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Opinioni

La strage di Ustica e la vicenda del capitano Mario Ciancarella

strage ustica c ansadi Alessio Di Florio
Il bisogno di verità tuttavia non può fermarsi dove sono presenti ancora zone d'ombra, e pone traguardi verso i quali tendere” ha dichiarato il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in occasione dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Un bisogno di verità reale, sentito, straziante per i familiari delle vittime. E di tutti gli italiani e le italiane che quotidianamente credono nella giustizia, nella legalità democratica e in tutti i più alti ideali civili e umani. Ma quel bisogno non è ostacolato da entità lontane e misteriose. Trame, depistaggi, insabbiamenti hanno precise centrali di responsabilità. Le sfere responsabili della mancata giustizia - e la protesta dell’associazione familiari delle vittime ne è viva e vibrante denuncia - possono essere ricondotte a precisi indirizzi. E quegli indirizzi sono di Stato, sono parte integrante di apparati, più o meno deviati, di questo Stato. Apparati che hanno fiancheggiato, alimentato, guidato e accompagnato trame eversive neofasciste e criminali.
Dal 1980 un’altra strage (incredibilmente unite da una telefonata riconducibile a esponenti dei servizi segreti italiani) attende giustizia. Finora soffocata da depistaggi, false verità. E omertà di tanti, troppi protagonisti. E’ la strage di Ustica. L’anno scorso, nell’anniversario, Mattarella dichiarò che si devono “rimuovere le opacità persistenti”. Di opacità i 37 anni che ci separano da quel 27 giugno ne hanno tantissime. La compagnia Itavia (proprietaria dell’aereo abbattuto) fu colpita da un processo mediatico che la stritolò: l’accusa di scarsa manutenzione dei propri mezzi e di mancato rispetto delle regole di sicurezza (con la conseguenza di un “cedimento strutturale”) portò alla fine delle attività pochi mesi dopo la strage di Ustica. Il DC-9, fu l’accusa nell’immediato, avrebbe avuto un cedimento strutturale cadendo in mare. 37 anni dopo sappiamo che quello fu solo il primo depistaggio. E, anche su questa vicenda, se c’è un ostacolo a rimuoverlo, se c’è chi non sta contribuendo a renderle ancora persistenti, è qualcuno che vive nelle alte sfere di Stato. Una vicenda su tutte lo certifica e denuncia: l’esperienza di Mario Ciancarella, capitano pilota dell’Aeronautica Militare al momento della strage. Negli anni era diventato punto di riferimento del Movimento Democratico dei Militari. Ricevuto dal Presidente della Repubblica Pertini nel 1979 “insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro, Mario Ciancarella era divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare”.
Dopo la strage di Ustica, il maresciallo Mario Alberto Dettori confidò a Ciancarella “Capitano siamo stati noi …” “Capitano dopo questa puttanata del mig libico”. Questo suo ruolo, denuncia l’Associazione Antimafie Rita Atria (che dalla sua fondazione 22 anni fa si è schierata al suo fianco e ne sostiene la battaglia), “divenne talmente scomodo da indurre qualcuno molto in alto a falsificare, nell’ottobre 1983, la firma del Presidente Pertini nel Decreto Presidenziale di radiazione”. Un decreto che gli è stato consegnato solo 9 anni più tardi, dopo la morte di Pertini. Il Tribunale Civile di Firenze ha confermato i “dubbi” di Mario Ciancarella e dell’Associazione Antimafie Rita Atria: la firma del Presidente Pertini che compare sul quel decreto è un volgare falso. Tanto e’ stato accertato sulla base di due perizie - una di parte ed una disposta dal Magistrato - che hanno potuto rilevare come il falso sia tanto evidente quanto eseguito con assoluta approssimazione”. In un servizio della trasmissione televisiva Le Iene, il 2 maggio di quest’anno, Gaetano Pecoraro denuncia che anche la firma dell’allora ministro della Difesa Spadolini è falsa.
Il 10 novembre 2016 i deputati Claudio Fava e Davide Mattiello in una conferenza annunciarono la presentazione di un’interrogazione al Ministro della Difesa Pinotti. Nelle ore successive il Ministero della Difesa in un’email certificata scrisse a Mario Ciancarella che “gli atti pervenuti e afferenti alla pratica del suo assistito sono stati inoltrati per i successivi adempimenti di competenza, alla direzione generale per il personale militare, alla quale potrà rivolgersi per qualsiasi informazione/chiarimento si rendesse necessario”. Logica e speranza avrebbero fatto ipotizzare che gli “adempimenti di competenza” avrebbero portato alla sacrosanta reintegra. Ma invece non è stato così: per il Ministero della Difesa la sentenza di Firenze stabilisce solo il risarcimento delle spese legali.
La battaglia di Mario Ciancarella per la strage di Ustica ha avuto come primi “alleati” altri due “ufficiali democratici”: Sandro Marcucci e Alberto Dettori. Dettori fu trovato impiccato nel 1987 e Sandro Marcucci morì in un incidente aereo (avvenuto in circostanze a dir poco controverse in un incidente che tanto accidentale non è mai apparso) sulle Alpi Apuane nel 1992. Un incidente “controverso” che da subito fu denunciato come non essere stato “tanto accidentale”. Anche la tesi del “suicidio” di Alberto Dettori suscitò dubbi e perplessità sin dall’inizio, una tesi alla quale la famiglia e l’Associazione Antimafie Rita Atria non diedero mai credito. Il 16 dicembre 2016 Goffredo D’Antona, avvocato dell’Associazione, ha presentato un esposto alla Procura di Grosseto a nome della figlia di Dettori, Barbara. Sulla base di “nuovi elementi” che “fanno presumere non si sia trattato di suicidio”, l’esposto, “è frutto delle testimonianze e dei nuovi elementi raccolti in questi anni, correlate anche all’incidente sospetto del Tenente Colonnello Sandro Marcucci (per il quale è in corso una nuova indagine presso la procura di Massa) e al caso emblematico della firma falsa (accertata dal tribunale di Firenze) del Presidente Pertini sulla radiazione del Capitano Ciancarella. Tre storie indubbiamente legate tra loro”. L’esposto ha portato alla riapertura delle indagini ed è stato riesumato il corpo.
