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Opinioni

Il tricolore non è dei razzisti

bandiera italianadi Nicola Tranfaglia
Quello che è successo a Macerata è qualcosa di eccezionale per una portata simbolica così dirompente: c'è stato il saluto romano, il tatuaggio nazista, il monumento ai caduti, il tricolore. Una scenografia studiata per rileggere tutta la storia nazionale all'insegna del fascismo mussoliniano ed indicare nel razzismo e nella violenza i valori di fondo della nostra comunità.
Quel trimantello indossato a coprire i risvolti più tremendi, un gesto disgustoso che suona come una chiamata armi, quasi ancora ci fosse lo stemma sabaudo e il fascio di Salò. Non è così ma inquietante che il nostro Paese veda riaffiorare quei simboli in un contesto di violenza dichiaratamente politica e proprio nel momento in cui la convivenza con i migranti sta diventando un nodo aggrovigliato.
Tanti fattori concorrono a sottolineare l'importanza non rituale delle prossime elezioni a cominciare dal debutto di una nuova legge frutto di equilibrismi che proiettano l'Italia nella spiacevole condizione di ritrovarsi il 5 marzo senza una maggioranza in grado di governare.
Un'incertezza pericolosa nel momento in cui servirebbero chiarezza e guida salda, visto che le previsioni disegnano un percorso che ci accompagnerà da Nord a Sud nell'ultimo mese della campagna  elettorale.
Luoghi e volti per parlare di lavoro e crisi bancarie, di criminalità. Un'incertezza pericolosa nel momento in cui servirebbero chiarezza e guida salda visto che le previsioni disegnano un percorso accidentato per la crescita economica che il Paese ha ritrovato dopo un decennio di crisi. E anche la radiografia dei contendenti presenta aspetti inediti con il Movimento Cinque Stelle i indicato in cima alle preferenze e con la coalizione guidata ancora una volta da Silvio Berlusconi a dispetto di una sentenza della corte d'Appello di Milano che gli impedisce di avere il proprio nome sulla scheda mentre il PD è in netta difficoltà dopo esser passato dal 40 per cento delle elezioni europee del 2014 a percentuali molto vicine al 22-23 per cento.
Un nodo che Salvini e tutta una parte politica vicina alle sue tesi tenta di sciogliere proponendo agli italiani di rispecchiarsi in un'autobiografia della nazione segnata dall'odio xenofobo e dalla intolleranza razziale.
Sul piano politico, la strada è indicata proprio da quel tricolore vergognosamente indossato dall'attentatore marchigiano. Quella è la bandiera della repubblica democratica indicata dalla resistenza. E' il simbolo di una "religione civile" che propone un insieme di principi che tengono insieme un Paese che si trasformano in diritti, in doveri civili, in valori consapevolmente accettati, nel nome dei quali gli italiani sono sollecitati ad abbandonare le nicchie individualistiche racchiuse nel terribile slogan "ognun è padrone a casa propria". Questa religione civile ha il suo fondamento in una Costituzione che propone un'opposta autobiografia della nazione rispetto a quella fascista.

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