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Opinioni

L'eresia che diventa verità

ardita seb pp c giorgio barbagallodi Sebastiano Ardita
Giuseppe Fava anni fa avrebbe detto: "Cerchiamola a Roma, nei palazzi del potere, tra i finanzieri e gli imprenditori". Quell’eresia è divenuta verità, cerchiamo di capire perché. I mafiosi sono visibili se violenti, quasi mai quando generano consenso. Ciò che è invisibile non lo trascini nei processi, e così la mafia si è trasformata sempre più da azione pura in metodo.
Nelle aule di giustizia cerchiamo le sue tracce ma rischiamo di essere fuorviati: Cosa nostra oggi può assumere le sembianze dell’impegno antimafia, confondersi nel nobile afflato garantista, o nell’istituzione tout court - per tornare all’eresia.
La puoi stanare solo se capisci la sua essenza. Il suo credo celebra il vuoto dei giorni nostri e si lancia in un abbraccio col nichilismo di una classe dirigente che non teme la morte, perché crede nel nulla e lo celebra ogni giorno. Alla morte fisica, mafia e potere - sempre più simili - sostituiranno quella morale. Nella “società tecnologica, ordinatissima ma degenerante”, acritica e manovrabile, la verità sarà un’efficace comunicazione: la denuncia e l’iniziativa senza voce saranno soffocate; le paure governeranno apparenze di democrazia; la cultura sarà eresia. Alla lotta di classe si è sostituita una lotta verticale - tra una élite che domina e una base di cittadini vessati - e Cosa nostra vorrà allearsi con la élite.
La troveremo a brindare coi banchieri che hanno dato l'assalto ai risparmi delle famiglie; coi bancarottieri e coi politici corrotti; e insieme a tutti loro vestita con abiti eleganti condannerà la violenza e farà inni alla legalità. Per sconfiggerla serviranno più processi di concorso esterno, più indagini su deviazioni e corruzioni istituzionali: esattamente quelli che certa propaganda ci ha insegnato a detestare.
Ci vorranno più strumenti investigativi: quelli che sono stati depotenziati in questi anni. Ma potrebbe bastare un’etica delle istituzioni fondata sull’appartenenza civica; sulla povertà di chi svolge ruoli pubblici (che non è affatto miseria, ma godere di ciò che ci spetta); sulla incompatibilità tra politica e imprenditoria; o soltanto un umanesimo che spieghi che il progresso può dare benessere, ma non l’immortalità.

Tratto da: mafie.blogautore.repubblica.it - da un'idea di Attilio Bolzoni

Foto © Giorgio Barbagallo

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