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Mafia: Bisognano non andava arrestato. L'avv. Repici, ''Allarmante cronologia politico-giudiziaria''

repici fabio c emanuele di stefano 774di Fabio Repici
Questa notizia non è stata data da nessun organo d’informazione, nemmeno da quel giornalismo naziSchin che pure solitamente sul pentito Carmelo Bisognano è molto ben informato.

La notizia è che l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Roma il 27 giugno 2017 a carico del pentito Bisognano è stata definitivamente annullata. Non ricorrevano le condizioni per emetterla.

Considerato che la notizia è di oltre un mese fa, viene da pensare che il silenzio di certo giornalismo, sempre lesto in altre occasioni, non sia stato casuale.

Avevamo fin da subito sostenuto, insieme ad altro, la seguente argomentazione giuridica: «Tralasciando certe bestialità scritte dagli investigatori e contenute nel fascicolo, le intercettazioni sulla scorta delle quali era stata emessa la misura cautelare in carcere per Bisognano ed erano stati mandati agli arresti domiciliari pure due carabinieri erano del tutto inutilizzabili». Per due volte già la Cassazione aveva accolto quella nostra tesi. E solo dopo il secondo annullamento, al terzo giro, il Tribunale del riesame di Roma, in composizione più autorevole che in precedenza, ha definitivamente spazzato via quell’ordinanza, attestando che essa mai avrebbe dovuto essere emessa.

Eppure era stata emessa, in un’allarmante cronologia politico-giudiziaria. Il 3 maggio 2017, infatti, l’allora senatore M5S Luigi Gaetti aveva interrogato il governo sulle vicende giudiziarie di Carmelo Bisognano e aveva invocato che l’apposita Commissione centrale gli revocasse il programma di protezione; il mese dopo, la Procura di Roma, che aveva trattato per quasi un anno senza spasimo alcuno un fascicolo pervenutole a carico di Bisognano e di tre carabinieri, indagati a piede libero prima a Messina e poi a Rieti, per presunti accessi abusivi a sistema informatico, aveva impresso un’improvvisa accelerazione con la richiesta di misura cautelare in carcere per Bisognano e pure per i carabinieri; dopo una settimana il Gip di Roma Chiara Gallo aveva disposto il carcere per Bisognano e gli arresti domiciliari per due carabinieri.

Ora sappiamo che non doveva accadere, seppure è accaduto.

Luigi Gaetti, però, ne ha tratto titoli per fare carriera. Non ricandidato alle ultime elezioni politiche perché aveva raggiunto il limite dei due mandati (era stato consigliere comunale a Curtatone per la Lega e poi senatore nel 2013 per il M5S), è stato infilato all’ultimo momento nella lista dei sottosegretari dell’attuale governo. Eccolo, dunque, sottosegretario al ministero dell’interno, sotto il ministro suo ex (e pure futuro?) compagno di partito Matteo Salvini. Di più: Gaetti, forse in premio per il suo programma politico subito ufficializzato («dobbiamo lavorare con l’intelligence»: la premiata ditta Gaetti & servizi segreti, in sostanza), oggi presiede proprio la Commissione centrale che decide sulla protezione per i pentiti.

Dopo quell’ordinanza di custodia cautelare che mai avrebbe dovuto essere emessa, il 27 luglio 2017 la D.d.a. di Messina aveva chiesto alla Commissione centrale – proprio come auspicato da Gaetti – che venisse revocato il programma di protezione a Bisognano. E così era stato. Il contenuto di quella nota della D.d.a. – giusto per non definirlo falso – era contrario al vero. Ed era fondato sull’ordinanza di custodia cautelare che mai avrebbe dovuto essere emessa.

Il Procuratore della Repubblica De Lucia, in quel momento appena arrivato a Messina, magari legittimamente aveva pensato che Bisognano non fosse più meritevole del programma di protezione, seppure quel pentito aveva consentito alla D.d.a. di Messina di arrestare tutti i vertici della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, ivi compreso Rosario Cattafi (personaggio anfibio, a metà mafioso e a metà operatore dei servizi segreti), il quale, anzi, è pure stato condannato con sentenza definitiva per calunnia ai danni del pentito Bisognano. E però Cattafi da quasi tre anni si trova a piede libero e – per una di quelle sventurate coincidenze che tanto smuovono riflessioni spiacevoli – dal momento della sua scarcerazione ad personam sancita dalla Corte di appello di Messina più nessun mafioso di Cosa Nostra barcellonese ha più deciso di collaborare con la giustizia, così arrestandosi il fenomeno iniziato il 25 novembre 2010 proprio con Bisognano.

Ecco, si spera che per gli altri collaboratori di giustizia che hanno accusato Rosario Cattafi il Procuratore della Repubblica di Messina non invochi la stessa sorte di Bisognano, giusto ora che a presiedere la Commissione centrale c’è uno come Gaetti.

Tratto da: stampalibera.it

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