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Opinioni

Attilio Manca. In procura va in scena una farsa

manca attilio web4di Luciano Armeli Iapichino
Di questi tempi, in questa nazione, una cosa è certa: il popolo è stanco di subire vessazioni, umiliazioni, agguati alla sua dignità da parte di quelle Istituzioni che vengono percepite come oscuri covi di potere votati all’autotutela del sistema ma che ormai, incapaci di celarsi dietro la maschera della difesa degli interessi collettivi, rasentano la farsa, brutalizzano i principi costituzionali, sterminano la Giustizia, alimentando un’indignazione generale sempre più crescente.

A Viterbo, in Procura, per il caso Attilio Manca, il dottore esperto in prostatectomia radicale per via laparoscopia trovato orrendamente sfigurato nel suo appartamento a Viterbo, l’11 febbraio 2004, serpeggiano imbarazzanti situazioni da clima egiziano, con riferimento al caso dello sfortunato Giulio Regeni. La tesi della morte dell’urologo originario di Barcellona Pozzo di Gotto, cittadina che vanta un curriculum di tutto rispetto nel campo della storia mafia nazionale, incardinata a questioni esclusivamente di droga, sembrerebbe avallata da alcuni pseudo-amici d’infanzia del medico siciliano.

Da Tusciaweb: Sul finire del liceo – dice Lelio Coppolino al giudice Silvia Matteiho iniziato a fare uso di marijuana con un gruppo di amici, tra cui Attilio. Abbiamo fumato fino ai 21 anni, per poi provare l’eroina che sniffavamo o ci iniettavamo in vena. E ancora: Con Attilio – spiega Salvatore Fugazzotto al giudice – ho fatto uso di eroina negli anni ’80. Andavamo a comprare la droga in piazza e, in Sicilia, Attilio è stato anche coinvolto nell’operazione antidroga Mare Nostrum.
Imputata in questo processo per eventuale cessione di droga, la romana Monica Mileti. Di parere diametralmente opposto sulla possibilità che il medico siciliano facesse uso di droghe, i conoscenti dello stesso in servizio presso l’ospedale Belcolle di Viterbo. Da alcuni stralci dei verbali di sommarie informazioni rese da soggetti (personale medico e paramedico) del nosocomio viterbese alla Questura di Viterbo si evince che:

Teste 1:

Presto servizio presso il reparto di urologia dell’Ospedale Belcolle di Viterbo. Tra i miei colleghi vi era il dott. Attilio Manca. Non mi risulta che il dott. Manca Attilio facesse uso di insulina o sostanze stupefacenti di alcun tipo, ribadisco che per quanto ne sono a conoscenza, godeva di ottima salute.

Teste 2:

Lavoro come Infermeria professionale presso il Reparto di Urologia dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Ho conosciuto Manca Attilio circa un anno orsono quando lo stesso è venuto a esercitare la sua professione di medico chirurgo presso il reparto di urologia. Non sono in grado di spiegare come mai ci fosse una siringa sul pavimento nel bagno, non mi risulta che il Manca facesse uso di sostanze stupefacenti o medicinali di qualsiasi tipo, anzi da come diceva era contrario ad assumere farmaci. Non ho mai visto Manca Attilio assumere un medicinale di nome Tranquirit […].

Teste 3:

Sono medico urologo presso il reparto di urologia dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Ero amico del dott. Attilio Manca. […] Devo precisare che recentemente mi aveva detto che si sentiva un po’ ansioso, non mi ha però detto se assumesse medicinali per tale ragione. […] Non mi risulta che facesse uso di stupefacenti.

Teste 4:

Conosco Manca Attilio in quanto me lo aveva presentato il mio ex fidanzato. […] Per quanto mi risulta il Dr. Manca non soffriva di patologie particolari, non era solito assumere sostanze stupefacenti né tantomeno era solito assumere farmaci a “sproposito”.

Teste 5:

Sono un collega di Attilio. […] Che io sappia non faceva uso di droga né di alcol.

