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Opinioni

Antimafia, Franco Roberti: ''Senza il codice ci si arrende alla corruzione''

roberti franco c emanuele di stefanodi Liana Milella
Un provvedimento fermo da oltre tre anni. Norme che potrebbero rendere ancora più efficace il contrasto alla criminalità organizzata. La versione del Procuratore nazionale

ROMA. "Approvare subito il nuovo Codice antimafia, è un'assoluta priorità". Dice così il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti sulla legge in attesa ormai da quasi tre anni.

Ci spieghi, perché è così importante votare il Codice prima che la legislatura si chiuda?
"Che il Codice attuale andasse perfezionato in alcuni punti essenziali era opinione generale. Le novità introdotte sono fondamentali. Cito, di seguito, le più importanti per capire cosa rischiamo di perdere se la legge non dovesse essere approvata: la nuova struttura e i nuovi poteri dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati; la disciplina degli amministratori giudiziari; il divieto di giustificare la provenienza dei beni come reimpiego di somme frutto di evasione fiscale; il controllo giudiziario delle aziende che consente a quelle sospette di andare comunque avanti anche se sotto controllo; la previsione di strumenti finanziari per gestire e valorizzare le imprese sequestrate; i tribunali distrettuali per le misure di prevenzione".

Tutto questo l'avevate proposto ed è stato accolto. Ma c'è qualcosa che è stato respinto?
"Avevo segnalato, durante le numerose audizioni in Parlamento, una vera smagliatura nel sistema delle certificazioni antimafia. Parlo della norma in vigore nell'attuale Codice che consente alle imprese mafiose di partecipare, dietro prestanome puliti, agli appalti pubblici come componenti dei consorzi stabili, eludendo la normativa e sfuggendo ai controlli con l'espediente di partecipare al consorzio in misura non superiore al 10%. Una norma concepita per non gravare troppo sulle Prefetture, ma che si è rivelata un vero cavallo di Troia per l'ingresso delle imprese mafiose nel sistema degli appalti pubblici, e che va corretta".

Sostiene che bisogna estendere gli strumenti dell'antimafia alla corruzione.
"L'esperienza delle indagini da 30 anni in qua, e le ultime di Milano, Roma, Catanzaro, Reggio Calabria, ci dimostrano che la corruzione è il vero collante tra la criminalità mafiosa e quella dei colletti bianchi. Oggi la corruzione è il principale strumento mafioso e la violenza viene mantenuta come garanzia del rispetto dei patti corruttivi. Per questa ragione servono le stesse norme previste contro la mafia. Quindi, un attenuante speciale per chi collabora, come previsto nella proposta di legge di Piero Grasso, un trattamento premiale per chi denuncia rompendo il vincolo di omertà che lega corrotto e corruttore. Poi la possibilità di operare con agenti sotto copertura, già ampiamente previsti per il contrasto alla criminalità mafiosa e terroristica. Proprio non si capisce perché uno strumento così importante non lo si voglia introdurre per la corruzione".

Perché, come procuratore Antimafia, si è battuto molto per queste misure?
"Non solo le sosteniamo, ma abbiamo anche proposto in Parlamento di inserire nel reato di associazione mafiosa una specifica aggravante nel caso che le attività economiche, di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo, siano state acquisite con la corruzione. Che oggi è la chiave di ingresso per le mafie negli appalti pubblici, sia a livello di concessione di finanziamenti finalizzati all'appalto, sia a livello di formazione dei bandi di gara, sia di scelta del contraente da parte delle commissioni giudicatrici ".

Nell'elenco delle leggi c'è la liberalizzazione della cannabis. È sempre convinto che sia utile?
"Oggi il contrasto al traffico di hascìsc e marijuana segna il passo, nonostante gli sforzi di polizia e magistratura. Mi chiedo se non sia il caso di cambiare strategia e togliere spazi di mercato alla criminalità riconoscendo allo Stato la possibilità di produrre e commercializzare in via esclusiva queste droghe. Non ho la ricetta magica, ma so che val la pena discutere di questa legge senza alzare barricate ideologiche".

Processo penale: le norme sulla prescrizione servono o no?
"Il ddl contiene previsioni eterogenee, alcune anche utili come quelle in materia di riti speciali e di regime delle impugnazioni. Però, come notò il Csm già nel 2015, manca un disegno strategico complessivo diretto ad assicurare la ragionevole durata del processo. Quanto alla prescrizione è opportuno ricordare che essa si fonda sulla presunzione che, passato un certo tempo, lo Stato non abbia più interesse a punire il reato. Ma se partiamo da questa premessa, allora la prescrizione dovrebbe bloccarsi definitivamente quando lo Stato manifesta tale interesse esercitando l'azione penale. Allungare di un po' i tempi di prescrizione rischia solo di allungare i processi".

Intercettazioni. Le recenti fughe di notizie nel caso Consip dimostrano che le circolari delle procure servono a poco. Una futura legge non rischia lo stesso effetto?
"Le circolari servono comunque perché danno concretezza al principio fondamentale che il responsabile delle intercettazioni e della tenuta del segreto è il pm. Quindi le circolari vanno rispettate. E le violazioni da parte di chicchessia vanno accertate e sanzionate".


Tratto da: repubblica.it

Foto © Emanuele Di Stefano

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