La notte della strage Dettori era radarista a Poggio Ballone. A Mario Ciancarella confidò le due frasi, tralasciate dalle indagini ufficiali sulla strage e riprese nel 1999 solo dal quotidiano Liberazione, “Capitano siamo stati noi…” “Capitano dopo questa puttanata del mig libico”. “Siamo stati noi capitano, siamo stati noi a tiralo giù” rivelò Alberto Dettori al solo Mario Ciancarella. Frasi di cui “non esiste una qualche prova audio” ma - ha dichiarato l’avvocato D’Antona - che rimangono “nella memoria” di Ciancarella. Il capitano “non è il solo ad affermare che quella notte il radarista aveva visto qualcosa di spaventoso. Lo dicono soprattutto i suoi familiari. Era sconvolto e proprio a loro più volte disse che non poteva raccontargli quello che aveva visto quella sera, un modo probabilmente per tutelarli. Cercherà di parlare solo con Ciancarella per ovvi motivi: lui era un ufficiale, oltre che il leader del Movimento democratico delle forze armate, elemento che avrà convinto Dettòri a fidarsi di lui”. “Tornò a casa stravolto. Sul radar aveva visto tutto. Alberto aveva visto tutto e aveva dato l’allarme. Qualcuno lo picchiò e gli disse fatti i cazzi tuoi”. “Mio fratello non poteva essersi suicidato – è la convinzione espressa in un’intervista nel 2013 anche dalla sorella Antonietta (deceduta due mesi dopo l’intervista) – era un uomo solare e aveva un solido equilibrio interiore che gli derivava dall’amore per la sua famiglia, per il suo lavoro e per l’Aeronautica. Quando ci avvertirono della sua morte e andai a Grosseto, capii subito che i miei dubbi avevano un fondamento. Da parte dei militari sentii infatti nei nostri confronti una grande freddezza, quasi ostilità. E poi quelle pressioni sulla moglie perché non chiedesse un’inchiesta sulla morte di Alberto. Per non parlare dell’autopsia non fatta. Ma come, mio fratello era stato trovato impiccato a un albero, a un ramo obiettivamente troppo in alto, e non si è voluto verificare se sulla mani avesse le tracce dell’arrampicata?”. Alberto Dettori, secondo la sorella, negli ultimi anni era “improvvisamente cambiato. Era preoccupato, impaurito. Il suo stato di tensione emotiva era peggiorato da quando era tornato dalla Francia, dove aveva seguito un corso di aggiornamento. Poi parlai con mia cognata e la sorella di mia cognata. E loro mi raccontarono di come Alberto fosse tornato a casa molto turbato il giorno dopo la tragedia di Ustica”.
L’Associazione Antimafie Rita Atria nel marzo scorso ha elencato alcune delle “opacità da rimuovere”. L’Associazione sottolinea che Mattarella “non considera che nella strage di Ustica le Vittime sono più di 81” e “un numero così alto di morti tra chi ha avuto a che fare anche indirettamente alla sera del 27 giugno 1980 non può semplicemente definirsi frutto di un disegno del destino cinico e baro. Per non parlare poi che neanche la sfortuna più totale avrebbe consegnato alla storia la perdita dei tracciati radar a Boccadifalco di Grosseto e il rogo del registro del controllore del traffico aereo dei voli su Grosseto compreso il 27 giugno 1980. (tracciati di quel radar dietro al quale si trovava il Maresciallo Mario Alberto Dettori… “suicidato”)”. “La documentazione non è stata resa interamente pubblica - aggiungono ancora gli esponenti dell’Associazione - visto che sulla strage di Ustica molti documenti non è possibile consultarli perché coperti dal segreto militare. Un bel gioco delle tre carte … Giusto per fare un esempio:
- C’è ancora il segreto di Militare sulla documentazione inerente all’esercitazione militare che si svolse con l’Awacs, i caccia militari di Grosseto e Cameri, il Pd 808 , ll C47 , il Mig inoffensivo. (Dietro il radar a Poggio Ballone c’era Mario Alberto Dettori).
-Non esistono o non sono consultabili o sono secretati i verbali di distruzione dei volumi con le strip dei piano di volo e progresso volo dei voli di Cameri , Grosseto, Pisa, Pratica di Mare, Licola e Marsala.
- Non sono consultabili i registri della R.i.v di Roma, la maggior parte dei registri e della documentazione radaristica nelle basi aeree militari italiane di Cameri, Grosseto, Pisa, Pratica di Mare, Licola e Marsala, i libretti di volo di chi partecipò all’esercitazione militare: l’Awacs Usa, i caccia di Grosseto e Cameri, il Pd 808 , il C47 e la documentazione del pilota del Mig”.
E, quasi chiudendo un cerchio, l’accusa al Governo di non permettere la visione di documenti con importanti verità è anche tra le motivazioni della protesta dell’associazione familiari vittime della strage di Bologna, presieduta dal deputato PD Paolo Bolognesi.

Tratto dalagiustizia.info

Foto © Ansa

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