Teste 6:

Svolgo la professione di informatrice farmaceutica anche presso l’ospedale Belcolle di Viterbo. […] Attilio Manca l’ho conosciuto come un ragazzo intelligente, brillante e professionalmente preparato, nonché molto socievole. […] Che io sappia non aveva problemi di salute, non so se facesse uso di medicinali; anzi adesso che ricordo è capitato talvolta che mi abbia esternato una certa insofferenza ad assumere medicinali.

Teste 7:

[…] Escludo che potesse fare uso di droga o alcool; desumo quanto appena dichiarato dalla conoscenza che avevo di lui e da alcuni esempi di morigeratezza che ha dimostrato di osservare.

Un solo dubbio a questo punto si solleverebbe: o il personale medico e paramedico operativo all’ospedale Belcolle di Viterbo, titolato e specializzato, non ha mai compreso che l’urologo siciliano, stimato collega, fosse un tossicodipendente abituale tanto da inocularsi nell’avambraccio sinistro, lui che era un mancino radicale, un mix inquietante di alcol, droga e tranquillanti, o, alla luce delle ultime deposizioni, qualcosa non torna.

E non lo avrebbe compreso neanche il dott. Gerardo Ronzoni, luminare nazionale, suo maestro, in servizio presso il Policlinico Gemelli di Roma; non lo avrebbe compreso il Dott. Rizzotto, primario di Attilio Manca al Belcolle.

O tutto questo personale non era e non è abbastanza qualificato per non comprendere che il collega siciliano, che operava al millimetro, fosse un drogato o qualcosa non torna!

Il prof. Rizzotto è, tra l’altro, il marito della Dott.ssa Dalida Ranaletta incaricata, in quel tempo, a effettuare l’esame autoptico sul cadavere di Attilio Manca. Sulla stessa così si esprime il P.M. Letizia Ruggeri nel corso del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ottobre 2015, che vede alla sbarra Massimo Bossetti e in cui la dott.ssa Ranalletta è consulente della difesa: “Lei lavora per l’ASL, ma quali sono le sue reali competenze? […] la Commissione Nazionale Antimafia (ndr) ha parlato di negligenze, rispetto al suo lavoro sul caso Attilio Manca”.

Processo Mare nostrum, Messina 2006-2009. In questione sarebbe lo stralcio dello stesso: Mare nostrum droga. In questo processo, “sgonfiatosi” in Appello, il dott. Attilio Manca viene tirato in causa, senza arte né parte, per essere infangato o come si dice da queste parti “smirdiato” o “maschiarato” in riferimento all’assunzione di sostanze stupefacenti. Prosciolto, ovviamente, in fase preliminare.

La mafia? L’operazione alla prostata a Bernardo Provenzano, ventilata, tra l’altro, da una pletora di pentiti di mafia che hanno indicato anche gli eventuali mandanti?

L’assenza del dott. Manca dall’ospedale di Viterbo nella medesima settimana in cui a Marsiglia il boss dei boss, Provenzano, veniva sottoposto al delicato intervento e certificata scrupolosamente dalla trasmissione Chi l’ha visto? a dieci anni dalla morte del medico e contrariamente a quanto verbalizzato dalla Polizia?

Nessuna traccia!

E sì, nell’Italia in cui il popolo ribolle a protezione della sua Costituzione, nessuna traccia!

A Viterbo, forse sarebbe il caso di sostituire la nobile locuzione La legge è uguale per tutti con una più indicata fornita dalla saggezza latina: Quando il colpevole è assolto, è il giudice ad essere condannato (P. Siro).

La ricerca della verità, di quella autentica, dovrebbe essere la coordinata maestra nell’orientamento dell’attività di un magistrato.
In questo caso, se non per Attilio Manca, se non per i suoi familiari, se non per un popolo sovrano la cui intelligenza è già stata mortificata, se non per la coscienza degli inquirenti, se non per tutti quei magistrati dilaniati dalla mafia, la ricerca della verità che sia perseguita in nome di quella Costituzione, art. 24, prima che la Provvidenza laica della stessa si abbatta sulla Procura di Viterbo.

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