strette e ripide del borgo per fare la raccolta porta a porta dei rifiuti ha messo i somarelli risparmiando moltissimo e trasformando quello che è un servizio quotidiano in attrazione turistica… Avrebbe dovuto fare il bando per i somarelli e farli venire da fuori? Le cooperative non erano iscritte all’albo regionale! Ma quale albo? Non esisteva!
Avrebbe favorito l’immigrazione clandestina perché avrebbe voluto salvare una donna dal rimpatrio nel suo paese da dove era scappata. Ma allora è un creativo! Un amministratore saggio. Fantasioso e raziocinante.
Per Nichi Vendola "ciò che più colpisce, nel lungo e grottesco comunicato della Procura della Repubblica di Locri a proposito dell’arresto del sindaco di Riace, è l’esilarante riferimento all’appalto per la raccolta dei rifiuti nel minuscolo comune calabrese. Il crimine presunto, per cui scatta la misura cautelare, consisterebbe nelle forzature amministrative con cui si è consentito l’affidamento del servizio di igiene pubblica a cooperative in cui lavorano insieme stranieri e riacesi. Nessuno ha rubato, nessuno ha inquinato: ma hanno lavorato, hanno prodotto ricchezza, hanno rivitalizzato un borgo in via di estinzione, hanno fatto comunità".
"In una regione martoriata dal partito mafioso della “monnezza” - scrive ancora Nichi Vendola - in una terra ferita dai traffici e dallo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, in una Calabria dove per decenni troppi servitori dello Stato e troppi magistrati hanno praticato la politica dello struzzo, non vedendo mai nulla, o fingendo di non vedere, talvolta vendendosi a poteri di tenebra, ora hanno finalmente trovato il nemico della legalità: Mimmo Lucano, il sindaco dell’accoglienza".
«Uno degli obiettivi – aggiunge Lucano – era quello di indebolire e dimostrare che Riace era come tutti gli altri. Il gip ci ha messo 20 secondi a capire che non c’è la frode allo Stato. Ma se io dovevo approfittare dei soldi, non potevo aiutare i miei familiari che vivono in condizioni di indigenza. Mia moglie è iscritta nell’elenco delle famiglie povere di Siena, i miei figli hanno bisogno di aiuto e a me mi aiuta mio papà ad arrivare alla fine del mese».

Lettura dei fatti molto strana e mirata
Daniela Di Capua, direttrice del Sistema centrale Sprar del ministero dell’Interno alla giornalista de Redattore Sociale spiega "Per esempio Lucano si è inventato la moneta locale. Abbiamo spiegato che secondo la legge dello Stato non si poteva fare, che in caso si poteva utilizzare questa moneta come se fossero buoni pasto ma il sistema andava aggiustato. Non siamo stati ascoltati. Il ministero, proprio perché si trattava di Riace, e il progetto era molto conosciuto, ci ha chiesto di andare a spiegare come fare: siamo andati 5 volte in due anni, non avevamo mai fatto tanta assistenza in loco per aiutare un progetto. Ma il Comune non si è mosso. Dopodiché il ministero ha avviato la procedura: ha scritto al Comune evidenziando le penalità riscontrate, chiedendo le controdeduzioni prima di avviare la procedura di revoca. Ma niente, Mimmo Lucano ha di nuovo mandato deduzioni non risolutive alle questioni contestate. Per questo oggi la chiusura è un atto dovuto".
Bene, Mimì è contrario a pagare gli interessi e i servizi alle banche!
Ci sarebbe dell’altro: "… l’utilizzo dei buoni per i lungosoggiornanti, persone che continuavano a stare in accoglienza senza averne più diritto e senza aver avuto la proroga, che andrebbe invece richiesta al Servizio centrale. Inoltre non c’era corrispondenza tra persone e strutture per colpa di una sovrapposizione tra Cas e Sprar. Nella pratica, non siamo riusciti a capire quali fossero le persone in carico al Servizio centrale e quali in carico alla Prefettura. Per questo per due volte con noi è venuta anche la Prefettura di Reggio Calabria, che aveva la competenza sulla parte Cas".
Cioè Lucano si è inventato “il modo” affinché tutti potessero avere la possibilità di mangiare anche quando i contributi tardavano ad arrivare! Si è rifiutato di mandare via le persone che non avrebbero avuto o saputo dove andare: ma questo non è un uomo normale, ha qualcosa di straordinario. Non è solo un operatore dell’immigrazione è un operatore di pace e di ponti.
Per chiarezza, all’ispezione in questione i posti finanziati erano 165, i presenti 204. Per dirla con parole semplici: nelle case c’erano più persone rispetto alla banca dati e/o persone diverse rispetto alla banca dati. Per i lungo permanente - secondo il servizio centrale - l’accoglienza è finita. Perciò gli interessati non hanno alcun contributo pubblico. Ed è così. Quindi non dovrebbero esistere? Non dovrebbero mangiare?
Il ministero dell’Interno anziché chiedersi in che modo questo sindaco e questa amministrazione abbiano fatto con le stesse somme stanziate per 165 persone a far quadrare il tutto con 204, accusano anomalie nei confronti di tutto il gruppo amministrativo e in modo particolare di Lucano. Una lettura dei fatti molto particolare. Strana. Mirata.
"Ma come si fa a mandare via le persone? - dice Lucano ai giornalisti all’uscita dal tribunale - La regola è solo di sei mesi. Si può provare ad immaginare che cosa significa inserire le persone a settembre quando i bambini iniziano a frequentare la scuola, e a febbraio dire guarda te ne devi andare. È facile quando non hai a che fare con le persone in maniera diretta, quando non vedi i loro occhi. Non è facile. È quasi impossibile. È una regola un poco inumana". Per non parlare dei bambini.

