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Opinioni

L'Italia, le mafie e le mafiosità

dia web7di Piero Innocenti
“Non sfugge, infatti, al lettore attento (corsivo di chi scrive), come sia con riferimento a Cosa Nostra, alla ‘ndrangheta, alla camorra, alle organizzazioni pugliesi e lucane e finanche ad alcune compagini straniere, ricorra nella realizzazione dei progetti criminosi una platea variegata di soggetti che si caratterizzano per una marcata professionalità,maturata nei più svariati settori”. È un passaggio delle “conclusioni” sulle “linee evolutive del fenomeno mafioso” formulate nella interessante relazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) sulla attività svolta e i risultati conseguiti nel primo semestre 2016, presentata al Parlamento nei giorni scorsi dal ministro dell’interno Minniti.
Una relazione che, da un lato, evidenzia lo straordinario lavoro svolto nel breve arco temporale di sei mesi dalla magistratura, dalla Dia, dalle forze di polizia nell’azione di contrasto alle mafie, dall’altro la straordinaria potenza delle mafie e delle altre “organizzazioni” (italiane e straniere) che, assorbiti i colpi, si rigenerano, si rinforzano, si espandono ancora tessendo reti e rapporti in moltissimi paesi grazie anche a quelle “sinergie professionali” che nella relazione vengono chiaramente indicate e attribuite a persone estranee alla organizzazione criminale ma “il cui operato diventa però funzionale, se non addirittura necessario, alla sopravvivenza e al rafforzamento della compagine criminosa”.
Occorre, tuttavia, una lettura “attenta” come invita l’articolata relazione (308 pagine di cui 71 allegati con diagrammi e dati di interesse) che, lo ricordo, è rivolta in primis ai parlamentari troppo spesso disattenti sul fenomeno mafie così drammatico che, da molti decenni, sta inquinando il nostro paese. Panorama criminale che, già desolante nella precedente relazione DIA del 2015, dove già si accennava alla “sottovalutazione culturale del fenomeno mafioso”, si è ulteriormente appesantito anche per le probabili, iniziali, inconsapevolezze di alcuni ambienti politici locali, divenute nel tempo acquiescenze, che hanno consentito alle mafie di penetrare in contesti territoriali, per esempio quello emiliano, “notoriamente permeato dalla cultura , costituzionalmente garantita, del lavoro”. Ecco allora che per controllare le mafie torna fondamentale la lotta alla corruzione che significa anche contrastare quei dirigenti politici e pubblici funzionari che vengono meno ai loro doveri e si mettono “a disposizione” dei mafiosi.
È questo “contorno” umano, alla fine, che rende le mafie italiane ancora invincibili (grazie anche a spregiudicati professionisti della finanza) e che le ha proiettate in contesti transnazionali un tempo neanche lontanamente immaginabili. Così, se la criminalità organizzata pugliese è presente in Albania, Germania e Spagna, cosa nostra è altrettanto ben insediata in Olanda, Usa (in particolare la DIA indica le città di Philadelphia, Detroit, Chicago, New Yersey, New England e New York), Malta, Canada, Repubblica Sudafricana e, naturalmente, Germania e Spagna. La ‘ndrangheta, tuttavia, è quella che registra la presenza delle più numerose “filiali” all’estero ed in particolare in, Francia, Olanda,Germania, Svizzera, Austria, Belgio, Malta, Spagna, Centro e sud America, Repubblica Dominicana. I camorristi, infine, hanno basi consolidate in molte città spagnole e tedesche. Inutile dire che il traffico di stupefacenti resta l’attività criminale principale, la più remunerativa. Insomma, nel villaggio globale (resterà ancora tale per quanto tempo?) che tutti abbiamo imparato a conoscere, anche le nostre mafie sono diventate globali e silenziosamente pericolose per la tenuta democratica del nostro e di molti altri paesi.
La lettura “attenta” della relazione DIA ( suggerisco anche le relazioni degli ultimi anni) dovrebbe servire ai membri del nostro Parlamento per assumere decisioni su azioni forti, solidali contro tutte le mafie ed i soggetti che le “contornano” senza farne organicamente parte. Di fronte ad una visione realistica della criminalità mafiosa e della sua pervasività tratteggiata con estrema puntualità dalla DIA e dai connotati per alcuni aspetti apocalittici, un’opinione pubblica consapevole, attenta ( perché non leggere e far commentare da esperti questi documenti sulla criminalità anche nelle scuole superiori?), vigile ed esigente può svolgere un ruolo decisivo. Del resto il fenomeno mafioso colpisce gli interessi di tutti, mette in pericolo la nostra sicurezza, chiama in causa le nostre scelte politiche e sociali, implica le nostre piccole e grandi responsabilità.
(3 febbraio 2017)

Tratto da: liberainformazione.org

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