Gli ultimi contro ’Ndrangheta e stranezze
In realtà, "si vuole attaccare chi, come il Sindaco Lucano, ha dedicato la propria vita agli altri diventando persino più povero di quello che già era, risollevando le sorti di un paese che era semiabbandonato, in mano alla criminalità organizzata. Chi dimentica queste cose, rincorrendo in maniera ossessiva solo le eventuali carenze formali prende delle grandi responsabilità etiche e politiche. Il messaggio politico è chiaramente contro questo tipo di approccio accogliente. Il modello Riace è nato insieme al sistema Sprar, nel 2002, è uno dei suoi più antichi progetti. Oggi è come se lo Sprar uccidesse una parte di se stesso… il ministero sta di fatto sopprimendo lo Sprar. Una storia italiana che ha dell’incredibile e che fa riflettere - dice Schiavone". (Eleonora Camilli - Redattore Sociale).
"L’accanimento politico di una scelta xenofoba di questo governo si incastra con la torbida trama di questi personaggi che sognano di riappropriarsi del paese e di tutti gli arretrati (2 milioni di euro, mica bruscolini) che prima o poi verranno inviati per la gestione dell’accoglienza - scrive Roberta Ferruti su Comune Info - Non si vuole solo fermare un progetto di accoglienza solidale, un esempio di come il fenomeno migratorio non sia un problema, ma una risorsa concreta, si vuole riconquistare una zona che coraggiosamente si è affrancata dalla ’Ndrangheta".
"Peccato, questo nessuno lo dice, che tanto nella struttura regionale che fra gli addetti al servizio centrale Sprar, abbondino i conflitti di interessi, cioè siano presenti persone che hanno la gestione di enti o associazioni che beneficiano di contributi per l’accoglienza o che l’hanno avuta, per poi passarla a prossimi congiunti. Come nel caso dell’ispezione a Riace" - scrisse in un editoriale del 2016 sul Manifesto il giudice Emilio Sirianni di Magistratura Democratica e molto vicino a Lucano.
E subito qualcuno si premurò a raccontare che in effetti chi fece l’ispezione in quel tempo fu l’ispettrice Enza Papa che in precedenza e per tanto tempo ha gestito progetti Sprar. Quando fu nominata ispettrice avrebbe passato tutto al suo compagno Alessandro Gordano. In tanti racconterebbero che il progetto Sprar di Cosenza prima sotto la sua direzione sarebbe un progetto mai controllato grazie al rapporto tra l’ispettrice e il gestore.
"Vorrebbero uccidere Riace. - dice il sindaco Lucano - Vorrebbero cancellarne la storia e farla scomparire dentro la sua geografia, in fondo alla montagna calabrese… che cosa è tutta questa apprensione per Riace? Un paese di 1.500 abitanti. Io sono il sindaco di 1.500 abitanti. Siamo la parte debole - dichiarò Mimì Lucano all’uscita dal tribunale -. Naturalmente io ho avuto motivazioni politiche per fare tutto quello che ho fatto. Motivazioni che fanno parte non di un partito ma di un ideale legato al sogno degli ultimi. Anche io sono ultimo, (ha detto bene Salvini io sono uno zero) e crediamo in una emancipazione sociale degli ultimi. Questa è l’idea politica. La bandiera la portiamo avanti da soli. Anche poche persone. Non potranno mai massacrare gli ideali o metterli da parte".

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